Cagliari città artisticamente disadorna

Su un dialogo artistico necessariamente aperto, se qualcuno in veste ufficiale oppure in fascia tricolore in un’intervista su Cagliariartmagazine, datata Agosto 2015, pensasse di aver fornito delle risposte esaurienti ad un pubblico sempre più attento su scelte determinanti, su ciò per l’appunto é opportuno che egli si ricreda e indaghi peraltro sui perché la candidatura a Italiana della cultura non abbia potuto sortire gli effetti desiderati anzi si sia risolta non troppo positivamente, ciò al fine di poter ricevere una concreta auto-risposta!

C’è pur sempre tempo per riflettere sulle cause, senza vantar pretese di aver saputo tutto cogliere per il giusto verso!

Perché chi circola gioioso e sorridente nelle stanze del potere, sapendo di avere costruito castelli in aria, senza nulla lasciar trasparire evita per quanto possibile discorsi troppo approfonditi che possano intrappolare o far cadere in fallo il proprio ruolo nella rivelazione della piena incompetenza, Obbligatoriamente e quindi per ragion di popolo Sardo, che deve vedere, adeguando un termine, garantiti gli status symbol nelle proprie valenze nazionali, in questo caso meramente artistiche.

Noi ci sentiamo pronti a ribadire che Cagliari non è stata pronta a fornire delle spendibili icone generate da artisti all’interno di possibili e validi dialoghi su messaggi di crescita di un’arte mediterranea centralizzante continua e consistente.

Non solo musica come riferito, anche se la stessa può essere recepita in modo armonico e favorevole in un percorso di spirale logaritmica dalla coclea auricolare parlando di sezione aurea.

Ma lasciamo stare i sillogismi, i tempi in cui si parlava, ora ci si ripropone, di Capitale della Cultura Cagliari rimbombava di vuoto sordo e inutile in tutti gli spazi, non certo apprezzabili ad una presumibilmente competente giuria osservante.

I cartelloni stampati, non escludo significanti per il contenuto, solo parafrasato, lasciandomi attonito creando dei vuoti mentali, lasciavano o creavano dei dubbi sulla possibile esistenza di validi artisti locali.

Questo al lazzaretto, al ghetto degli Ebrei, Exma ecc.

O forse, qualcuno intendeva giocare ancora ai moschettieri dove a suonare le pietre era sempre lui mutuando, si diceva, a Parigi da Toffoletti?

Pietre già segnate dal tempo in modo artistico.

Forse qualcuno le apprezza ora in modo insignificante senza carpirne il valore perché mi capita spesso di vedere dei massi sulle rotonde viarie di Cagliari….

Bah. ho pensato fosse un Richard Serra anche di altri tempi poi a un discorso economico assurdo che toglie al paesaggio per dare alla città in modo inadeguato o ai privati imbecilli .

Da denunciare e condannare chi compie tali furti su pietre che già possiedono un’anima erose dal tempo e lavorate da Dio.

C’era e solo in detti momenti chi ricucendo gli strappi del telaio riusciva a compiere un lavorio che dava i segni pieni della nostra terra martoriata, paziente e incolume da coinvolgimenti luridi,.. ma non basta…!

Segni timidi giustamente scanditi, certamente validi, anzi validissimi ma che lasciano il tempo che trovano quali momenti sublimi ma isolati, cedendo spazio alle fagocitanti manipolazioni culturali italiane.

Forse avremmo dovuto creare un link artistico e culturale col museo di Masedu a Sassari per falsare una cultura artistica e un museo di arte contemporanea o forse col MAN di Nuoro chiedendo un possibile aiuto a Cristiana Collu.

E non vorrei, ribadisco il concetto di fondo non dovendo passare qualsiasi cazzata, che le placide interviste fatte su questo importante giornale possano condurre verso approdi troppo personalizzati, perché le risposte avute peccano di pochezza spirituale.

E il Museo di arte Contemporanea tanto pubblicizzato dalla Fondazione Scanu-Lecca di cui più non si parla?

Occorrerà abituarsi ai tempi Biblici di Casteddu.

Non dubito per ora!

Ma il pungolo della domanda è uno strumento di valore soprattutto rivolto a chi palesemente sa di non aver ancora contribuito,ogni riferimento è puramente casuale, alla creazione di un polo artistico per eccellenza quale l’Accademia di Belle Arti, al limite, anche di Accademia irta di ostacoli, diffusa per spazi utilmente ripartiti e percorribili.

Logicamente come per le alte facoltà e come per i nostri alunni, nomadi nell’impossibilità dello spazio unico.

Ho avuto l’impressione negli anni in cui ho insegnato nel Liceo Artistico di Cagliari che qualcuno abbia con un certo cinismo anzi sadicamente voluto giocare al massacro su di noi, deportandoci, nel pensiero che l’arte, il design e altro non siano dei punti di valore, anzi credo che ultimamente le espressioni verbali a riguardo non siano affatto mancate in modo altamente offensivo.

Riprendiamoci dagli attacchi!
Qualcuno disse: viviamo sulle spoglie del passato, Romanico, Gotico ecc. parlo di P.L. Nervi traendo da Kubach. Pensando poi a Kevin Lynch non riusciamo a dare molto alla comunità attuale se non appartamenti spigolosi e strade camionabili.

Squallore urbano e disumanizzazione portano perciò i giovani altrove.

Nella scarsa organizzazione sociale qualcuno calpesta queste spoglie divine in modo irruento, come nel cortile della centralissima chiesa del Santo Sepolcro dove, nei nauseabondi fiumi di birra espulsi durante la notte, al mattino i bambini giocano nonostante le pulizie non sempre efficaci.

Senza indagare sulla paternità di progetti esemplari che portano ai salotti all’aperto e senza nulla togliere nelle dovute competenze, vorrei solo sperare che qualcuno non si ammali di pietrite da lastroni di granito appiattendo l’aspetto del centro storico, eliminando i contrasti di percorso.

Città troppo disadorna nell’arredo urbano è quanto lamentano molti turisti e tale resterà a mio avviso fino al momento in cui le amministrazioni jn riferimento non si appelleranno a una idonea commissione di artisti atta a qualificare gli spazi urbani più suggestivi, scevra da intrusioni industriali troppo serializzanti, nella giusta attribuzione materica e scultorea verso una conservazione urbana appropriata in termini storici ed attuali escludendo decisioni incompetenti.

Nutro su ciò un presagio in termini di dies incertus et incertus quando.

Molte disattenzioni regnano incontrastate per errori e incompetenze imperdonabili su opere scarsamente offerte alla visione dei turisti come un Amedeo di Savoia dello scultore Andrea Galassi nella collegiata di S. Anna celato durante il periodo Natalizio scorso dallo stesso presepe e ivi scarsa pubblicità viene rivolta al Cristo del Nicodemo.

Oltre, in un percorso storico stupendo la copia scultorea in bronzo di Francesco Messina nell’atrio della facoltà universitaria rigidamente ostruita da un pannello esplicativo generò in me non poco fastidio.

Sono pochi esempi ma rendono credo un concetto più ampio se analizzato nei termini dovuti.

Ma in definitiva se dovessi dire in modo caustico ciò che penso su certi politici è che l’arte non li contamina affatto positivamente, anzi oserei dire che pensano solo alle poltrone e forse neanche quella (poltrona) Proust di Mendini li condurrebbe a interessarsi sui motivi artistici che hanno indotto l’autore a generarla perché su di essa sprofonderebbero e basta!

Ciò forse perché a qualcuno dell’arte e del futuro dei giovani non gli importa un cazzo!

Mauro Atzeni, Scultore e docente

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