Adotta l’artista per le Regionali!

Adotta l’artista per le Regionali!

Stiamo per entrare nel vivo del clima delle prossime Regionali Sarde, al solito mi divertiranno molto i movimenti degli artisti che si schiereranno per questo o per quello, m’interessa capire come si schiereranno gli artisti residenti nel territorio di Cagliari Città Metropolitana.

Ricordo ancora il sostegno degli artisti, a Massimo Zedda al ballottaggio con Massimo Fantola, tutti festanti e in piazza; io non ero per nulla entusiasta, non avevo ascoltato nulla in quella campagna elettorale che mi avesse fatto sobbalzare nel nome dell’arte e della cultura residente, a sostegno di Fantola il solo Benito Urgu (non so se in veste di comico o meno); se ne discuteva quell’estate del 2011 a Campo Pisano ad Iglesias, dove gli artisti residenti si ponevano al servizio della causa degli ex Lavoratori Rockwool al Rockbus Museum.

 Ma ricordo prima, campagne politiche Regionali al tritolo, come quella Soru-Cappellacci, dove a sostenere Cappellacci scese in campo l’allora vincitore di Amici e del Festival di Sanremo Marco Carta; con il fratello Federico Carta (Crisa) a sostenere invece Soru dalle pagine de “L’Unità”, all’epoca rilevata dallo stesso Renato Soru.

Anche io alle scorse comunali sono stato un candidato di Cagliari Città Capitale, ma non è entrato in consiglio comunale neanche il candidato sindaco Enrico Lobina, quindi non posso dire di portare bene.

A livello nazionale come dimenticare Fedez e J-AX a sostegno dei cinquestelle; o il deterioramento di credibilità attivistica di Jovanotti pronto a battersi la mano sul petto per Veltroni, Bersani e Renzi, prima di dichiarare che non prenderà più posizioni politiche?

Trovo molto interessante seguire questi “movimenti”, perché riducono (o elevano) il ruolo sociale dell’artista a maschera di uno spettacolo, produttori d’immagini e suoni si innestano nel flusso massmediale dell’informazione politica.

Chi è più attendibile in questo corto circuito dello spettacolo elettorale?

Massimo Zedda animale politico o gli artisti che prima lo sostengono e poi smettono di farlo?

Bob Geldof e Bono Vox, arrivano sul serio dove la politica si ferma, quando si parla di Africa subsahariana?

Quanto porsi artivisticamente, al sostegno di questo o quel progetto politico, costituisce per un artista un buon investimento d’immagine?

 Non sono adatto a rispondere, io sono un testimonial per perdenti predestinato, ma m’interessa molto il TAM TAM politico dell’adotta l’artista al servizio della causa, che sta per scattare.

A prescindere dal posizionamento, mi piace pensare all’artista come un attore sociale e culturale, in grado d’essere trasversale alla propaganda politica, un cane da guardia del bene comune, in fondo i linguaggi dell’arte dovrebbero formarli in tal senso.

L’artista residente, dovunque lo si collochi, dovrebbe sapere che il bene comune è l’unica pratica possibile, d’autoregolamentazione artistica della comunità; l’arte e l’artista residente sono la risorsa sostenibile per soddisfare il bisogno d’arte, cultura e servizi pubblici; i linguaggi dell’arte residente sono una buona rendita usufruttuaria che connette l’arte e la cultura locale al resto del mondo; gli artisti residenti sono fondamenta e origine della democrazia diretta, strumento di difesa naturale, di radici, storia e cultura.

Voi mi direte, che la Rivoluzione industriale e quella digitale, a Cagliari abbiano costituito un brusco passaggio tra Medioevo e Modernità, hanno reso la comunità e l’artista residente scomodo alla sua stessa comunità di residenza; meglio e politicamente corretto accogliere da pacificatore e liberatore l’artista capitalizzato dal privato, meglio fare dei propri artisti, intellettuali e operatori culturali residenti, dei consumatori dell’arte e della cultura dell’altrove; eppure oggi il bene artistico e culturale comune residente, è l’unica possibilità di progettazione del futuro, l’unico strumento che consente d’equilibrare produzione, scambio e consumo dei linguaggi dell’arte residente con l’altrove.

Mi piace pensare all’artista introdotto nel marketing politico, consapevole di come si voglia sfruttare il suo essere prodotto e merce mirato al consumatore residente.

Mi piace pensare, che sappia distinguersi dalla sovrabbondanza di messaggi e spot politici che si muovono mediante media di massa; che sappia sfuggire al culto della sua immagine legittimato dal suo pubblico, che nel suo nome si accomuna e riconosce.

Prodotto o strumento di propaganda che sia, l’artista alimenta consenso e consumo, attraverso il web vende e reclama se stesso, promette l’accessibilità a una esperienza culturale all’elettore come al solito ridotto a consumatore; opera politicamente in un contesto dove il globale prevale sulla sua realtà locale, in un territorio di comunicazione, che rispetto al secolo scorso, ha epurato idealisti e predicatori, liberamente si connette e sconnette, consentendo alla politica di arrivare alla sua utenza, ma voglio credere per abbracciare mortalmente la politica amministrativa spingendola a prendersi le sue responsabilità, a Cagliari come non mai, dal momento che una politica amministrativa seria, sulla messa a sistema dell’Arte e della formazione artistica residente, non c’è mai stata.

Domenico “Mimmo” Di Caterino

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather