Candidato? Gradito a UE, mercato e Nato?

In un paese che avesse conservato un minimo di memoria del proprio passato, le ultime uscite di Conte sarebbero etichettabili come di un aspirante leader di un centro-sinistra vagamente socialdemocratico…
Nell’attuale scenario, dove ormai le categorie novecentesche minime sono diventate insulti, invece le proposte di Conte finiscono per essere oggettivamente al limite dell’eversione, dato che l’unico programma possibile è l’agenda Draghi.
Ecco quindi Di Maio, divenuto oramai di mestiere un populista pentito, che viene ripreso dalla stampa liberal ogni qual volta sostiene che i suoi ex compagni di partito sono dei sovversivi di professione, prezzolati dalla Russia e schiavi degli appetiti più biechi dei poracci.
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Teoricamente questa campagna elettorale doveva essere diversa da quella degli ultimi 30 anni:
il centro tematico infatti dovrebbe essere l’agenda Draghi, cioè un programma, e non più le presunte qualità e bassezze dei singoli leader di partito…
Invece siamo talmente abituati alle campagne elettorali incentrate sulle persone e non sui programmi, che anche questo giro mediaticamente la campagna si gioca tutta con l’essere pro o contro Draghi, e cio che Draghi “incarna”: competenza, equilibrio, serietà.
La novità presente questo giro invece è l’accentuazione parossistica di quanto i candidati dei diversi partiti sono graditi alla triade UE, Mercato e NATO.
Sono queste 3 istituzioni internazionali oramai le fonti di legittimazione dei politici italiani, e non la loro idea su cosa sia il bene del Paese.
Federico Leo Renzi