Brutto è l’archeologo (?) ignorante!

Brutto è l’archeologo (?) ignorante!

 
Quello dell’artista figurativo è un perpetuo orientarsi fatto di movimenti, movimenti e gesti che traduce in segni.
I segni l’artista non li crea e neanche determina, li dirige come un Maestro d’orchestra, filtrandoli, l’insieme dei segni filtrati li caratterizza con lo stile, il suo (che ne denota la “personalità” artistica), rivolgendoli all’altro: in questa modalità gli artisti configurano un proprio sistema operativo.
I linguaggi dell’arte figurativa, sono qualcosa che va oltre concetti come lingua, identità culturale e territorio di riferimento: l’umanità tutta, vive e sopravvive con i medesimi concetti, concetti che si verbalizzano in relazione alla propria cultura in infiniti modi, i linguaggi dell’arte sintetizzano concetti comuni all’umano.
I linguaggi dell’arte figurativa non dominano la natura dell’uomo, la connettono e integrano all’altro nel nome di una cultura comune: sintetizzano la nostra storia su questo pianeta!
La sintesi dei linguaggi dell’arte è determinata dall’istinto dell’umano: s’orienta attraverso le immagini.
I linguaggi scritti e verbali, non riusciranno mai a comunicare il sé all’altro, sono protocolli e sistemi di comunicazione rigidi, vincolati a un territorio.
Gesto e segno artistico non sono qualcosa di meccanico, sono contenuto espressivo vitale, sono una volontà relazionale che determina l’azione, sono linguaggio con “stile” che s’adatta all’ambiente.
Gesti e segni consentono all’artista un moto interiore che determina immagini compiute, processi animici e spirituali, in questa maniera si sono originate tutte le lingue dell’umano: tutto quello che siamo e pensiamo è impulso di rappresentazione.

L’artista è mortale, il flusso del suo linguaggio con impronta di stile no!

Non hanno senso discussioni sulla comprensione di un linguaggio artistico, non è il gusto artistico a essere oggetto della discussione, ma eventualmente si processa soltanto l’individualità dell’artista:
l’artista è quello che genera sistemi e universi linguistici, che non valgono soltanto per lui, ma per chiunque.
Incredibilmente ancora ci sono discussioni sui linguaggi dell’arte che vorrebbero scindere il bello dal brutto, come fosse vietato anteporre il brutto al bello o lo scialbo al profondo.
L’artista non è logocentrico, non è a disposizione di una comunità o di un territorio, le immagini sono anime delle immagini, nessuna localizzazione:
ogni singolo artista figurativo ha un unico sistema di riferimento, è un passeggero di vita cosmica, si nutre dello stesso linguaggio in ogni dove, il linguaggio lo si stilizza con l’essenza di sé (ingrediente che tutti gli artisti conoscono).
La vita dell’arte è banalmente la potenza della forma: non è imitazione, regola, tecnica, protocollo e schema, è istinto primitivo che precede la scrittura.
L’artista nel 2022, esprime ancora interiorità: questo nonostante circensi della politica e mestieranti improvvisati.
Il concetto nasce quando i segni assumono significato, poi scorrono nel tempo, talento è concettualizzare segni con stile personale (che è sintesi intellettuale).
Il linguaggio dell’arte precede la banalità del pensiero scritto via social network, la sua forza è forma simbolica e magica che non conosce mode (anche quando non è moda).
#AccademiaNuragica