A PROPOSITO DI FIDUCIA

A PROPOSITO DI FIDUCIA

Ad essere pazienti bisognerebbe ridere fino allo sfinimento, ma siccome non lo sono, m’incazzo come una biscia in attesa di mordere alle caviglie tutti quelli che passano a tiro.
Questo stato d’animo è indotto dallo spettacolo in scena al teatro nazionale, più conosciuto come Parlamento, e ai fulmini di guerra scagliati a rotazione dalle sue varie componenti brandendo lo scettro della lesa maestà.
Si tratta dell’opera di attori consumati che alternano passeggiate con gli scarponi infangati sulla Costituzione, a altisonanti indignate prese di posizione quando il nobile esercizio cambia segno politico.
Qualcuno, forse a causa della foresta di peli sullo stomaco con cui è nato, oppure semplicemente per effetto delle dimenticanze senili, riesce persino a piangersi addosso parlando della democrazia in pericolo, dimentico dei chiodi da se stesso forniti per suggellare la bara con la quale è stata tumulata da tempo immemorabile.


Per i distratti ricordo che, non moltissimi anni fa, l’allora Presidente Napolitano prese posizione ufficialmente contro l’uso sistematico della fiducia.

Strano eh? Non lo è più se si ricorda che il presidente del Consiglio era Berlusconi. Infatti il furore “democratico” scemò quando colpevoli divennero Monti, Letta, Renzi, Gentiloni.


Ora, al cospetto della loro indignazione contro l’attuale governo, colpevole per altro di porre la fiducia su una fotocopia sostanziale delle misure adottate in precedenza da loro stessi, può una persona normale sottrarsi al desiderio di seppellirli sotto una colata di ruote da mulino?


Se poi penso alla Lega che ha servito gli interessi dei banditi italiani ed europei e continua a farlo fingendo che sia cosa nuova, fiancheggiata dai 5stelle che solo qualche anno or sono tempestavano d’insulti l’allora maggioranza, perché spendeva il malloppo italiano esattamente allo stesso modo come lo stanno facendo loro, allora non ce n’è più per nessuno.


La democrazia disegnata dalla Costituzione è morta e in gran parte non è mai nata, il Parlamento è il luogo dove il migliore è quello che s’accontenta del titolo prestigioso e dello stipendio pesante che ne deriva, e l’Italia è un paese di smemorati, in fondo meritevole d’essere abbindolato dall’equivalente politico culturale di un mercato delle vacche in una sagra paesana.

G Angelo Billia

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