Banksy, il solito “pacco” Cagliaritano

Cosa è una serigrafia?

Una stampa seriale, un multiplo, una cosa figlia di un originale riprodotto in maniera più meccanica che artigianale, una stampa serigrafica se vogliamo fare un ragionamento serio sul gesto e la ricerca artistica contemporanea, vale economicamente quanto un poster firmato, un libro con dedica personale, una cartolina con dedica, questa è una serigrafia autenticata dall’artista, una produzione non originale ma seriale concepita dall’artista per una dimensione di mercato minore, popolare ma dei non troppo poveri, una cosa nella tecnica anche un poco superata, Bob Marongiu per esempio ha un doppio livello di mercato, il quadro realizzato direttamente da lui che ha un prezzo, il medesimo stampato tramite plotter e ritoccato e firmato dall’artista, che ha un prezzo molto inferiore.

La serigrafia ha la stessa logica dei quadri al plotter di Bob Marongiu, un uso abbondantissimo ne ha fatto Warhol per le sue icone seriali che riprendeva dai media di massa, adesso immaginatevi voi, in un sistema dell’arte ridondante di falsari e rigattieri, quanto sia stato facile falsificare un multiplo di Warhol, chi può verificare il percorso di una serigrafia?

Mi raccontano che sono in circolazione serigrafie di un Mirò qualunque con lo stesso numero e tiratura di serio, proprio quel numero scritto a mano dall’artista che dovrebbe attestare l’autenticità del lavoro serigrafato e visto dall’artista.

Le serigrafie di Banksy, vi invito a verificarlo, potete ordinarle e acquistarle anche su ebay (prezzo base tra le 27 e 30 euro), su AmosArt il prezzo è su richiesta ma comunque ultrapopolare, lo stesso Banksy sovente con dei banchetti, consapevole del loro reale valore di mercato le vende a prezzi stracciati per suscitare un poco di clamore mediatico a costo zero, in altre parole stiamo parlando di “gadget” funzionali alla riproduzione e diffusione industriale e digitale del lavoro dell’artista, a dimensione poveri dell’arte, pezzi destinati a non andare mai oltre il salottino di chi li mostra agli amici e nel mercatino di chi li acquisterà e possederà convinto d’avere fatto l’affare della vita.

Riproduzioni serigrafiche che non verranno mai tritate in un asta da da Sotherby’s dopo essere state vendute per 1 milione di sterline (altra follia dal momento che la “Ragazza col palloncino” ha una tiratura di 600 copie e quel prezzo per non sgonfiarsi forse necessitava della tritatura in diretta), e in quanto tale resteranno poco romantiche, specchietti per le allodole di chi le possiede e le possederà, opere senza poesia, opere grafiche che attestano come Banksy nel linguaggio e nella ricerca sia un artista Accademico e ottocentesco mentre nel marketing è l’avanguardia di questo millennio.

La sua mostra a Cagliari?

All’inizio di questo millennio, ragionavo con un collega docente (ora in pensione) di Filosofia e artista Antonello Dessi, sull’andare a vedere una mostra al Castello di San Michele titolata “Modigliani e i suoi amici”, mi disse che ne sarei rimasto deluso e avrei capito presto come i grandi eventi espositivi pubblici gli artisti locali li etichettavano come il solito “pacco” Cagliaritano.

A distanza di tempo capisco esattamente cosa volesse dirmi, in quella mostra c’era forse solo un disegno e qualche appunto di Modigliani, ma d’altronde uno che cosa si aspetta di trovare in una città metropolitana che nel 2019 trova inutile e futile l’Alta Formazione Artistica al punto da essere l’unica in Occidente a non averla?

Cosa ci si aspetta di trovare in città incapace di produrre artisti che interessino realmente a quel mercato che attraverso le case d’aste le impone i rimasugli di Banksy per fare scena espositiva?

In coscienza vi scrivo che le serigrafie di Banksy valgono artisticamente quanto l’ultimo vincitore di X-Factor in esibizione live all’Auchan, attestano soltanto quanto e come Cagliari non voglia andare oltre la sua sedimentata e mediocre idea dell’arte come banale orpello d’appendere a una parete per dire “lo possiedo anche io, Banksy ha esposto anche a Cagliari”.

L’operazione Banksy muove da Bristol dove un’Accademia di Belle Arti c’è, l’operazione è figlia di quell’ambiente che attraverso mostre fake itineranti come quella Cagliaritana, servono solo a consolidare la bolla e la balla economica del fenomeno, sapete che vi dico?

A Banksy preferisco simbolicamente e semioticamente Bob Marongiu, non è da tutti autodeterminarsi come artista in un territorio privo di mercato dell’arte e Accademia di Belle Arti senza passare per nessuna intermediazione critica e curatoriale, perché se Banksy fosse nato nella periferia Cagliaritana, come artista non sarebbe mai stato.

 

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