BATTISTI

BATTISTI

Mentre l’Italia fascista dilania la sua libbra di carne dando luogo ad un immondo festino, a quelli come me, comunisti da sempre e da sempre critici verso le avventure militari slegate dal movimento di massa della classe operaia, tocca il compito di cercare di condurre la lettura artefatta degli avvenimenti alla loro dimensione reale.

Si parla degli anni in cui i nuovi ricchi divenuti tali prima col mercato nero e poi con la ricostruzione post bellica, si sono aggiunti a quelli già prosperi con la prima guerra mondiale, col fascismo e con la seconda guerra mondiale.
E’ anche il periodo nel quale iniziano a farsi sentire gli effetti della crisi di sovrapproduzione, momenti in cui le conquiste dell’autunno caldo appena ottenute erano già rimesse in discussione.

Il gioco di sponda fra PCI e parte della DC faceva apparire come dietro l’angolo la concretizzazione del compromesso storico, l’ora x in cui i governi della borghesia sarebbero stati composti anche con il PCI.
Ma il tutto cozzava con l’opposizione decisa della parte di borghesia che intendeva risolvere la questione inerente il potere in modo classico.

In quest’ambito si collocavano sia i golpisti, sia svariati elementi della DC supportati dai servizi segreti e dai governi USA.

Il movimento del sessantotto privato di qualsiasi autentica possibilità rivoluzionaria dall’assenza di una forza egemone comunista, aveva già iniziato la ricerca per mitigare lo spontaneismo e il riflusso inevitabile dando vita ad una serie di organizzazioni più specificamente impegnate sul piano politico ideologico, ma questo non bastò per superare i limiti iniziali e neanche l’inevitabile riflusso del movimento.

La CGIL che aveva vissuto il suo momento di maggior forza con l’autunno caldo, inizia l’adeguamento dell’azione rivendicativa all’esigenza di condurre su un piano di collaborazione i rapporti col padronato, in linea con quanto, sul piano politico stava avvenendo fra PCI e DC.

Era il momento della “comprensione” sindacale dei problemi della produzione, che avrebbe portato, di lì a poco i sindacalisti ad immedesimarsi con i consigli d’amministrazione aziendali.
Tutto questo suscitava malcontento fra i lavoratori sotto attacco e non adeguatamente protetti proprio dopo che avevano potuto constatare la loro forza con l’autunno caldo.

Iniziò allora da parte del PCI ancora egemone fra i lavoratori e una parte del ceto medio, l’operazione d’identificazione anche ideologica con lo Stato della borghesia.

Questo elemento era presente anche prima, ma meno individuabile, soprattutto a causa della rivalità elettorale che, veniva scambiata da molti con la contrapposizione di classe.
Il gioco riuscì e rese evidente il velleitarismo di chi cercava la soluzione armata incurante dell’isolamento in cui si sarebbe sviluppata.

Intanto il paese era percorso da bande munite di armi ed esplosivo, con l’incarico, sotto la regia della CIA di destabilizzare la situazione generale, rendendo possibile il varo di misure repressive finalizzate alla soppressione delle libertà democratiche presenti in Costituzione.

E’ così che l’operazione opposti estremismi portò al varo di leggi liberticide in opposizione al dettato costituzionale, che tutt’oggi condizionano la vita dei cittadini.

Ora, ridurre gli anni di piombo ad un giudizio meramente morale sui protagonisti renderebbe un cattivo servizio all’obiettività storica.

Purtroppo è quello che sta accadendo, per la semplice ragione che le forze politiche di potere coinvolte, ancora oggi hanno la necessità che non si evidenzi la loro responsabilità sull’accaduto.

E poi, vogliamo scherzare? Dagli all’assassino!

Chissà, l’idea che lo sia più degli stragisti non cambia nulla, ma permette di dimenticare che, nell’Italia repubblicana chi ha stabilito le sue colpe lo ha fatto con metodiche e leggi da tribunale speciale.
Con le scelte di Battisti non posso che esprimere giudizio negativo come lo esprimevo allora, ma come allora devo dire che le maggiori responsabilità di quella pagina di storia sono da attribuire ad istituzioni sempre saldamente in mano all’Italia nera lorda di sangue, e al PCI il quale, anziché porsi alla testa del movimento operaio per difenderne gli interessi, preferì ancora piegare il movimento operaio alle proprie esigenze di potere.

G Angelo Billia

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