Accademia a Cagliari? Detzidi!

 

Sono stata una studentessa del Liceo artistico Foiso Fois dal 2006 e ricordo il 2011 come l’anno di un traguardo raggiunto in parte.

È luglio, mi dirigo saltellante verso casa. Ho voglia di spalancare la porta e urlare “Hai visto mamma? Mi sono diplomata!” già immagino i meritati auguri e i discorsi felici sulla progettazione del domani.

Arrivo davanti alla porta, conto fino a tre, la spalanco e mia madre mi accoglie con un “Beh, ti devi iscrivere all’università? Lo dobbiamo sapere per tempo, altrimenti non ci danno più gli assegni familiari!”…Ma io volevo gli auguri e i discorsi felici…

Rimasi spiazzata da quella domanda perché io sì, volevo iscrivermi all’università, ma l’accademia di belle arti non era esattamente a due passi dal mio paese in provincia di Cagliari.

E no, gli assegni familiari non mi avrebbero pagato il viaggio, l’affitto e i viveri per andare a studiare a Sassari, o magari oltremare.

Così ha detto anche mia madre quando le ho posto la questione, aggiungendo: “E poi gli artisti li abbiamo avuti anche senza l’accademia! Pensa a Pinuccio Sciola!”

– “Infatti lui ha studiato a Firenze.”

-“E allora Francesco Ciusa?”

– “Ha studiato a Firenze anche lui.”

-“E Maria Lai?”

– “Ha studiato a Roma.“.

È inutile vantarsi tanto degli artisti nostrani se poi anche loro si son dovuti formare altrove!

A quel punto si arrese e concluse con “Però a Cagliari ci sono altre università! Tu sei brava nelle materie letterarie! Potresti iscriverti in lettere…o in lingue! Tanto l’inglese ti piace…” e poi ne nominò altre che non ricordo.

Beh, anni e anni di scuola dell’obbligo in cui mi dicevano “Potresti iscriverti in belle arti”, ma quando credevo fosse arrivato quel momento, il momento di decidere… invece non era vero.

È passato un po’ di tempo e qualche volta mi capita di passare davanti alla mia vecchia scuola.

Tra le mura della sua sede storica, ormai abbandonata da anni, io e i miei compagni di liceo avevamo dipinto i nostri sogni.

Alcuni di loro hanno avuto modo di partire altrove per seguirli, altri, come me, hanno dovuto fare spallucce davanti all’unica risposta che la città di Cagliari ha saputo dare: l’ennesimo portone chiuso.

A Cagliari siamo tanto bravi a dire “Bella l’arte! Belle le sculture! E i dipinti!” e poi gli artisti devono fare i salti mortali.

A Cagliari siamo anche tanto bravi a dire: “E che male c’è a partire? tanto qui non c’è nulla, meglio andare fuori”
Ma, chi anche volendo non può patire? o chi pur potendo non vuole partire? cosa dovrebbe fare?
Si deve rassegnare all’impossibilità di scegliere?
Deve continuare a vedersi come un topolino da laboratorio costretto a percorrere lo stesso labirinto, giorno dopo giorno, con la cosapevolezza che, pur trovandola, l’uscita non lo porterà mai dove vuole andare davvero? Come il topolino deve perseverare nel premere la leva come richiesto sperando che un giorno “lo scienziato” gli conceda ciò che desidera?
Deve continuare a scegliere il meno peggio perchè non può avere il meglio?

Alla bellezza di Cagliari, della Sardegna, si fa l’abitudine.

È contro l’abitudine che serve l’arte, non per le medaglie, non per la “capitale europea della cultura” (che poi ha vinto Matera, chiediamoci perché!).
Per chi ci vive potrà sembrare banale, l’artista invece deve trovare la bellezza nella normalità, deve ripensare l’abitudine e creare qualcosa che c’è sempre stato ma che nessuno aveva mai visto prima.

Non è vita dare per scontato che a Cagliari non ci sia l’Accademia delle Belle Arti, dire che è normale partire per inseguire i propri sogni.

Arte è vita, è poter scegliere tra varie possibilità, è creare possibilità dove ci sono solo scelte obbligate, è decidere senza essere schiacciati dalle circostanze.

Sì, sono passati anni in cui non siamo stati noi a decidere, ma sapete che vi dico?

Che sarebbe ora di farlo. Se le opportunità non ci sono è il momento di crearle.

Sarebbe ora di diventare tutto ciò che vorremmo essere, sarebbe ora di decidere, anche qui a Cagliari, in Sardegna.

est ora de si pesai, DETZIDI!

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