“Amarcord” di Giancarlo Politi

Incontri, Ricordi, Euforie, Melanconie

di Giancarlo Politi

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Giancarlo Politi e Helena Kontova, a casa di Ben Vautier. 1977

Fluxus

Tutti (quasi) sanno cosa è Fluxus. Perché sotto il nome e l’egida di Fluxus sono passate molte cose, talvolta le più svariate e lontane dallo spirito vero di Fluxus.

In realtà si tratta di un movimento artistico trasgressivo ma anche ludico che imperversò nel mondo dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70.

Ufficialmente il fondatore è stato George Maciunas, nel 1961, ma suoi precedenti si possono rintracciare già in John Cage negli anni ’50 con la sua musica indeterminata e se vogliamo essere degli storici pignoli, addirittura nel gruppo Anti Arte, del 1916, fondato da Marcel Duchamp con Francis Picabia e Man Ray.

Dalle loro idee si è sviluppato tutto il filone dell’arte contemporanea che poi andrà sotto il nome di New Dada, cioè Fluxus, Happening, Nouveau Realisme, Performance art, Body Art, ecc. In Italia Fluxus ha avuto molteplici facce, spesso goliardiche e soprattutto tardive. Il solo conoscitore e studioso serio che abbiamo in Italia, oltre a Germano Celant, è Gianni Emilio Simonetti, lui stesso protagonista di alcuni eventi storici di Fluxus. Come anche Giuseppe Chiari.

Io, insieme a Gino Di Maggio, fummo tra i primissimi (non osiamo dire i primi) in Italia, ad interessarci di Fluxus. Fu a New York, forse nel 1971, allorché con Gino Di Maggio ci mettemmo alla ricerca delle radici e dei reduci di Fluxus. Decidemmo anche di ristampare (pochi lo sanno) la rivista CCV tre, organo ufficiale di Fluxus e diretto da Georges Maciunas e Georges Brecht di cui uscirono solo dieci numeri (le rare copie in giro per l’Italia sono Edizioni Flash Art): per questo decidemmo di incontrare Georges Maciunas.

 

Georges Maciunas, l’igienista paranoico

George Maciunas era un igienista paranoico. Prima di farmi entrare in casa mi faceva togliere le scarpe e appendere la mia giacca all’ingresso. Se avesse potuto mi avrebbe fatto denudare e spruzzarmi con l’acido solforico. In realtà era molto gentile e premuroso anche se un po’ maniacale. Mi offrì subito un frullato di banana con rosso di uovo. E credo zucchero di canna perché buonissimo e dolcissimo. Io pensavo trattarsi di un aperitivo ma poiché mi trattenni a lungo perché stavamo parlando della ristampa della storica rivista Fluxus, CCV tre, per cena mi offrì il medesimo frullato. Io ero giovane e abituato a tutte le ginnastiche alimentari che andavano dal digiuno assoluto all’invitante ginocchio di manzo, piatto fisso con Alviani a Colonia, per cui non mi spaventai, anzi questa nuova esperienza igienista mi affascinava. Ma il bello arrivò il giorno dopo, quando Maciunas mi invitò a dormire da lui (pare che fosse una prassi tra gli artisti Fluxus ospitarsi, perché poi avvenne la stessa cosa con Georges Brecht a Colonia e Ben Vautier a Nizza). Per risparmiare sull’albergo accettai senza immaginare che lui viveva esclusivamente di frullato di banana, zucchero di canna e tuorlo d’uovo. A pensarci può essere divertente ma a viverla, questa dieta diventa una mania disgustosa. Lui sosteneva che era una perfetta dieta anticancro, da cui era ossessionato. Io accettai volentieri l’ospitalità ma ogni tanto chiedevo di uscire a fumare una sigaretta. Per lui il fumo della sigaretta era gas nervino, per cui non si opponeva mai. Ma appena uscito mi precipitavo in una bancarella e mi facevo due würstel con tanta, tanta mostarda come antitesi alla dieta anticancro del fondatore di Fluxus e soprattutto il disgustoso sapore dello zabaione con banana. Per il resto tutto filò liscio e lui mi parlava dettagliatamente dei famosi festival Fluxus che stava organizzando in Germania ma sognando anche la creazione di numerosi negozietti denominati Fluxhall, che aveva già creato a New York e dove vendeva magliette, cappellini, bicchieri e tazze sempre Fluxus, oltre a numerosi multipli di Ben Vautier, dello stesso Maciunas e di tutti gli artisti del gruppo, ben felici di sbizzarrirsi in multipli e calembours. Georges sognava una catena di Fluxhall in tutto il mondo e me ne parlava con occhi umidi di commozione.

 

Flash Art ristampa CCV tre, l’organo ufficiale di Fluxus

Georges Maciunas, il padre di Fluxus, l’igienista maniacale e integerrimo, mori di cancro qualche anno dopo il nostro incontro, in un ospedale di Boston. Da New York io e Gino Di Maggio ci portammo dietro molte idee e infatuazioni Fluxus. Io ristampai per le edizioni di Flash Art la loro rivista CCV tre in ventimila copie con la certezza di arricchirmi, pensando che tutti si sarebbero precipitati ad acquistare una rivista storica introvabile. Invece ne avrò vendute cento copie in tutto il mondo, con una perdita copiosa sulla stampa  e distribuzione. Per fortuna intervenne Gino Di Maggio a salvarmi. Il quale invece riportò da New York le idee e i contatti per alcune stagioni di mostre dedicate a Fluxus. E debbo dire che le sole mostre di qualità su Fluxus in Italia (nel mondo?) furono quelle della galleria Multipla di Gino Di Maggio, in Piazza Martini a Milano. Straordinarie furono le mostre di Wolf Vostell, con una piscina permanente dove galleggiavano i famosi televisori con i consueti “ disastri”; la mostra con sculture in marmo di Carrara di George Brecht (dove mai potervano permettersi il marmo gli artisti Fluxus, abituati alle nozze con i fichi), bellisime mostre di Giuseppe Chiari e Ben Vautier. Tutto o quasi il resto che avvenne in Italia, sotto l’ombrello Fluxus fu una goliardata che finiva sempre in grandi cene en plain air.

Francesco Conz, una vita per Fluxus

Il famoso collezionista Francesco Conz, di Cittadella e poi di Asolo, sino ad allora piccolo fabbricante  di mobili in Veneto, conobbe Fluxus grazie ad un nostro viaggio in macchina insieme (io, lui, Di Maggio e forse Bonito Oliva) a Berlino nel 1972. dove assistemmo ad una Straordinaria performance di Ben Vautier e dove incontrò anche Wolf Vostell e credo Gunther Brus. Da quel momento Francesco Conz divenne uno straordinario profeta e divulgatore di Fluxus, punto di riferimento costante del gruppo, creando una enorme collezione (anche di cose inutili) passando in molti casi dalla genialaità alla maniacalità.

A me ha sempre impressionato il decisionismo austro ungarico di Francesco: in un colpo chiude o vende la sua piccola fabbrica di mobili, abbandona moglie e figli per diventare l’apostolo e il profeta di Fluxus. E di Fluxus diventa il grande padre e per lui tutto diventa Fluxus, specialmente la sua vita, dedicata, senza riposo e senza limitazioni a questo movimento e a tutti i suoi componenti, specialmente più deboli.
Anche io vivevo intensamente l’esperienza Fluxus, attraverso l’amicizia proficua con Ben Vautier, Robert Filliou, Wolf Vostell e sopratutto George Brecht, il vero grande artista Fluxus, il solo erede di Marcel Duchamp. Con lui, ospite a casa sua a Colonia, si parlava tanto e di tutto, mentre in genere lui sempre molto parco, molto english. In lui (né in Vostell) l’arte non si è mai ridotta a puro gioco ma ad una drammaticità esistenziale che ne caratterizzò i contenuti.
Georges Brecht mi raccontava di lui e mi disse che era un chimico e aveva lavorato presso la Johnson & Johnson negli Usa dove aveva ideato il Tampax che presto divenne famoso nel mondo. Non ho mai capito se fosse vero o una battuta Fluxus. Ma lui ne parlava con grande serietà assumendosi il merito di questa scoperta che ha modificato in parte la vita delle donne.

Georges Brecht, il vero erede di Duchamp

Georges era un accanito lettore di Sanantonio, un giallo (noir) francese di Frederic Dard, di grande successo internazionale del momento e di cui mi trasmise la passione che mi ha accompagnato per decenni aiutandomi a vincere l’insonnia. Sino a quando non ho scoperto SAS di Gerard de Villière, sempre francese, a cui debbo la mia salvezza dagli incubi notturni. Altro grande artista, che io ritengo più importante di Piero Manzoni (il cui lavoro è basato su una idea? Forse due) è Ben Vautier, abbondantemente sottovalutato. Ma Ben è stato un artista geniale che l’indifferenza e la stupidità hanno ridotto ad un clown. Ma Ben, soprattutto agli inizi, è stato uno stupefacente sperimentatore, più originale e complesso di Yves Klein. Ma questa è la vita. Anzi la Storia. In quegli anni 70 (1977/78/79) io e Helena eravamo spesso a Nizza, che in estate diventava una vivace arena di dibattito culturale. Ogni sera sulla collina di Nizza, da Ben, accorrevano artisti, critici, collezionisti. Ben era un grande animatore di dibattiti sui temi di attualità più roventi. Veniva sempre anche Leo Castelli che possedeva una modesta casetta sulla Costa Azzurra (la sua sola proprietà, teneva a puntualizzare), poco distante da Ben. Di cui era amico ed estimatore e di cui realizzò una o due mostre a New York. Erano di casa anche Louis Cane e Bernar Venet, oltre a tutti gli artisti residenti o arrivati sulla Costa Azzurra, da Arman a Viallat, dal gallerista Sapone al fotografo Ferrero. Da Berlino arrivava anche Dorothea Jannone e suo marito Dieter Roth.

 

Una sera a cena da Ben Vautier

La nostra frequentazione con Ben e sua moglie Annie era assidua. Spesso ci chiedevano di restare a pranzo e una volta ci vollero loro ospiti. Gentilissimi e disponibili ma un po’ hippy. In casa avevano un grosso cane, Abrà, con le orecchie cadenti e la lingua sempre penzoloni, che spalmava la bava ovunque. Ben e Annie, come tutti gli amanti dei cani, lo accarezzavano e lo abbracciavano come un figlio,  impregnandosi di bava di Abrà. E ridendo felicemente. Le loro mani, con cui manipolavano la pasta e altro cibo, erano bianche di bava. Io e Helena non so come abbiamo fatto a resistere una notte, tra l’altro con l’odore di piscio dei gatti che ci narcotizzava. La mattina, appena fatto giorno, siamo scappati a respirare l’aria buona della Corniche. Ma la sera tornavamo felicemente da Ben per i dibattiti e per giocare a Ping pong, di cui ai tempi ero un appassionato cultore. Robert Filliou, che abitava a pochi chilometri, era un personaggio molto ironico, per lui non esisteva alcuna soglia tra realtà e fantasia. Era simpatico ma anche inquietante parlare con una persona in cui l’ironia si era appropriata della realtà. Non capivi mai cosa volesse dire. Ripeteva spesso: Je suis un con (idiota), j’aime les cons. Anche se era un linguaggio tipico fluxus, non ho mai saputo cosa volesse comunicarmi. Wolf Vostell si portava dentro la tragedia del Terzo Reich. E viveva in famiglia e nel lavoro una drammaticità primordiale. La tragedia e il disastro incombevano sempre  nella sua opera. Ma sul lavoro esprimeva tutte le sue energie, per questo è morto giovane. Per lui non esisteva la pausa o il riposo o la gioia di vivere. Debbo lavorare mi diceva, quando morirà voglio prendere io il posto di Beuys. Beuys di undici anni più anziano di lui, era la sua ossessione. Famoso e riverito, l’artista nazionale, faceva impazzire Vostell che si sentiva più bravo ma poco riconosciuto nel suo paese. Per questo, per il suo odio al passato recente tedesco, fondò un suo Museo in Spagna, a Malpartida de Caceres, che non so dove sia, forse una balena bianca nel deserto, ma che mi sarebbe piaciuto visitare. E sposò pure una donna spagnola, Mercedes, devota all’uomo tedesco e alla sua arte come una ancella romana. A partire dagli anni ’80, gradualmente il momento di euforia di Fluxus si appannò e sul movimento calò un cono d’ombra, con qualche sprazzo rivitalizzante isolato e a volte amatoriale. Ci sarò un’anima illuminata (in Italia e fuori), un nuovo Germano Celant, che vorrà riprendere in mano questa matassa da sbrogliare e rileggere Fluxus nella luce giusta? Me lo auguro, perché sarebbe un vero genocidio che un movimento così radicale e per molti versi originale, non resti solo una goliardata.

Contributi

Giacinto di Pietrantonio
Ciao Giancarlo,
Io ricordo che in quell’occasione, o la volta successiva, andammo a casa di Jeff Koons, dove ci parlò della sua dieta e aprendo il frigorifero ci mostrò tutta una serie di succhi frullati e una tabella della dieta che doveva seguire, proprio perché stava lavorando all’opera con Cicciolina. Rimanemmo un’ora con lui e ci parlò già allora del lavoro Made in Heaven che stava facendo con Cicciolina, ci mostrò anche delle fotografie.
Ti ricordi che alle pareti del suo appartamento aveva un grande e bellissimo quadro di Martin Kippenberger?
Poi ci mandò gentilmente via, perché arrivava il suo trainer.
Giacinto

Caro Giacinto, grazie per il tuo contributo e per la tua memoria sottile e complementare alla mia. Ricordo le diete vomitevoli di Jeff, la sua grande determinazione nel sottoporsi a quelle discipline ferree pur di apparire nell’opera con Cicciolina in forma, bello e potente come una divinità greca. E credo ci riuscì. Non ricordo invece il Kippenberger a cui accenni. Lo ricorda però benissimo Helena. Strani scherzi della memoria. Caro Giacinto, all’epoca avremmo dovuto effettuare più viaggi insieme. Ne avremmo guadagnato entrambi. Anche per i miei Amarcord. Perché a parte un viaggio a Colonia (ma perché? Chi incontrammo?) in cuccetta con Corrado Levi, non ricordo altri viaggi con te all’estero. Invece qualcuno interessante a Roma.

 

Gianluigi Colin

Carissimo Giancarlo, sei un grandissimo. Siano davvero felici di leggerti: le tue parole ci conducono con ironia e felicità nella scoperta di meravigliose storie dell’arte contemporanea. Grazie alle tue parole le tue avventure diventano le nostre e quindi… grazie! Un bacione a Helena. Brigitte e Gianluigi

 

Caro Gianluigi, con il trascorrere degli anni gli incontri e le storie si ammantano di polvere ma anche di fascino. A riscoprirli hanno un sapore diverso da come li hai vissuti. Con il rimpianto a volte di non averli assaporati abbastanza. 

Antonella Laganà
Grazie !

Leggo i suoi ricordi come se avessi fame o sete…e lei mi desse acqua e pane.

Chi oggi fa vivere la vera Arte come lei?

Oggi è solo un business che inganna sia operatori ingenui illudendoli, che fruitori, che di fronte a questo scempio…non credono piu’nell’ Arte.

Grazie ancora di questo suo messaggio che riesce a ricondurre sui veri binari della creazione testimoniando il percorso dei pochi ma veri artisti che hanno saputo infiammare il palcoscenico del mondo.

Caramente, Antonella Lagana’

 

Antonella, non esageriamo!  Grazie alla mia età sono solo un compagno di viaggio di molte persone e tanti eventi. Che cerco di ricordare attraverso ciò che è rimasto nella mia memoria. 

 

Luisa Laureati
Come spesso i vecchi ho molti rimpianti, anche se penso di aver avuto una vita al di sopra dei meriti. Ora leggendo  questo Amarcord 9 a Salve nel pizzo estremo del Salento mi chiedo con appunto rimpianti, ma io dove stavo, allora? Se avessi voglia mi piacerebbe trovarti. Luisa Laureati

 

Cara Luisa, goditi il tuo bellissimo Salento che conosco poco. Ma di cui sento parlare tanto. Io sono in Versilia per alcuni giorni in attesa di sfuggire questa calura e questa luce accecante, rifugiandomi a Praga. Dove l’aria sembra di altura e la temperatura mite. E non c’è bisogno di portare gli occhiali da sole. Dove regna un ordine tedesco amministrato da una mentalità mitteleuropea. A piccole dosi, meglio del caos italiano. Trovarmi? Facile. Milano. Dove sono quasi sempre ad eccezione di due tre soggiorni di relax a Praga. E tra poco spero in una settimana rigeneratrice con il metodo Kneipp, alla Clinica Palatini, a Salzano. Che consiglio a tutti quelli che vogliono stare meglio. I miei numerosi viaggi a New York, Los Angeles, Parigi, Londra, Colonia, sono sostituiti dagli Amarcord. Far viaggiare la fantasia è meno faticoso che far viaggiare un individuo, talvolta stanco. 

 

Angelo Mosca

Giancarlo

È finita…prima che te lo dice qualcun’altro.

Quel mondo lì non c’è più.

Nessuno ha ancora capito quello che verrà ma quella cosa lì non c’è più.

Con affetto

Angelo

Angelo, è vero, o così sembra, quel mondo non c’è più.  Ma non ci sono più nemmeno i nostri

venti anni. E se il buio che ci circonda fosse colpa dell’età? Quando ero giovane, con 

l’avvento di Fontana, Manzoni, ma anche Dorazio, sembrava che il mondo andasse verso 

l’Apocalisse; così almeno predicava Guttuso e tutto il P.C.I. Ma noi abbiamo acceso altre 

speranze che ci hanno fatto vivere. Chissà che i ventenni di oggi non creino nuovi ideali. 

Io invece sono sconvolto dalla notizia della Organizzazione Mondiale della Sanità che il 

prosciutto, il parmigiano e l’olio di oliva sono dannosi per la salute come le sigarette. Cioè 

cancerogeni. Anche le ultime certezze ci sono state negate. L’ultima certezza che ci resta è

la cocaina? Da oltre cento anni è stato il rifugio di artisti, intellettuali, maitre à penser. 

Significa qualcosa questo?

Simone Berti
Molto molto belli questi Amarcord, in perfetto stile Politiano.
Anche per Flash Art, grazie Giancarlo Politi.
Simone Berti

Grazie a te Simone Berti

 

Silvana Turzio
Non solo si leggono d’un fiato e con grande godimento, ma questi lingotti  di ricordi  sono entrati nelle poche cose dell’attesa quotidiana. Ora mi accorgo che guardo l’elenco delle mail aspettando il prossimo. Piccoli e densi testi che ci restituiscono l’energia, la curiosità e il coraggio di quegli anni. E grazie grazie grazie di mandarci questi gioielli.  A quando il libro?
Silvana Turzio

Cara Silvana, 
Amarcord esce il martedì. Ma presto dovrà andare in vacanza. Tornerò alla fine di agosto. 
Il libro? Dopo averlo scritto. Non posso pubblicare un libro di venti pagine. 

 

Walter Morando
Egregio Giancarlo Politi seguo il suo Amarcord con curiosità invio due miei lavori, rottame lamiere di nave in demolizione, ceramiche gres e alcune opere del sito: http://web.tiscali.it/waltermorando Buon lavoro
Walter Morando

 

Caro Morando, questo spazio è riservato ad Amarcord e suoi dintorni. Non sono qui per giudicare i lavori dei lettori. Come critico d’arte mi reputo un pensionato.

 

C.P.
Caro Politi,
penso che per l’amico Igino Materazzi, sarebbe un bel regalo dedicargli un Amarcord. Abbiamo fatto un incontro in Toscana per spiegare la sua visione della ‘collezione’ passando da Lucio Amelio a Eliano Fantuzzi a Shirin Neshat… oppure la rocambolesca vicenda di una delle tre scritte dell’opera “Bar” di Maurizio Cattelan. Lui si definisce collezionista atipico.
Cordialità
C. P.

Caro amico, conosco Igino Materazzi dalla fine anni ‘70, quando lui frequentava la galleria di Ugo Ferranti a Roma e vi acquistava le opere a rate. Poi un paio di volte, fra un treno e l’altro, lui è passato in redazione a salutarmi. E ogni volta che ci incontriamo sono sorrisi e abbracci. Ma le nostre frequentazioni sono state sempre occasionali. Non avrei sufficienti informazioni o aneddoti su di lui. 
Amarcord nasce da un rapporto speciale con un artista, critico, collezionista, gallerista. Una scintilla negativa o positiva, ma che lascia un piccolo segno. E ti assicuro che gli Amarcord affiorano da soli, non nascono da una volontà. Più spesso da un tic. E sono più o meno efficaci a seconda dei personaggi evocati. Il mio interlocutore assente è fondamentale per la buona riuscita.

 

Marcello Jori
Caro Giancarlo,
il tuo pezzo su Koons è assolutamente eccitante. Che esperienze epocali tu e Helena avete vissuto… davvero fortunati. Vi abbraccio.
Marcello Jori

 

Caro Marcello, grazie. Ma quando scriverò su di te, i lettori e le lettrici entreranno in fibrillazione. Altro che Koons! Quanti personaggi e momenti seminali attraverso te torneranno in vita. Andrea Pazienza, Francesca Alinovi…. e il Saatchi italiano, Giancarlo Tonelli…. e altri e altre! Ne vedremo delle belle. Molto belle.

Mauro Corbani
Caro Giancarlo dei tuoi ”Amarcord” questo su Koons (il 9°) è il più strabiliante…penso apra finestre sconosciute (conoscenza che ci voleva vivaddio) su questo eclettico personaggio invidiatissimo per il suo successo planetario. Wow…che storia la vita e l’ascesa di Jeff Koons. Grazie! Oltre che godibile direi immensamente “nutriente”…un abbraccio…ai prossimi tuoi “ricordi rivelatori”! Cordialmente Mauro.

 

Michelangelo Modica
Buongiorno
come seguito all’articolo riguardo Jeff Koons posso dirle che lo scopo dell’arte non è di piacere a tutti ma di esprimere il proprio mondo interiore come hanno fatto Proust, Cezanne, Beethoven, Leopardi, Chardin e tanti altri che lei conosce sicuramente ma non certo Jeff Koons forse anche lui esprime il suo mondo interiore ma è quello che c’ è sotto la cintura …sono un pittore e storico dell‘arte. cordialmente
Michelangelo Modica

 

Complimenti al pittore e storico dell’arte Michelangelo Modica. Sentiremo certamente parlare di lui. Le sue idee non possono perdersi nel vuoto.

 

Giuseppe Veneziano

Caro Giancarlo, ho sempre pensato di essere un privilegiato ad avere pranzato o cenato spesso con te, proprio perché ho avuto la possibilità di ascoltare direttamente dalla tua voce i tuoi Amarcord. A quanti mi dicevano: come fai ad andare d’accordo con lui? Rispondevo che era bello stare con te anche solo per ascoltare i tuoi racconti e aneddoti che riguardavano artisti conosciuti personalmente. Questo lo ritenevo un ottimo motivo per mantenere, da parte mia, la nostra amicizia. Chi ha passione per l’arte è avido di conoscere aspetti privati della vita degli artisti, a volte servono più di un saggio ben scritto per comprendere molti aspetti del loro lavoro. Adesso che stai rendendo pubblico tutti i tuoi Amarcord sull’arte, ti leggo con piacere e vivo le stesse emozioni nell’ascoltarti dal vero.

In attesa del tuo prossimo Amarcord, un caro Saluto. Giuseppe Veneziano

 

Caro Giuseppe, anche a me tutti dicono ma come fai a frequentare Giuseppe Veneziano? E io rispondo che sei intelligente e curioso e il tuo lavoro molto divertente. Hai buoni occhi e orecchi per saper stuzzicare la curiosità di un pubblico abbastanza digiuno di arte ma che ha voglia di conoscerla. E tu sei il cavallo di Troia di questo pubblico. Li aiuti ad approdare sulle sponde dell’arte. E sono felice del tuo successo commerciale. Oggi pochi come te in Italia hanno la fortuna di avere lo studio vuoto. E credimi, non è privilegio da poco. 

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