ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ

ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: IL FUTURO DELLA SINISTRA ALL’EPOCA DI INSTAGRAM (PARTE 1)

Alexandria Ocasio-Cortez (d’ora in poi AOC) è qualcosa di più di una giovane politica, è l’immagine di un nuovo modo di essere élite e di comunicare con l’elettorato.

Il suo stile si potrebbe definire con un ossimoro: populismo colto.

La parlamentare di origine portoricane infatti somma nella sua persona tanto un’immagine da ragazza del popolo quanto da membra dell’establishment: dalle foto eleganti in abito bianco del Congresso a quelle nei block del Bronx, lei è sempre nel contempo naturale e impostata, sciolta e in posa per lo scatto che ti costringe a mettere like.

A partire dalla scelta del viola come colore simbolo dei suoi sostenitori, l’AOC ha scelto una comunicazione politica che abbina rottura e continuità. Rottura perché la felpa viola (quella che indossano i suoi militanti) e le pose adottate per le foto/video nei quartieri disagiati sono un chiaro richiamo all’estetica Trap ripulita da qualsiasi eccesso possa turbare, mentre l’abito all white sfoggiato al congresso rimanda sia ad una purezza politico-morale a prova di critica sia ad un modello di eleganza da donna in carriera.

Ma il meglio di sé l’AOC lo da nei video su Instagram: smonta le posizioni avversarie in un minuto, mentre prepara da mangiare o svolge altre attività quotidiane da donna single ed emancipata.

Smontare l’avversario per l’AOC è semplice: confuta le sue tesi con dati ufficiali o passati dal fact checking di giornali e siti antibufale.

Come questi dati vengano raccolti, come debbano essere correlati, quale validità abbiano non ha alcuna importanza: dopo due decenni di discussioni politiche senza alcun riferimento a numeri e fatti, il solo utilizzarli per impostare una discussione è rivoluzionario, soprattutto dopo le polemiche seguite all’elezione di Trump, accusato di aver vinto con l’uso massiccio di fake news.

Per finanziarsi l’AOC fa anche l’influencer: gli abiti che porta (nonché il cibo) sono di marche legate al mondo del consumo etico.

In questo modo unisce critica al consumismo immorale, auto-finanziamento e da un modello intelligente alle giovani che sognano di intraprendere la carriera di influencer, il tutto in una foto o in una stories di un minuto.

Dal punto di vista personale è inattaccabile: chi le fa notare la rapida ascesa, lei risponde che è ancora indebitata per il finanziamento universitario e che per mantenersi ha fatto di tutto, compresa la cameriera, a chi le fa notare sia troppo giovane e provenga da un contesto non propriamente “In”, lei risponde con la sua laurea alla Boston University.

Un esempio di ascesa sociale per merito in un epoca dove l’ascensore sociale (tanto negli USA quanto in Italia) è bloccato e non sembra possa più ripartire.
In un prossimo post tenterò di tratteggiare come si potrebbe creare un’AOC all’amatriciana.

ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: IDEE SU COME DECLINARLA IN UN MODELLO ITALIANO (PARTE 2)

Qui esco dall’analisi e cerco di immaginare come il modello AOC possa essere importato in Italia. Sono suggestioni, nulla più

-ORIGINE: l’AOC funziona perché proviene dal Bronx ed è figlia dalle classi subalterne, e tramite l’università ha potuto realizzare il sogno dell’ascesa sociale.

Il suo essere d’origine portoricana negli USA è sicuramente un vantaggio a livello d’immagine (i portoricani sono alleati storici degli USA).

In Italia una candidata di primo piano d’origine “straniera” avrebbe poco senso: gli stranieri sono l’11% della popolazione, in gran parte senza cittadinanza e diritto di voto.

Le origini popolane e il provenire da un quartiere simbolo della povertà invece sono replicabili: fortunatamente in Italia non abbiamo il Bronx, tuttavia l’hinterland milanese o la borgata romana evocano nel nostro immaginario qualcosa di assimilabile.

La laurea (meglio se umanistica) ovviamente è fondamentale: è associata a competenza, cultura e voglia di ascesa sociale.

-DONNA, GIOVANE, SINGLE: in Italia è noto che abbiamo un problema di scarsità di donne in posti chiave in politica.

Questo paradossalmente è più grave a sinistra che a destra, dato che Lega e M5S hanno maggiore rappresentanza femminile nei loro quadri.

Una donna giovane proposta non dico come premier, ma come vice premier o per occupare un ministero “pesante” (lavoro, interni, ecc) sarebbe una rivoluzione politica… e un’ovvietà se guardiamo ai mutamenti sociali.

Che sia single non è fondamentale, ma è consigliabile: svecchierebbe l’immagine della donna realizzata solo se in coppia (un retaggio tanto cattolico quanto dell’ideologia del reflusso), non ci sarebbero problemi d’immagine legati ad eventuali problemi con e del compagno, in più si potrebbe lavorare sul tema dell’amicizia femminile (i video dell’AOC in cui incontra per strada amiche single e in carriera come lei sono molto apprezzati), tematica scarsamente dibattuta e mostrata in Italia, che richiama da vicino la sorellanza femminista senza tuttavia il retaggio contestativo ed anti maschile di quest’ultima.

In più sarebbe perfettamente in linea con le ultime statistiche riguardo la condizione femminile tricolore, dando rappresentanza iconica ad un vasto elettorato a cui finora sono stati concessi modelli poco convincenti (Maria Elena Boschi).

-IL PROGRAMMA: se la green economy è perfetta anche per noi (fa giovane, attento ai problemi del mondo, ecc) e i dirtti LGTBQI+ anche, tassazione al 70% per i ricchi lo è meno, dato che siamo in paese già inflazionato di tasse.

Si potrebbe sostituire questo argomento con la lotta all’evasione e una modifica delle aliquote, sostanzialmente invariate dal ritocco in ottica neoliberale dei tempi di Berlusconi.

Temi innovativi potrebbero essere: la lotta all’emergenza abitativa, il potenziamento dei centri antiviolenza e una riforma della scuola/università in ottica più umanistica e meno aziendale, tutti punti su cui c’è un vasto consenso nell’intera sinistra.

A seconda del partito che vorrebbe affidarsi ad una AOC nostrana, questi temi potrebbero essere proposti in maniera più o meno radicale. Ovviamente l’antirazzismo è uno dei piatti forti del pacchetto, ma io penserei ad un antirazzismo di nuovo conio, che esporrò in un prossimo post, insieme ad una proposta di modello comunicativo alla AOC declinato in salsa italica.

Per ora direi c’è già abbastanza carne al fuoco.

Federico Leo Renzi

 

 

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