Aiutare non significa lavorare gratuitamente

Gallerie d’arte, case editrici, librerie e un quotidiano nazionale mi chiedono di aiutarli per il crollo dei fatturati a seguito del COVID.

Io sono sempre disponibile ad aiutare, ma su una cosa non transigo: aiutare non significa lavorare gratuitamente.

Perché questo non è un aiuto: è accettare una pessima consuetudine che, nella cultura, sta distruggendo economie, occupazione, profitti e stipendi.

Pensare che ogni lavoro culturale, perché impalpabile e invisibile, possa essere fatto per volontariato, per spirito di passione e di condivisione della cultura, significa condannare alla cancrena della disoccupazione più nera quanti non hanno il beneficio della notorietà, pur facendo onestamente il loro lavoro.

Sono pronto ad aiutare chiunque, nei modi che si tratterà di inventare e progettare (e si può inventare il mondo, se si vuole!!), ma non chiedetemi di aiutarvi lavorando gratis, in cambio di niente, così come non si chiede ad un medico, ad un insegnante, ad un elettricista, di lavorare gratis. Perché i primi che ci rimettono, paradossalmente, sono proprio quelli che da questa crisi chiedono di essere salvati.

Luca Nannipieri

 

Foto Paolo Ferraina

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