A PROPOSITO DI RAZZISMO

A PROPOSITO DI RAZZISMO

Pubblico il commento ad un post di un mio contatto.

Potrei obiettare che accanto agli abiti abbandonati dopo essere stati recuperati con un gancio c’è certamente una situazione di vita molto meno garantita della nostra.

Nessuno degli “unni” che tu denunci ha vissuto col cassonetto sotto casa, così come nessuno di noi per trovare una situazione quasi normale ha dovuto mettere a repentaglio la sua vita.

A proposito, quali crediti possiamo vantare personalmente per essere nati e vissuti in un ambiente tanto diverso?

Normalmente l’argomento quand’è affrontato in questi termini lo risolvo con un tratto di penna.

In questo caso interloquisco semplicemente perchè stimo l’autore del post e penso che meriti l’interlocuzione.
Dirò che vivo a pochi metri da un negozio gestito da stranieri aperto fino alle ore piccole, con un capannello di extracomunitari più o meno permanentemente davanti al negozio.

Dirò anche che, con alcuni amici vi abbiamo consumato una bibita, sempre alle ore piccole e posso garantire che nessuno ci ha infastiditi.

Aggiungo che la finestra della mia camera da letto è sopra al suddetto e che, regolarmente, uscendo alla sera passo in mezzo al capannello spesso presente davanti alla porta.

Non sono nè una bella ragazza, nè tantomeno un energumeno che incute paura alla vista, ciononostante la metà delle volte mi viene il magone nel vedere persone che spesso hanno rischiato la vita per sfuggire alla fame o peggio, scansarsi con rispetto e qualche volta anche con una punta di timore.

“Dirò che vivo a pochi metri da un negozio gestito da stranieri aperto fino alle ore piccole, con un capannello di extracomunitari più o meno permanentemente davanti al negozio. Dirò anche che, con alcuni amici vi abbiamo consumato una bibita, sempre alle ore piccole e posso garantire che nessuno ci ha infastiditi. Aggiungo che la finestra della mia camera da letto è sopra al suddetto e che, regolarmente, uscendo alla sera passo in mezzo al capannello spesso presente davanti alla porta. Non sono nè una bella ragazza, nè tantomeno un energumeno che incute paura alla vista, ciononostante la metà delle volte mi viene il magone nel vedere persone che spesso hanno rischiato la vita per sfuggire alla fame o peggio, scansarsi con rispetto e qualche volta anche con una punta di timore.”

Sono figlio di un immigrato piemontese (vi prego, non ridete), che dopo aver fatto il partigiano dall’8 settembre alla liberazione, si è sposato, ha messo in cantiere un figlio e per dargli da mangiare ha fatto prima il pendolare e poi si è trasferito in Liguria.

All’epoca, ma ancora oggi, P.za del Popolo a Savona era il ritrovo d’elezione degli “stranieri”.

Ricordo, ragazzino che aveva già affrontato a muso duro all’età di sette anni il razzismo, che quando passavo di lì, pur conoscendo quella parlata che era anche la mia, mi ponevo nei panni del savonese “purosangue” e avvertivo la ragione del disagio di quest’ultimi.

Non ero più un immigrato, mi sentivo savonese e vivevo con fastidio la caciara ad alta voce degli immigrati piemontesi d’allora.
Questo ho in mente quando accade, raramente, che un gruppo di migranti si scambi ad alta voce, a volte in piena notte, delle opinioni.

Ritorno ragazzo e oltre a darmi del cretino perché non comprendevo fino in fondo allora, mi domando se loro hanno mai avuto occasione di vivere in un mondo in cui il riposo notturno subordina ogni altra cosa.

“Ricordo, ragazzino che aveva già affrontato a muso duro all’età di sette anni il razzismo, che quando passavo di lì, pur conoscendo quella parlata che era anche la mia, mi ponevo nei panni del savonese “purosangue” e avvertivo la ragione del disagio di quest’ultimi. Non ero più un immigrato, mi sentivo savonese e vivevo con fastidio la caciara ad alta voce degli immigrati piemontesi d’allora. Questo ho in mente quando accade, raramente, che un gruppo di migranti si scambi ad alta voce, a volte in piena notte, delle opinioni. Ritorno ragazzo e oltre a darmi del cretino perché non comprendevo fino in fondo allora, mi domando se loro hanno mai avuto occasione di vivere in un mondo in cui il riposo notturno subordina ogni altra cosa.”

Mi torna in mente un episodio della stessa epoca: già impegnato politicamente,(ho fatto presto, avevo appena quattordici anni), con un gruppo di giovani come me incrociamo un marinaio imbarcato su una nave da guerra americana ormeggiata in porto.

Alleluia, era nero! e invece no!

Era un nero persino incapace di capire d’essere discriminato in quanto tale.
Da allora ho compreso alcune cose: quando non capisci ciò che dicono e parlano ad alta voce, non necessariamente sono nemici; quando li vedi arrivare in gruppo sul marciapiede, prima di considerarli minacciosi aspetta di essere minacciato davvero, in caso contrario sei tu che minacci te stesso; il colore della pelle non è un modo d’identificare nessuno, né le persone per bene, né i delinquenti; se proprio non puoi fare a meno di vivere nella paura quando sei per strada, fai appello alla razionalità o, se preferisci alle statistiche, vedrai che ti conviene guardare prima al bianco che al nero.
Se tutto questo ti lasciasse stranito ti offro un ultimo ricordo di nonno per riflettere ancora un po’:

Alcuni anni or sono mia moglie era sul letto di morte mentre un martello compressore faceva il suo lavoro nell’adiacente Palazzo “di giustizia”. Alla sua ennesima smorfia di dolore al martellamento, dal momento che era domenica telefono ai Vigili urbani.

Urbanamente, non potevo fare altrimenti di fronte a mia moglie, espongo il problema.

La risposta, altrettanto urbana è stata: “lo possono fare”.
Ecco, ponetevi il problema dell’abisso bestiale che la maggior parte di noi considera normalità.

Non per me e mia moglie, sia chiaro, ma vi domando: è da considerarsi normale che uno che lavora tutta la settimana sia di fatto obbligato a rinunciare al riposo settimanale?
Quando cercate delinquenti guardando il colore della pelle o l’abbigliamento di chi avete davanti, fateci un pensierino.

Forse vi renderete conto che il nemico è in casa vostra, spesso indistinguibile da voi stessi.

G Angelo Billia

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