27 gennaio, giorno della memoria manipolata.

IGNAVIA, IPOCRISIA, CALCOLO.
27 gennaio, giorno della memoria manipolata.
Questo giorno, al di là di ciò che pensano molte anime belle, per come è andato configurandosi segna il trionfo delle forze che, settant’anni dopo non hanno dimenticato le “ragioni” del nazifascismo.

Provo ribrezzo per l’uso cinico e strumentale che, chi usa l’idea della discendenza dall’olocausto, lo stato di Israele, fa di milioni di morti passati per i camini.

Non è lecito perseguire una politica d’apartheid finalizzata alla dispersione e all’annientamento del popolo palestinese, in nome degli interessi israeliani: equivale a usare le vittime del nazifascismo per nobilitare il nazifascismo contemporaneo.
Lo stesso discorso sento di dover fare, senza riserva alcuna, verso politici e supposti addetti all’informazione di cui Marrazzo non è che un esempio.
Il tratto prevalente di coloro che oggi si sbracciano per coprire lacrime inesistenti, è quello di aggiungere mattoni servili alla narrazione “storica” finalizzata a giustificare o nascondere ciò che di comune c’è con la realtà odierna.
I nazisti sfruttavano anche i capelli delle vittime, oggi si è trovato il modo di sfruttarne anche il ricordo, con forme eleganti, ma che conducono agli stessi obiettivi, sia pure aggiornati.
Molti si considerano paghi, alcuni addirittura felici per le scolaresche nei campi di sterminio.

Così non si dimenticherà, si pensa.

Questi stessi, poi, spesso non fanno una piega nel considerare parte della dialettica democratica la xenofobia e il razzismo dilaganti, cioè la ”moda” del momento che coinvolge l’Europa, Russia compresa, e gli Stati uniti.
Parafrasando un vecchio adagio: ricetta vecchia fa buon brodo.

Cosa c’è di meglio, infatti, che attribuire al migrante la causa di tutti i mali?

Il fatto che siano il prodotto di una povertà endemica causata dal lavoro della nostra classe dirigente e dalla nostra ignavia non costituisce ostacolo, così come non lo è il sapere che con le miserie dei nostri paesi non c’entrano nulla.
Né possono chiamarsi fuori da questa riedizione ideologica del nazifascismo, le forze politiche non dichiaratamente xenofobe o razziste che usano i migranti cinicamente, coprendoli con la coltre della bontà, purché sia chiaro che sono uguali a noi, molto in fondo, però.
In realtà, la linea di demarcazione fra, come definirli, i due fronti?

A ben guardare è la stessa che era ben presente già ai tempi delle leggi razziali.

Da un lato chi preparava lo sterminio e dall’altro chi taceva perché “non capiva”o liquidava la questione con un “poveretti”.

La storia ha dimostrato che, i casi d’opposizione operativa furono una minoranza, encomiabile, ma minoranza, spesso non attribuibile neppure al mondo dei “buoni”.

Tutto questo per dire che il nazifascismo è attualità e la cosa da insegnare ai giovani non è semplicemente ciò che hanno fatto, bensì ciò che stanno facendo e soprattutto cosa bisogna fare perché la storia non si ripeta.

Gli ebrei, i Rom e le minoranze in genere furono i capri espiatori usati da Hitler, per conto dei Krupp, per coprire le responsabilità di questi ultimi del disastro causato dalla prima guerra mondiale e, soprattutto, per preparare il terreno per le nuove aggressioni.
Piangere sul filo spinato senza capire che altro filo spinato è in avanzata fase di preparazione davanti a noi, equivale a dare una mano alla sua produzione, con buona pace della “memoria”.

G  Angelo Billia

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