ADDETTO AI LAVORI? Togliti dai coglioni!

ADDETTO AI LAVORI?

Togliti dai coglioni!

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Ho capito che con le gallerie private d’arte non avevo nulla a che fare quando ho scoperto che il collezionista “cool” commissionava il lavoro prima che venisse esposto per valorizzarlo nella sua collezione nell’interesse di credito dell’artista, artista che restava forza maggiore a debito del gallerista, del collezionista ed anche dell’inutile testo del curatore a cui tra l’altro lo suggeriva per fargli comprendere la sua ricerca, ovviamente non parlo di gallerie qualunque, ma di rinomate gallerie dal “target” di mercato internazionale, che figata che erano gli anni novanta per gli artisti “emergenti”…

L’arte come bene pubblico non ha nulla a che vedere con l’economia e le strategie di marketing del sistema dell’arte privato, l’arte come linguaggio didattico e comunitario non ha nulla a che vedere con gli interessi di quotazioni, mercato ed investimenti.

Un “addetto ai lavori”, intermediario che si è formato con questa o quella galleria, questa o quella fondazione, questa o quella rivista d’arte specializzata o webzine, non è mai la persona giusta per occuparsi degli interessi dell’arte in un territorio.

Un “addetto ai lavori” di un sistema economico applicato all’arte ed alla comprensione dei suoi linguaggi, non sarà mai un grande poeta o un grande artista, men che mai un intellettuale.

Gli addetti ai lavori non sono altro che cadaveri deambulanti, individui che sanno nel nome dell’arte applicata all’economia curare i propri interessi personali ma sono incapaci di viversi arte e linguaggi dell’arte in relazione al territorio comune che vive e pratica nel quotidiano l’artista.

Nel territorio e nel Comune, esiste una profonda relazione tra il linguaggio creativo residente e la possibilità d’esportazione del medesimo, in questa area potenziale, gli “addetti ai lavori” che passano per un percorso formativo “privato”, sono inclini a fare puntualmente scelte sbagliate in relazione al territorio dove sono chiamati ad intervenire.

Avete mai letto un libro di un addetto ai lavori?

Sono libri sospesi tra il testo ideologico e l’autobiografia, storie di carrieristi in carriera infarciti di aneddoti che mirano a descrivere il loro successo come personaggi mitici.

Cosa è “l’addetto ai lavori”?

Niente altro che un mago dell’intermediazione finanziaria dell’arte che ha come unico merito quello d’intuire delle opportunità di mercato prima degli altri per pochi “altri”.

Oltre l’opportunità dell’intermediazione il nulla.

L’addetto ai lavori che legittima ed è legittimato dal mercato, è incapace di relazionare dialettica e didattica dell’arte contemporanea alla specificità del territorio.

L’economia culturale ed artistica di un territorio è cosa ben più complessa di un valore economica imposto dall’alto (e dall’altro).

L’addetto ai lavori soffre della “malattia del megalomane”, è un pontificatore altrui in territori e luoghi che non gli appartengono, che prima di proporsi ad una amministrazione comunale, dovrebbero tornare sui banchi di scuola o seguire dei corsi nelle Accademie di Belle Arti locali, questo per potere essere un minimo credibili ed attendibili.

Intervenire in un territorio con un linguaggio dell’arte comunitario e strutturato da millenni, non è come creare gli interessi di comunicazione e le intermediazioni di mercato di una galleria o una fondazione privata.

Una fondazione o una galleria privata sono sistemi culturali chiusi, elitari, le pubbliche politiche artistiche residenti necessariamente sono sistemi aperti alla ricettività ed alla memoria vissuta e vivente della comunità.

Quando è che un territorio è in attivo dal punto di vista culturale?

Quando esporta linguaggio dell’arte e produce cultura residente.

Una singola Regione o un singolo Comune è un sistema capace di generare economia culturale e turistica che ha una portate più ampia di qualsiasi privato influenzato dal marketing interconnesso e globalizzato chiuso.

Concludendo, un addetto ai lavori di successo, non capisce un cazzo di economia culturale e linguaggi artistici di un territorio, più facile che capisca di strategia militare.

Alla luce di ciò, la prossima volta che ascolterete un curatore di moda d’arte contemporanea, dire che il suo evento “ha generato un significativo indotto per il territorio”, chiedetevi quanto abbia studiato e compreso sul serio il vostro territorio, se non l’ha fatto non dategli credito, ignoratelo, non sa realmente di cosa sta parlando, non sa che sta parlando di voi, del vostro linguaggio, della vostra vita, della vostra idea dell’arte.

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