ARTISTA MEDIOCRE UCCIDE STORICA DELL’ARTE

ARTISTA MEDIOCRE UCCIDE STORICA DELL’ARTE

 
Chi mi conosce, sa bene che da sempre, coltivo un conflitto latente con chiunque cerchi d’intermediari il mio linguaggio artistico (galleristi, critici, storici, collezionisti, curatori…), ma nel nome di questo amo il confronto dialettico e didattico con chiunque abbia un ruolo formale di diffusione linguistica dell’arte.

Non arriverei mai a uccidere nessuno.

Perché lo puntualizzo?
Per quanto avvenuto al Museo Palazzo Grassi – Fondazione Pinault, dove hanno rimosso l’opera “Don’t let me darkness eat you up” (non farti divorare dall’oscurità), nell’ambito dell’esposizione collettiva “Untitled 2020”, perché l’installazione è stata rimossa?
Non per la solita censura, ma per il suicidio dell’artista Saul Flechter, dello scorso 22 Luglio a 52 anni, dopo avere ucciso la sua compagna, la storica dell’arte Rebecca Blum a Berlino.
L’opera in un primo momento era stata esposta, nel nome del tentativo dell’artista, di domare idealmente le sue oscure pulsioni con l’arte, poi è stata rimossa per scelta collettiva curatoriale, non si tratta quindi della solita censura, ma di un segno di lutto, in fondo Fletcher (amico di Brad Pitt) in questo momento attrae per questioni di cronaca nera e non per valutazioni oggettive del suo lavoro.
Per riabilitare il suo lavoro, in questo momento serve solo la storia, soltanto la storia potrà dargli ragione, il suo peccato originale è non solo il femminicidio, ma avere ucciso la storica dell’arte e curatrice, cosa sia successo in privato tra i due non possiamo saperlo, suppongo che che i due ruoli (artista e storica dell’arte-curatrice) in un turbinio di passione privata possano avere alimentato il raptus omicida in un crescendo quotidiano di conflittualità di coppia.
Certo, un artista può sempre e comunque affermarsi sulla storia, a prescindere dal suo vissuto privato, pensate a Caravaggio, ma il suo lavoro, nonostante un omicidio era storia del suo tempo, ancora oggi contemporaneo,  trovo debole e citazionista il lavoro di Flechter (non me ne vogliano i suoi collezionisti), ancor più inconsistente nel nome dell’omicidio, di chi in privato, con il polso della curatrice e storica dell’arte, ritengo l’abbia notato.
Benedetta sia la critica, ma quando si relaziona alla mediocrità, la mediocrità l’uccide.
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