A PROPOSITO DI VITTIME

A PROPOSITO DI VITTIME

Soprattutto nel periodo dell’anno in cui il libro dell’esistenza comune viene munito della sovra copertina “ci vogliamo tutti bene”, non vorrei apparire come il bastian contrario per principio, né voglio intristire i più sensibili focalizzando l’attenzione sulla cruda realtà.
Semplicemente, nel giorno del funerale del giovane italiano ucciso a Strasburgo, per ragioni d’onestà intellettuale sento il dovere di rilevare la sporcizia della narrazione ufficiale, costruita attorno a questa perdita.

Intendiamoci, considero la morte di un giovane una cosa gravissima e considero insopportabile l’idea della famiglia che deve convivere col lutto.
Quando muore un giovane, per i congiunti più stretti è la privazione dell’idea stessa di futuro e non di rado riduce la vita dei genitori ad un semplice fatto biologico.

Tutto questo è atrocemente indescrivibile nella sua reale portata e non avrebbe assolutamente bisogno d’essere strumentalizzato da nessuno.

Nel corso della mia esistenza ho visto di tutto: mercenari trasformati in martiri dalla narrazione ufficiale scrupolosamente supportata dalla chiesa e malfattori sepolti come statisti per ingigantire il prestigio dei malfattori subentranti.

Sono cose alle quali tutti quanti noi abbiamo fatto il callo, spesso fino al punto di non riuscire più a leggere gli avvenimenti per quello che sono.

Ma ci sono casi come l’odierno in cui la morte di un ragazzo viene usata per enfatizzare un modello di comportamento che a questo punto viene indicato sempre più come obbligatorio per tutti.
Non ho dubbi sul radioso futuro europeo che questo giovane avrebbe avuto, si tratta del modello da lui scelto per fare la sua scalata personale alla vita.

Modello che, se da vivo poteva essere criticato, da morto non lo è più, ma ad una condizione, che il potere non lo usi come riferimento unico, accettabile ed encomiabile per i giovani.

L’operazione iniziata dai media all’indomani dell’assassinio, ha costruito davanti all’opinione pubblica l’immagine del modello da seguire, servile con l’Europa quanto basta per costruirsi un radioso futuro giornalistico.

E’ storia vecchia, chi sceglie il potere vigente, anche partendo a parità di condizioni personali (cosa di cui dubito) rispetto agli altri giovani, parte comunque avvantaggiato e se è anche bravo diviene una sicura promessa.

Questo funerale solenne, preparato mediaticamente così accuratamente, a mio giudizio rappresenta un’operazione di bassa lega che mette la sordina a ciò che l’Europa attuale rappresenta concretamente per la maggior parte dei giovani.

Non facciamoci ingannare, l’esodo dei nostri giovani dovuto alla mancanza di futuro è senz’altro una fuga di cervelli, ma la percentuale in cui essi finiscono per fare i ricercatori o gli sguatteri è senz’altro difforme da quella decantata.
Se penso, poi, alla massa di giovani che perdono la vita sul lavoro per racimolare un boccone e costruire le fortune altrui, spesso gratificati da un semplice trafiletto su un giornale locale, e la confronto con l’operazione sviluppata senza vergogna attorno al funerale del giovane, dai custodi politici e culturali dell’Europa del capitale e della finanza, mi rendo conto che l’unico funerale che viene celebrato nel paese è quello all’obiettività dei fatti.

L’importante è accorgersene, almeno.

G Angelo Billia

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