ARTISTA DIPENDENTE O AUTONOMO?

ARTISTA DIPENDENTE O AUTONOMO?

Ci sono due modi di essere (o di fare) l’artista.
L’artista può essere dipendente dalle ragioni di chi lo eleva a tale condizione distinguendolo dalla moltitudine (critico, storico, gallerista, committente o collezionista) o imprenditore di se stesso.
La stragrande maggioranza degli artisti contemporanei ragionano da dipendenti a busta paga, svolgono il lavoro richiesto e poco s’interrogano, basta che chi conta e lo determina sappia apprezzarlo, pochissimi sono gli artisti che ragionano da imprenditori di se stessi.
Un attimo, non penso a Murakami, Ai Weiwei, Koons, Hirst o Cattelan, quando penso all’artista imprenditore di se stesso, malgrado le apparenza, sono dipendenti dal mercato sotto forma della propria quotazione e valore d’investimento, che è il loro vero (e forse unico attrattore).
L’imprenditore di se stesso, non è il bastardo capitalista che sfrutta il lavoro degli altri, non quando si pensa all’arte.

“La stragrande maggioranza degli artisti contemporanei ragionano da dipendenti a busta paga, svolgono il lavoro richiesto e poco s’interrogano, basta che chi conta e lo determina sappia apprezzarlo, pochissimi sono gli artisti che ragionano da imprenditori di se stessi. Un attimo, non penso a Murakami, Ai Weiwei, Koons, Hirst o Cattelan, quando penso all’artista imprenditore di se stesso, malgrado le apparenza, sono dipendenti dal mercato sotto forma della propria quotazione e valore d’investimento, che è il loro vero (e forse unico attrattore).”

L’imprenditore di se stesso è l’artista che investe anche quel poco che ha sul suo lavoro e la sua idea dell’arte, gli Impressionisti sono stati veri imprenditori del loro linguaggio (altro che Steve Jobs).
L’artista imprenditore di se stesso può essere anche l’artista che espone soltanto nel suo studio e mostra i suoi lavori attraverso il web, imprenditore vuole soltanto dire essere senza padroni, come Monet, come Van Gogh, come Modigliani, come Pinot Gallizio, fuori da una catena di montaggio imposta.
L’artista che decide da solo è sicuro di lavorare con onestà per se stesso e non per qualcun altro, lavorare per qualcun altro è sempre pericoloso.
L’artista dovrebbe imparare a ragionare da imprenditore di se stesso il prima possibile e non perdere tempo prezioso ad ambire ad essere dipendente, alcuni consigliano ancora oggi agli artisti in formazione di preparare cartelle di lavori da mostrare in questa o quella galleria, a questo o a quello storico, ma questo è o no un approccio da artista inoccupato in cerca di lavoro?
Molti artisti contemporanei, come consigliava Marcel Duchamp nel secolo scorso, si autofinanziano il lavoro con un altro lavoro, se non è questo essere imprenditori cosa lo è?
Su questa mentalità bisognerebbe lavorare in Licei Artistici ed Accademie, sulla consapevolezza che ogni situazione può essere florida per l’artista, purché si abbia pelle dura e si sappia mettere in discussione le proprie certezza acquisite.
L’esperienze passano per la formazione di laboratorio ma anche sperimentandone la praticità.
Gli artisti dipendenti da un sistema d’attribuzione del lavoro, predisposto da altri hanno invece la certezza, quella di fare una vita creativa, dove gli altri ragionano al posto loro; ma non è meglio rischiare in autonomia e giocarsi le proprie carte?

Per essere artisti è necessario pensare di esserlo.


Pensare d’essere artisti non è qualcosa che necessita della conferma di addetti ai lavori, è piuttosto la capacità di ricavarsi spazi quotidiani dove pensare liberamente al proprio essere artista.
Non deve potere accadere, che passi una giornata senza potere fruire di spazi liberi di studio per il pensiero ed il processo creativo tradotto in istinto.
Questo spazio libero è il laboratorio, è il rapporto con la propria arte, è quello che distingue l’artista dal dipendente che ha sempre l’assillo del dovere dare di conto ad altri.

Fare almeno un disegno al giorno, dovunque ci si trovi, è appropriazione di spazio, è evitare che qualcuno vi disegni per sé al posto vostro, è sperimentare quotidianamente; vuole dire sondarsi, andare oltre, tenere presente le proprie relazioni dialettiche (e didattiche) di base, vuole dire concentrazione sulla propria ricerca tradotta in piacere del fare (flow model), vuole dire intensità, la tua intensità, sei tu che vuoi fare ed essere un artista, sei tu che hai degli obiettivi di feedback, che hai scelto di mostrare per osservare ed osservare per mostrare.

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