Arte è neuroscienza


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Arte è neuroscienza

“La borghesia è semplicemente la parte soddisfatta del popolo.

Il borghese è solo un uomo seduto.”

Victor Hugo

I linguaggi dell’arte contemporanea nel secolo passato si sono liberati dalla forma e dal colore, da Bracque e Picasso in poi ci si è liberati della forma e il punto di vista è diventato sempre di più quello soggettivo dell’artista con uno sguardo oggettivo nel tempo dinanzi la storia.
Il colore lo ha liberato Henri Matisse, lo ha svincolato dalla forma dandogli  dignità emotiva autonoma, da Matisse in poi il colore non è stato più giusto o sbagliato ma visione compositiva d’insieme, è stato musica.

Il linguaggio dell’arte è apprendimento, attraverso l’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio fatto ricerca, acquisiamo conoscenza sul mondo.

La memoria ci consente di sviluppare la conoscenza nel tempo.

“Il linguaggio dell’arte è apprendimento, attraverso l’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio fatto ricerca, acquisiamo conoscenza sul mondo. La memoria ci consente di sviluppare la conoscenza nel tempo.”

L’artista è quello che è, in relazione a quello che impara e ricorda.

L’apprendimento del linguaggio dell’arte con i suoi gesti e contenuti è il  veicolo per contribuire al progresso sociale e culturale.
L’apprendimento corre più veloce della biologia.

Apprendere e ricordare è comune a tutti gli animali, ma negli umani apprendimento e memoria determinano l’evoluzione culturale e artistica.
Biologicamente l’artista di oggi è uguale all’artista homo sapiens di 50000 anni fa, quello che è mutato è la portata e la consapevolezza della sua memoria.
Il cervello umano gestisce due tipologie di memoria, quella esplicita (dichiarativa) e quella non esplicita (non dichiarativa), il rapporto con l’arte e i suoi gesti è nell’ippocampo, quando andiamo in bicicletta senza richiamo mnemonico cosciente si allertano iil cervelletto, lo striato e l’amigdala.
La bellezza dei linguaggi dell’arte non è negli occhi di chi osserva, ma nei suoi processi creativi preconsci, in quest’ottica l’Arte e la Storia dell’Arte hanno da mettersi in ascolto rispetto a quanto rivelano le neuroscienze.

“Il cervello umano gestisce due tipologie di memoria, quella esplicita (dichiarativa) e quella non esplicita (non dichiarativa), il rapporto con l’arte e i suoi gesti è nell’ippocampo, quando andiamo in bicicletta senza richiamo mnemonico cosciente si allertano iil cervelletto, lo striato e l’amigdala. La bellezza dei linguaggi dell’arte non è negli occhi di chi osserva, ma nei suoi processi creativi preconsci, in quest’ottica l’Arte e la Storia dell’Arte hanno da mettersi in ascolto rispetto a quanto rivelano le neuroscienze.”

Un artista oggi non può lavorare sulla sua introspezione come fosse Schiele all’inizio del secolo scorso o Pollock nel dopoguerra.

La relazione con lo spettatore deve conoscere come funzionano alcuni aspetti della mente (dentro e fuori dai social network).
Questo è il secolo dove Arte è Scienza e Scienza è Arte, connesse per affrontare nuove problematiche e dimensioni della comunicazione e condizione umana intellettuale e culturale.

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