Apro a Mimmo Di Caterino le porte del CAMO

Pubblico quest’email di Claudio Lorenzoni, Direttore del Museo a Cielo Aperto di CAMO (CN), che m’invita a prendere le distanze da un gallerista come Salvatore Iacono.

 La pubblico contando sul fatto che Claudio Lorenzoni sia un amico e che Salvatore Iacono apprezzi quanto e come mi piace confrontarmi su territori che siano trasparenti, buona lettura a tutti:

Apro a Mimmo Di Caterino le porte del CAMO

Caro Mimmo, ti scrivo quest’email d’amico, fratello e compagno di un percorso d’autodeterminazione di un altro sistema dell’arte possibile.

Vorrei dissuaderti dal continuare a collaborare ed esporre il tuo lavoro e la tua ricerca (nobile), passando per l’intermediazione del gallerista Salvatore Iacono.

I miei contatti quando chiedo feedback su di lui lasciano intendere quanto sia poco accreditato e stimato nella scena street artistica nazionale e internazionale.

La sua figura pare inutile, nella scena street artistica parlare di qualità e intermediazione è un tabù e lo sai bene.

Sul serio ritieni un “gallerista” dello spessore di Salvatore Iacono, in grado di porre ordine in un contesto dialettico e didattico di genere così complicato?

Lavorare con un gallerista come Salvatore Iacono è squalificante, in primo luogo perché anche i muri (chi più di loro?) sanno quanto il più consumato e appassionato consumatore di street art sia sovente giovane, ignorante e mosso dall’ambizione di diventare famoso e celebrato per strada, il segreto di mercato della street art è nel sogno che possano farla tutti, pensa alla recente polemica napoletana sul valore di Jorit come artista, tantissimi attempati artisti napoletani di dubbia qualità stanno invocando all’unisono che sia arrivato il momento d’assegnare i muri della città a loro, capisci quanto sia pericoloso per te questo discorso?

Capisci quanto potresti sporcati le mani sposando questa idea selettiva e impositiva dell’arte?

Ci sarà un motivo per cui fino a ora hai tenuto tutto ciò a distanza di sicurezza?

Il momento storico è particolare, il mercato (e la street art è una protesi e una scorciatoia di genere per molti in tal senso) va difeso in tutte le sue diramazioni.

L’idea del gallerista filtro nel mondo della street art indebolisce ulteriormente il mercato, la selezione e l’intermediazione in ingresso di chi può artisticamente interagire con la comunità attraverso un muro può essere qualcosa di devastante in un momento in cui se i Musei siano aperti o chiusi sembra non interessare nessuno.

La figura di un gallerista che intermedia opere a cielo aperto, mette anche in dubbio figure come la mia, quella del curatore di un Museo a Cielo Aperto a disposizione e nell’interesse della comunità.

Capisci la sostanziale differenza tra me e Salvatore Iacono?

Mai gestirei e curerei Camo come se fosse una galleria privata, un Museo pubblico a cielo aperto non lo chiamerei mai “galleria”, il termine galleria ha insito in se un’idea di privatizzazione del pubblico.

Artisti come te, che costituiscono la memoria collettiva e connettiva di spazi e territori a cielo aperto come il mio, dovrebbero sapere tenere a debita distanza personaggi come Salvatore Iacono, hai presente quanti e quali voci girano su di lui?

La prima, la più dura e cruda ti tocca da vicino, molti pensano che abbia presentato il tuo intervento “Lockdown social” con un testo fake di Banksy, le sue risposte date alla stampa incalzato sulla questione non hanno mai convinto la scena.

Scorrendo il suo nome nei motori di ricerca on line, compaiono una serie d’articoli che illustrano questioni poco chiare che hanno come sfondo questioni di pagamenti e tempi di lavoro.

Numerosi e autorevoli street artisti della scena nazionale, mi raccontano di non avere mai abboccato alle sue sirene ammaliatrici perché pare privo di credenziali e coperture economiche quando contatta, quello della street art è un mondo di professionisti, a che titolo lui contatta senza potere coprire le spese?

Un diffamatore in cerca di pubblicità, uno stalker di street artisti.

Ti stai interrogando in questo periodo su come il distanziamento sociale alimenti mercati e consumismi deleteri per l’evoluzione linguistica, culturale e artistica dell’umano?

Distanzia allora socialmente il tuo linguaggio artistico da lui, se vuoi io aprirò le porte del Camo ai tuoi lavori d’ultima produzione (pur di salvarli da lui), lo farò perché ti stimo e rispetto come artista da quando collaboravi (e lottavi) con Flash Art, e perché penso che mai come in questo momento il tuo lavoro vada storicamente disambiguato.

Claudio Lorenzoni, Direttore del Camo, Museo a Cielo Aperto di Camo (CN)

 

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