Cagliari necessita di un’Accademia di Belle Arti?

Perché Cagliari necessita di un’Accademia di Belle Arti?

Un’Accademia non è solo un edificio dove si studia belle arti, è soprattutto un luogo che riunisce menti diverse e creative, dove ci si educa ulteriormente ad un pensiero libero, critico e personale (questo tipo di formazione inizia dal liceo artistico).

È sostanzialmente un luogo di libertà che produce libertà.

Considerata da sempre, insieme al liceo artistico, coacervo di drogati ed emarginati, se nata ora verrebbe proclamata la struttura più chic, trendy e friendly di tutti i tempi.

Da questa superficiale considerazione si evince però, quanto un’Accademia sia luogo di tolleranza, fratellanza e accoglienza.

Nell’ambiente di un qualsiasi liceo artistico è normale, sin dal primo giorno, aiutare e tutelare chi non ha gli strumenti, di qualsiasi tipo essi siano, per affrontare il percorso scolastico a parità di tutti gli altri studenti.

Nessuno scherno, nessun tipo di emarginazione.

Giusto qualche sano conflitto verbale durante le assemblee che, come ho scritto prima, fa parte di un sistema mirato alla formazione di un pensiero critico e personale che si completa nell’alta formazione artistica.

Questo clima di tolleranza, superficialmente criticato da chi in un liceo artistico non ha mai messo piede, è in realtà la chiave vincente che contraddistingue questo tipo di formazione.

Tornando all’Accademia, la figura del professore, classica limitata nomenclatura ministeriale, è in realtà una guida o, in senso orientale, un maestro.

Trovo interessante descrivere questa figura come colui che offre allo studente dei punti.

Questi, a seconda del percorso, possono diventare linee, cerchi, quadrati, forme in generale e di qualsiasi tipo, senza imporre nessun costrutto.

Anzi, si tende proprio a scomporre pezzo per pezzo quei pensieri prefabbricati, somministratici sin da bambini, per analizzarli e commentarli sempre in funzione a un’evoluzione personale che non si ferma alla mera professione ma che instrada ad una consapevole partecipazione sociale.
Perché è questo ciò che manca alla generazione zeta: spirito critico.

Questo sconosciuto strumento ai nati dal ’90 in poi, se non utilizzato analogamente alla ola da stadio e dunque al solo scopo di accettazione sociale, è in realtà un’arma molto potente.

Da accompagnare rigorosamente, come il ragù accompagna la pasta, ad una massiccia voglia di conoscenza e di arricchimento culturale.

È dunque compito di un “professore” da Accademia porre lo studente in una dimensione di riflessione ove si mettono in discussione quelle che, sino a quel momento, venivano considerate inconfutabili certezze.

Tendo a precisare che non si mettono in dubbio certezze scientifiche (non ho ancora intercettato terrapiattisti in accademia) ma il personale metodo di percezione di ciascuno.

Cagliari ha bisogno di giovani menti creative e sensibili al territorio.

Ha bisogno di liberarsi dalla casta di vecchie ronde, sempre pronte a mettere avidamente le mani zozze, tremolanti e raggrinzite su progetti, idee, spazi, rincorrendo il soldo ed una giovinezza che li ha giustamente lasciati indietro.

La nascita di un’Accademia porterebbe ad uno svecchiamento immediato della mentalità cagliaritana, regalando a molti giovani una motivazione in più per non abbandonare la provincia.

Giada G.Trudu

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