A Trieste il socialismo c’è!

LO SCIOPERO DEI PORTUALI DI TRIESTE DIMOSTRA CHE IL SOCIALISMO E’ ANCORA VIVO
Leggo alcuni pensatori “socialisti” condannare lo sciopero dei portuali triestini contro il green pass.
Secondo loro questa è la dimostrazione del 9 della fine della coscienza di classe e delle lotte storiche dei lavoratori con la conseguente dissoluzione del socialismo nell’anarco-individualismo della classe media.
Evidentemente questi intellettuali non hanno capito ciò che dal comunicato dei portuali di Trieste risulta evidente:
dopo che il tardo capitale ci ha coscientemente frantumato in decine di micro bolle lavorative, divise da contratti diversi (false partite iva, a termine, indeterminati, CoCoCo, ecc), orari flessibili (nella stessa azienda ormai non c’è un reparto che cominci alla stessa ora dell’altro), ecc il Green Pass è stata la prima misura che ha unificato tutti i lavoratori sotto il medesimo ricatto, facendoli sentire parte della stessa collettività di vessati dai datori di lavoro.
Lo sciopero dei portuali, in cui i vaccinati e i non vaccinati si coalizzano insieme contro il lasciapassare per poter lavorare e percepire uno stipendio per sopravvivere, è la prima presa di coscienza collettiva di tutti i lavoratori di essere sulla stessa barca.
Il green pass è un problema minore rispetto al caro vita, i salari da fame, i turni massacranti, ecc?
Sì, certamente. Però chi lavora in logistica ha un tipo di contratto e percepisce lo sfruttamento padronale in maniera completamente da chi fa lo stagionale in agricoltura, il doppio turno dell’infermiere nel pubblico non è la stessa cosa (a livello contrattuale e di rapporti di forza) con gli assunti dalle cooperative nella GDO spostati come muli da un supermercato all’altro nella stessa giornata da un algoritmo, ecc.
Il green pass invece lo sentiamo tutti (compreso i vaccinati come me) alla stessa maniera: una forma di controllo quotidiano voluto dai padroni e dall’esecutivo complice dei padroni sulla nostra vita.
A un certo punto conta poco cosa sia il green pass in sé, e conta molto cosa il green pass incarna:
l’idea che l’esecutivo e i padroni ti espropriano persino del potere sul tuo corpo e la tua salute e lo fanno ricattandoti con la minaccia che se non fai quello che ti “consigliano” perdi stipendio e lavoro.
Di fronte a questo ricatto ogni lavoratore (vaccinato o non vaccinato poco importa) dovrebbe dire semplicemente “No!”, perché anche il silenzio assenso implica che domani lo stesso ricatto potrà essere usato ancora e ancora, poiché di emergenze pretesto per ristrutturare i rapporti di forza a favore dei padroni guarda caso ne spuntano una all’anno.
Oggi è la pandemia, domani il fascismo, dopo domani l’emergenza climatica, fra due anni la scarsità d’acqua potabile.
Dire “No!” ora significa dire ai padroni e dimostrare a tutti i lavoratori che quando il governo prova a ricattarci, noi non glielo permettiamo, né ora né mai.
Federico Leo Renzi
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