APPUNTI SPARSI DI UN DISASTRO

 APPUNTI SPARSI DI UN DISASTRO

L’abbandono della nozione di realtà a favore dei concetti di narrazione/rappresentazione (parliamo del pensiero mainstream, non di avanguardie artistico-filosofiche) procede di pari passo con la dismissione dello stato sociale.

Ciò che porta alla dismissione dello stato sociale è il processo di decolonizzazione, la crisi petrolifera del ’73, l’affermarsi di nuovi attori economici extraoccidentali che diminuiscono il surplus che l’Occidente estraeva dal Terzo Mondo e redistribuiva anche ai suoi cittadini meno abbienti.

In questo scenario geo-economico che si inserisce il pensiero neoliberale, che sulla crisi inocula i suoi assiomi ideologici: meritocrazia, primato dei diritti civili su quelli sociali, defiscalizzazione utili e rendite finanziarie, efficenza del privato rispetto al pubblico, ecc .

Se notate, esiste una correlazione perfetta fra l’avanzare di questo processo e l’imporsi del pensiero del mondo come narrazione: difatti la narratologia si affaccia negli anni ’80 con i primi massicci tagli del welfare, si afferma negli anni ’90 con il crollo del muro e il consolidamento dei tagli, si impone definitivamente dopo la crisi del 2008.

Perché la narratologia diventa filosofia ufficiale più o meno di tutti i partiti politici?

Perché permette di risolvere un problema che si presenta dopo la caduta del muro di Berlino: le casse dei partiti sono vuote, e non è più possibile drenare somme cospicue dalle casse pubbliche.

Prendiamo come esemplificativo della vecchia politica il caso dell’Austria, su cui ci sono decine di studi: fin alla caduta del muro di Berlino 2/3 della forza attiva austriaca riceveva soldi dagli indotti (aziende, fondazioni, cooperative, ecc) collegati ai due grandi partiti nazionali, quello cattolico conservatore e quello socialdemocratico.

Cioè 2/3 dei consensi erano COMPRATI.

I soldi per comprarli provenivano da una complessa rete di corruzione e uso disinvolto del welfare state, che si basava sull’accumulo di debito pubblico (rivenduto a stati terzi o direttamente ai cittadini tramite titoli di stato).

Una volta venuta meno questa rete di finanziamento, i partiti non hanno più avuto soldi per presidiare il territorio, e si sono progressivamente trasformati in partiti liquidi o d’opinione, poiché è intuitivo che costa meno spendere 10 milioni di euro in pubblicità percussiva sui social che aprire 100 sedi con stabili e dipendenti da pagare.

Il dato di fatto che il voto d’opinione sia estremamente volative è la croce e la delizia dei partiti occidentali, sempre più dipendenti dall’estro di geni del marketing e dall’oscillazione degli umori dei cittadini.

Perché nello stesso periodo gli intellettuali hanno abbracciato con entusiasmo le teorie narratologiche?

Per un misto di questioni culturali ed economiche: se il mondo è narrazione, si aprono verdi pascoli per chi per lavoro sa maneggiare il linguaggio.

Se il mondo è pura costruzione mentale, ci sono ampie oppurtinità per chi di lavoro educa, forma, costruisce, ecc rappresentazioni mentali. Il problema è che chi lavora con le idee è una minoranza della popolazione attiva, essendo (pure in Occidente) la maggioranza impiegata nella produzione e nel terziario dequalificato (logistica, vendita, ecc).

Questo fa sì che la narratologia sia a tutti gli effetti un’ideologia di classe in senso marxiano, cioè una costruzione filosofica atta a nascondere la realtà e favorire precisi interessi economici di ceto/fazione.

Qual è il risultato?

Che oggi chiunque punti l’attenzione su problemi quali: tasso di disoccupazione, disavanzo bilancia commerciale, perdita del potere d’acquisto dei salari si trova davanti a 3 muri.

A quello degli economisti, fedeli al No Way Out e alla successiva ideologia dell’austerity, per cui non esiste soluzione né soldi da destinare a questi problemi.

A quello dei politici, che non avendo soldi da redistribuire né nelle casse del partito né in quelle pubbliche preferiscono non discutere nemmeno qualunque problema implichi investimenti monetari per essere risolto.

Quello degli intellettuali, che trovano qualunque appello alla realtà un attacco non solo alla loro ideologia di ceto, ma anche al loro portafoglio, poiché se lo stato spende le poche risorse rimaste per salvare 10 fabbriche li sottrae alla creazione di 1000 posti pubblici di creatori di narrazioni.

Federico Leo Renzi

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather