Artissima

Artissima, report (in attesa dei numeri da lunedì al termine delle maratone artistiche).
Al di là delle suggestioni più immediate dalla trincea, l’edizione di quest’anno non è malaccio, se osservata dal punto di vista dell’insieme delle proposte che all’estero si stanno muovendo,
Ciarpame ne gira sempre, così come il riciclo di idee vecchie, sia inteso.
Dalla provocazione fine a se stessa (va contro cosa, contro chi?) alla voglia di stupire stancamente e con scarsi risultati, emergono tuttavia, qui e là tracce, indizi, ammiccamenti, verso proposte che, anche se non nuove, riportano alla luce esperienze del secolo scorso passate in secondo piano negli ultimi decenni e, mi fa piacere dirlo, l’evento di ieri della Cabina dell’Arte Diffusa era perfettamente su questa linea d’onda, anche se in maniera istintiva e indipendente.
Sia chiaro, vanno sempre molto le stampe fotografiche enormi, le scritte al neon colorate, cazzilli e cazzabubboli messi alla come viene, così come i lavoretti da festa della mamma fatti con spago, piume, pezzetti di carta e vecchie automobiline, messi in scatole di legno delle confezioni regalo dei vini o semplicemente vaganti lungo una parete.
Non ho più visto i monocromi di Spalletti che, essendo morto il mese scorso, già alti di quotazione ora costeranno come la Gioconda.


Lo scheletro in Swarovski di Nicola Bolla va via a 48.000 euro, ma sul mercato si trovano i suoi celebri teschi (Damien Hirst fottiti!) intorno ai 10.000.


Fortunatamente stanno sparendo le putrelle, i blocchi di cemento e i rifiuti ingombranti in attesa del passaggio dell’Amiat: nonostante fossero ancora presenti, vengono via via sostituiti dalle lavorazioni materiche sul tessile, da specchi rotti e dalla lobby dei saldatori del tondino d’acciaio, sempre ben rappresentata (saldatori ad elettrodo, non a filo continuo, purtroppo).
Anche se non sembrerebbe, gente che sa usare i materiali però nel mondo dell’arte ogni tanto la si vede.
Una sorpresa è stata il vedere i lavori di una galleria di Dubai, che portava due artisti non più giovanissimi, con opere grandi, ma fatte come a Paratissima, cancellando il mio preconcetto che a Dubai tutto dovesse essere enorme e dorato. Pare che non sia così.
Ho visto diversi artisti vestiti da artisti, ciospe che della ciospitudine d’elìte ne fanno bandiera, e alcune amanti da gallerista o critico, in questa fiera da sempre tipologicamente riconoscibili da distante, anche senza critico o gallerista presenti.
Rispetto alle edizioni passate quindi un accenno di cambio di registro.

Non credo precluda ad una rivoluzione in arrivo, ma almeno svuotiamo gli armadi.

Daniele D’Antonio

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