A SCATOLA CHIUSA

A SCATOLA CHIUSA

C’è un’arma di distrazione di massa che più di altre tende a mandare in confusione l’intelletto. Fior d’intellettuali, profondi pensatori, quindi necessariamente in totale antitesi con la pseudo cultura governativa passata e presente, in gran parte inciampano anch’essi nella trappola.

Eppure, già quand’ero ragazzo, ai tempi delle guerre puniche, c’era un dibattito che traeva origine dalla constatazione che, se negli ultimi due secoli il progresso tecnologico ha surclassato quello dei millenni precedenti, non altrettanto è avvenuto dal punto di vista dell’emancipazione culturale del genere umano.

Ascoltando senza pregiudizi le narrazioni dei reggitori della cosa pubblica, applicando un minimo di memoria storica e tenendo conto del lessico necessariamente diverso, è davvero arduo vedere differenze rispetto ai concetti, ai mezzi espressivi e all’operato pratico dei pari grado di duemila anni fa.

Né la cosa è molto diversa per una gran parte degli oppositori, sempre restii ad unire allo spirito spartachista ciò che è politicamente e organizzativamente necessario per evitare di essere ribelle, sì, ma anche vittima designata.

Uno degli esempi più lampanti è costituito dall’abbraccio acritico al concetto di scienza, quasi che essa vivesse di vita propria, avulsa dal suo motore principale costituito dall’interesse politico economico della classe dirigente.

Si tratta di un concetto persino banale nella sua semplicità, che non toglie nulla all’importanza delle scoperte scientifiche, ma la dice lunga sia sulla ricerca, sia sulle loro applicazioni.

Il motore ad idrogeno è stato inventato oltre cinquant’anni or sono, ma è stato tenuto diligentemente in naftalina per favorire l’industria petrolifera.

Farebbero bene a pensarci tutti coloro che, in assoluta buona fede cascano fideisticamente ogni volta che il potere decide di ammannirci qualche scoperta scientifica.

Non si tratta d’improvvisarsi scienziati, è sufficiente chiedersi se in ciò che viene detto è prevalente l’interesse nostro o quello della borghesia.

Quando il potere, anche nella sua componente “scientifica” garantisce qualcosa, prima di tutto sono assolutamente certo che ha garantito sé stesso e i propri interessi.

Occorrerebbe pensarci, a meno che non si voglia ipotizzare una scienza al di sopra delle parti, nel qual caso si può anche fingere che la borghesia non esista, cioè esattamente quello che accade inconsapevolmente a molti di noi.

G Angelo Billia

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