“Barcones – viaggio nel profondo blu”, a Buon Compleanno Faber 2020

Col termine “barcone” in bittese vengono chiamati i balconi e, per estensione, le finestre.
Bitti, a 40 km da Nuoro, è il paese d’origine del pittore Nico Orunesu, da anni residente a Sassari.
“Barcones – viaggio nel profondo blu” è anche il titolo che Orunesu ha voluto dare ad un ciclo di 18 dipinti, che saranno esposti, per la prima volta, in occasione del Festival “Buon Compleanno Faber- sulle rotte di Fabrizio De Andrè”, che si svolge in vari centri dell’area vasta di Cagliari.
Quest’anno, alla sua ottava edizione, il festival è dedicato a Lorenzo Orsetti e a Carola Rackete.

Nel mese e mezzo in cui si dipana la rassegna saranno vari gli ospiti che porteranno la loro testimonianza sulle migrazioni e sul dramma degli attraversamenti dei confini. Da Padre Abba Mussie Zerai a Gian Maria Bellu, da Alessandro Negrini a Giuliana Sgrena, i membri degli equipaggi di tre delle navi ONG che operano nel Mediterraneo: Alberto Mallardo per Sea Wath, Riccardo Gatti per Open Arms e Alessandro Fanari per Mediterranea.
Fra gli svariati eventi artistici (cinema, musica, installazioni) che accompagnano e danno forma alla rassegna, ci sarà l’esposizione dei dipinti di Nico Orunesu del ciclo Barcones.
Dipinti nati anche dall’elaborazione (umana ed artistica) del forte impatto emotivo suscitato nell’artista dalla visione di una serie di foto molto conosciute del fotografo Massimo Sestini, http://www.massimosestini.it/.

Il ciclo “Barcones” ci aiuta a riflettere sul significato del vedere e dell’elaborare un dramma come quello delle persone che mettono in gioco tutto attraversando deserti, fiumi, mari, frontiere…
Ci aiuta a chiederci cosa vuol dire vedere, magari da un elicottero o con la mediazione di uno schermo televisivo; comunque venire a sapere e, in quanto consapevoli , comunque complici, diretti o indiretti, di quanto accade, anche per il solo fatto di godere dei privilegi che determinano tali drammi.  È un percorso “estetico” al seguito dei migranti nello loro rotte verso l’Occidente. Viaggi di mare per un’altra vita, spesso trovando la morte.
Per Orunesu un viaggio insieme al colore blu, un blu intenso, profondo, quanto può esserlo un colore che tende all’oscurità…
Tentativo nobile, quasi poetico e onirico, con esito vago e praticamente “inutile” quello dell’artista, nel suo obiettivo liberatorio, di riscatto, del destino dei migranti-naufraghi, per mezzo dell’opera pittorica… Musei e biblioteche sono da tempo colmi di quadri e volumi che non sono serviti né a riscattare né tantomeno a salvare i destini, sia dell’uomo in generale che quelli degli emarginati e dei discriminati di classe e di razza… Al massimo la rappresentazione di una “utopia visionaria” sui drammi e le ingiustizie umane. Al massimo uno specchio colorato di ciò che siamo, o della nostra cattiva coscienza.
In questo viaggio nel “profondo blu” si riscontrano “inquietudine” e “bellezza”… Le bagnarole del mare si lasciano dietro uno strascico che vorrebbe ammaliarci coinvolgendoci visivamente attraverso il colore, nella rotta di una salvezza impossibile…
Ciclo di 18 dipinti dove sembra che colore e destino parlino la stessa lingua e respirino la stessa aria: acqua, vento, onde, schizzi di schiuma salata… silenzio. Lo spazio colmo, saturo di materia apparentemente informe ma che rappresenta evidentemente una “massa umana” che colma il vuoto, deborda, si agita, sprofonda: un horror vacui che è esso stesso soggetto insieme al blu intenso del mare.
Una “Massa umana” che diventa segno, una cromia semantica che sfocia in gesto ribelle e liberatorio contro un destino di ostilità e di emarginazione.
Il “viaggio” verso porti e approdi, coste e isole che assumono la sembianza di forme respingenti, o di braccia che fingono accoglienza ma non sono che un abbraccio-trappola senza altra via di scampo se non quella dello sfruttamento… nel ricco Occidente. Allora il “profondo blu” è insieme salvezza e tomba, schiuma salata e sabbia, onda e canto divino nel quale lasciarsi annegare senza più forze, o nel galleggiare dentro un salvagente arancione in attesa di una nave che strappi i corpi all’acqua gelida, in un contesto di “profondo blu” che è libertà e morte senza fine.

La mostra sarà visitabile in concomitanza con l’ottava edizione di Buon Compleanno Faber, dedicato quest’anno a Lorenzo Orsetti e Carola Rackete. Alla Casa della Cultura di Monserrato dal 16 al 24 febbraio, e a Sinnai, Biblioteca Comunale, dal 29 febbraio al 16 marzo.
Orari e dettagli sulle pagine FB di Buon Compleanno Faber https://www.facebook.com/bcfaber2014 e di Associazione Madiba Sinnai https://www.facebook.com/Madiba.sinnai
Il festival, sotto la direzione artistica di Gerardo Ferrara, coinvolge alcune amministrazioni comunali e varie associazioni impegnate nel sociale, sulle tematiche cui la rassegna è dedicata e ben rappresentate dall’impegno di Lorenzo Orsetti e Carola Rackete, cui il festival è dedicato.

Per chi vuol saperne di più su Nico Orunesu:
http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=25124&v=2&c=2678&c1=2818&visb=1&t=1
http://www.regione.sardegna.it/index.php?v=9&s=17&xsl=2435&ric=2&c1=orunesu&c=4461&ti=

per contatti: nic.or@tiscali.Pieghevole

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