A proposito di Stalin

A proposito di Stalin

Esimio M. GRAMELLINI
Leggo quasi sempre i suoi corsivi perché m’aggradano, sono la prova provata che anche la borghesia “illuminata” qualche volta sfugge alla regola dell’analfabetismo di ritorno.
Ciò doverosamente detto, sento la necessità di invitarla a fare un ripassino di storia e, già che c’è, di ricordarsi che la credibilità dei suoi rappresentati dipende anche dalla sua, non faccia come Renzi, la prego.
Stamani lei ci ha intrattenuto amabilmente con la storia del gradimento in crescita fra la popolazione russa, della figura di Stalin.
Ecco, il dubbio m’è venuto quando, dopo aver affondato le sue mani letterarie nei dieci milioni di morti “uccisi da Stalin”, provenienti dal suo archivio personale -mi capisca, ognuno frequenta e a volte costruisce, morto più, morto meno, i cimiteri che preferisce- passa disinvoltamente ai populismi occidentali saltando a piè pari non solo sulla trentina di milioni di morti russi perché un giorno potesse scrivere le sue corbellerie –sì c’era ancora Stalin che, pensi, le ha offerto anche un figlio- ma non sente neanche la necessità di ricordare l’altra trentina di milioni, non russi, morti per la stessa ragione.
Ricorda adesso?

Se sì, mi consenta, non ritiene lei, che i populismi a cui fa riferimento siano tutt’interi roba sua?

Sono derivati dalle scelte di quella classe sociale che lei disinvoltamente finge d’ignorare.
Dia retta, pensi a lei e a loro, è ciò che senz’altro le compete.
Quanto al resto, glie lo voglio dire, la stima che si può provare anche per gli avversari ha un prezzo, è quello di non ricorrere a squallidi espedienti dialettici per rendere generali gli accadimenti di cui è stata responsabile un’unica classe sociale, quella che lei rappresenta.
Lasci stare Stalin, non c’entra con Salvini e Con Trump, è una questione che solo i comunisti risolveranno e stia certo che non avranno sicuramente bisogno dei suoi suggerimenti.
Per questo l’invito ancora: quando sente la cristiana esigenza di mondarsi l’anima, parli dei suoi, nostri morti, uccisi dalle scelte della classe sociale che sente sua.

Faccia un fioretto e ci pensi prima d’addormentarsi, scriverebbe, forse, meno stupidaggini e eviterebbe, almeno ai comunisti onesti, di dover scrivere per rintuzzare discorsi forbiti, ma di senso decisamente equivoco.

G Angelo Billia

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