COME SI STUDIA L’ARTE SENZA UN’ACCADEMIA?

“Il principale nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione della conoscenza”.
Stephen Hawking

Lo studio e la formazione di un artista, non si ferma ad un Liceo o ad un Accademia, e neanche a successi di mercato o concorsi vinti.
Il rapporto con il linguaggio dell’arte al Liceo o all’Accademia è sempre viziato (dallo studente ma anche dal docente/Maestro di cattedra), si lavora in laboratorio per il voto, per accontentare il docente/Maestro, per terminare la specializzazione, per dimostrare ai propri genitori, amici e parenti di non essere degli incapaci, per trovare un lavoro e acquisire degli strumenti professionali.

Liceo ed Accademia, nel novanta per cento dei casi, si frequentano come luoghi di studio per accontentare e gratificare tutto il resto dell’universo, ma non se stessi.

Ma una volta terminato il Liceo Artistico, l’Accademia di Belle Arti, terminato il Master di specializzazione e/o aggiornamento, quando si risponde del proprio lavoro, a quel punto comincia lo “studio” dell’artista.
L’artista che smette di studiare è una pedina nelle mani di altri, se smette di studiare, smette di mettersi in discussione e di migliorarsi.

“Ma una volta terminato il Liceo Artistico, l’Accademia di Belle Arti, terminato il Master di specializzazione e/o aggiornamento, quando si risponde del proprio lavoro, a quel punto comincia lo “studio” dell’artista. L’artista che smette di studiare è una pedina nelle mani di altri, se smette di studiare, smette di mettersi in discussione e di migliorarsi.”

Come studiare e sviluppare il proprio linguaggio una volta terminato il Liceo o un’Accademia di Belle Arti?

Non esiste uno standard, non esiste un artista che abbia gli stessi obiettivi di un altro.
Riflettere sul proprio linguaggio in ogni momento è un metodo, quando per vivere si fa un altro lavoro (come capita alla grandissima parte degli artisti contemporanei) bisogna ritagliarsi il tempo, il tempo è poco, il lavoro si sviluppa diviso in sezioni, pause, momenti, non si è più studenti di Liceo o di Accademia con davanti così tanto tempo da potersi permettere il lusso di perdersi nello studio.
Io leggo con una penna in mano, converso con l’autore che leggo e da qualche tempo prima scrivo sulle pagine che leggo e poi ci disegno anche sopra, leggo di tutto e cerco collegamenti con me, alimento il mio entusiasmo di studente, mi rappresento come un nodo del flusso d’informazione, applico quello che conosco e strutturo.
La verità è che l’artista fallisce quando smette di essere uno studente, per accedere alla conoscenza il nemico sei tu se t’illudi d’ignorare, niente è complice nella propria ricerca artistica quanto la propria ignoranza.
Senza arrivare da altre mondi ed ambizioni, Vincent Van Gogh non sarebbe mai passato dal volere essere un pastore a modificare il corso dei linguaggi dell’arte in soltanto dieci anni, ammetteva sempre la propria ignoranza e si nutriva dei linguaggi degli altri.

Uno dei principali nemici del linguaggio dell’arte è lo stereotipo.
Nel mondo dell’arte contemporanea, ancora viaggia la triste e misera idea, di chi pensa che l’unica alternativa per essere un artista contemporaneo, serva avere una galleria di riferimento o essere nelle grazie di questo o di quel curatore/critico.
Non è vero, è uno stereotipo, sono categorie in via d’estinzione.
La contemporaneità è fatta di artisti che vogliono fare gli artisti, dove vogliono e quando vogliono.

“Uno dei principali nemici del linguaggio dell’arte è lo stereotipo. Nel mondo dell’arte contemporanea, ancora viaggia la triste e misera idea, di chi pensa che l’unica alternativa per essere un artista contemporaneo, serva avere una galleria di riferimento o essere nelle grazie di questo o di quel curatore/critico. Non è vero, è uno stereotipo, sono categorie in via d’estinzione. La contemporaneità è fatta di artisti che vogliono fare gli artisti, dove vogliono e quando vogliono.
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A Cagliari, il luogo dove vivo e lavoro, ci sono due artisti che hanno la loro galleria, attraverso la quale propongono il loro lavoro, sono nello stesso tempo galleristi, curatori e imprenditori di se stessi, penso a Mariano Chelo e Bob Marongiu.

Non sono popolari quanto Koons o Hirst?

Qual’è il problema?

Fanno ciò che vogliono, lavorano con l’arte ed animano e stimolano la vita culturale (e l’economia) Cagliaritana, senza dare di conto ad un sistema blindato.
Faccio presente questo perché il sistema di diffusione dei linguaggi dell’arte, è molto più ampio del sistema blindato per gli investimenti di qualcuno, da parte di certi “addetti ai lavori”.

 

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