ALCUNI DUBBI SUL GREEN PASS

ALCUNI DUBBI SUL GREEN PASS DA UN FAVOREVOLE AL GREEN PASS
Adesso che la discussione sul Green Pass si sta delineando creando schieramenti e idee di come implementarlo a livello legislativo, emergono le prime criticità su cui nessuno dei favorevoli sembra volersi soffermare. Ne elencherò alcune:
1- Il Green Pass così come viene concepito e propagandato sembra più una ritorsione contro i No Vax che una necessità di tipo sanitario.
Le dichiarazione dei favorevoli al documento infatti parlano esplicitamente di stanare, isolare e ridurre al silenzio tutti coloro che sono contrari a farsi vaccinare.
L’emanare un provvedimento così complesso e delicato sulla base di queste motivazioni è politicamente polarizzante e discriminante, perché elimina una serie di situazioni (ad esempio chi non può farsi vaccinare per motivi medici) irriducibili alla questione pro-vax no-vax.
2- Nel dibattito sul Green Pass sono totalmente assenti coloro che non si possono vaccinare per motivi di salute.
Costoro rischiano di formare una nuova classe di discriminati di stato: gli verrebbe vietato sia di avere una vita sociale normale (non possono entrare in ristoranti, stadi, teatri, piscine, ecc) sia in alcuni casi di poter lavorare (se non possono prendere treni, aerei, ecc e fanno lavori che implicano spostamento). Di loro nessuno parla, come non esistessero.
3- Il Green Pass concepito sul modello Macron trasformerebbe di fatto ma non a livello formale la vaccinazione da facoltativa a obbligatoria.
Questo trasformazione dovrebbe implicare che lo stato si assuma l’onore del risarcimento agli individui che sperimentano reazioni avverse al vaccino, cosa che attualmente non avviene in quanto firmiamo una deliberatoria apposita per liberare lo stato da ogni onere al riguardo.
Tutti i favorevoli al Green Pass eliminano questa questione, dando per scontato che non esistano reazioni avverse o che se tali reazioni ci sono la comunità non debba farsene carico, scaricandone il costo sugli individui.
4- Come sa chiunque abbia la sfortuna di cercare lavoro al momento, molte aziende sia italiane che estere fra i prerequisiti per l’assunzione indicano il Green Pass, requisito che teoricamente dovrebbe essere illegale ma che di fatto è divenuto la nuova norma.
Ora con solo la metà della popolazione italiana vaccinata (non per motivi ideologici, ma per colpa del ritardo della campagna vaccinale) e una percentuale sconosciuta di persone che non possono vaccinarsi per motivi di salute, questo nuovo prerequisito per procacciarsi il sostentamento crea un divario enorme fra chi può sperare in un reddito e chi no.
I favorevoli al Green Pass fingono di ignorare il problema, e qualcuno addirittura vorrebbe introdurre ufficialmente nella norma questa discriminazione lavorativa come ritorsione verso i no vax.
5- A spingere per il provvedimento è in maniera lapalissiana Confindustria (basta guardare la posizione del Sole24Ore sulla questione).
Gli interessi materiali dietro il Green Pass sono quindi facili da desumere: le aziende non vedono l’ora di scaricare la responsabilità del mancato adeguamento delle norme di sicurezza anti-covid e dei risarcimenti spettanti a chi prende il Covid sul posto di lavoro sui singoli lavoratori, che una volta ottenuto il Green Pass saranno gli unici responsabili della loro salute.
Come sempre il capitalismo scarica sulla classe lavoratrice i costi della crisi, e lo fa con il plauso di chi teoricamente dovrebbe difendere gli ultimi.
Detto in poche parole, la fretta e le motivazioni politico-etiche più che sanitarie con cui i favorevoli al Green Pass spingono per l’approvazione rischia di creare nuovi problemi sociali e nuove discriminazioni, su cui i favorevoli evitano accuratamente un dibattito preferendo toni e modi da crociata.
Federico Leo Renzi
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