ACCADEMIA PER ESSERE L’ALTRO CAGLIARITANO

ACCADEMIA PER ESSERE L’ALTRO CAGLIARITANO

Noriko Yamaguchi, è artista Giapponese, che con le sue Keitai girl’s, sta sfidando i tabù della società Giapponese; Keitai girl è personaggio femminile, alter ego dell’artista, con il corpo nudo, coperto da tastiere di computer e/o tasti.

Noriko lamenta come l’arte in questo secolo, passi per il touch dello smartphone, ragion per cui, sceglie di riempiere con tasti il suo corpo, da toccare per stabilire un contatto diretto con lei,

Dopo quel lavoro, le sue alter ego, si sono moltiplicate, e diventate Keitai girls.

Noriko, si è formata alla Kyoto University of Art e Design (a proposito di quanto e come sia importante l’Alta Formazione Artistica residente), dove ha conferito anche un Master, non per nulla, il suo lavoro, affonda infatti nella cultura popolare giapponese e i suoi archetipi, dove il potere femminile nella sua fecondità è sempre ricoperto di elementi simbolici.

L’arte è sempre stata mediale e massmediale, anche quando non s’interrogava su tasti e tastiere, pensate a “Las Meninas” di Velazquez, una quinta teatrale più che un quadro, un’illusione di tridimensionalità, sembra volere rappresentare la regalità dell’infanta, è il suo ambiente, il suo staff con i suoi attori sociali, dame di compagnie, una nana, un mastino, ma c’è anche il pittore stesso; Velazquez che dipinge un altro quadro dentro il quadro, quadro che è un ritratto di Filippo IV e sua moglie Marianna, sono riflessi su uno specchio in una parete in fondo alla stanza, in altre parole il nostro sguardo sulla scena è lo sguardo dei regnanti, non è multimediale?

Come fosse il frame di un film, c’è anche qualcuno che sta entrando da una porta in prossimità dello specchio; in altre parole il quadro celebra lo sguardo dei regnanti sul loro ambiente, che si ritrova dentro il quadro, un selfie contemporaneo con il pittore al posto dell’iphone.

Questo vuole dire il linguaggio dell’arte come media, porre in relazione Velazquez e Yamaguchi che dialogano a distanza di secoli.

Magritte, altro pittore che un attimo il linguaggio dell’arte, l’aveva studiato, all’inizio del secolo scorso nego l’immagine dipinta di una pipa in un suo quadro, scrivendo che quella dipinta non era una pipa, la riproduzione non è l’originale riprodotto, oggi forse su un suo selfie scriverebbe questo non sono io, o in un messaggio via whatsapp scriverebbe un “non stiamo veramente parlando e ascoltandoci”.

La rappresentazione, un artista non avrebbe problemi a farsi Accademia, Pinuccio Sciola non ha forse fatto si San Sperate un paese Museo che vale un’Accademia a cielo aperto?

Ma è un’illusione, l’Accademia non c’è, servirebbe la volontà e la determinazione politica per farle realmente nel territorio di Cagliari Città Metropolitana.

La questione dell’Alta Formazione Artistica Cagliaritana è urgente, l’arte deve potere tornare a relazionarsi con la struttura originaria di un territorio del mediterraneo, dove si è strutturata, determinata ed espansa.

Cagliari necessita di determinare in autonomia, una sua declinazione comune (da esportare) dell’essere artistico; l’Accademia di Belle Arti, consentirebbe di determinare un approccio all’arte diffuso, elevato a linguaggio, consentirebbe agli artisti residenti, d’evadere, dalla dimensione da cartolina dell’espressione artistica.

L’artisticità necessita della cornice, la cornice della formazione nei territori in dialogo con la propria cultura; è l’Accademia la cornice che determina i confini, non solo della formazione, ma anche della sua stessa messa in discussione.

L’Accademia è una cornice che nei secoli, dovunque sia, si è lasciata attraversare e violare, che si è fusa e confusa con la comunità, espandendo e ampliando il suo senso d’appartenenza, nido d’elaborazioni simboliche e allegoriche, dove s’infrangono il potere dell’allegorico e dell’allegoria; dove ci si interroga e mette in discussione gli interrogativi della stessa comunità.

Linguaggi dell’arte e ricerca artistica, sono il transfert che consente l’incontro con l’altro, Noriko Yamaguchi e Velazquez lo dimostrano, sono la possibile messa in comune del Cagliaritano che vorrebbe essere altro.

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