Carlo Deperu: L’attualità senza filtri.

Carlo Deperu nasce ad Iglesias, in Sardegna nel 1983. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Sassari dove consegue  il diploma di laurea nel 2008.                                                                                                                                       Dal 2010 vive e lavora a Berlino.

Carlo Deperu: L’attualità senza filtri .

Perchè nei tuoi lavori è spesso presente l’immagine dello scimpanzè? che cosa rappresenta?

L’idea sulle scimmie mi era venuta quando lessi dei libri sull’evoluzione della specie, grazie ai quali scoprii che confrontando il codice genetico dello scimpanzé con il genoma umano, si ottiene come risultato che la sequenza del DNA delle due specie è identica al 99%.

Questa scoperta mi fece pensare che in realtà molti umani questo 1% di differenza non lo usano oppure lo usano nella maniera sbagliata.

Per questo dipinsi le scimmie inserendole in specifici contesti umani, in cui queste figure non raccontano soltanto le nostre origini bensì anche la nostra intelligenza.

militar scimmia
“L’idea sulle scimmie mi era venuta quando lessi dei libri sull’evoluzione della specie, grazie ai quali scoprii che confrontando il codice genetico dello scimpanzé con il genoma umano, si ottiene come risultato che la sequenza del DNA delle due specie è identica al 99%.”

 

Nei tuoi lavori racconti anche della tua terra?

Se si quali sono e in che modo la racconti?

Sono contento di essere nato in Sardegna in quanto si tratta di un’isola stupenda che possiede una delle storie più affascinanti.

Il nascere e crescere su un’isola comporta anche una particolare percezione della parola confine, in quanto esso viene appreso imparando che l’isola offre su ogni lato una vista sull’infinito mare aperto.

Quest’ultimo diventa l’unico confine per chi cresce su un’isola e quando esso viene superato per la prima volta, si viene a scoprire quanto la Sardegna sia piccola, o perlomeno questo è l’effetto che ha fatto a me quando a 9 anni per la prima volta attraversai il confine con la nave.

Questa consapevolezza non danneggiò in nessun modo la visione positiva che io ho sempre avuto della Sardegna, ma portò alla luce la consapevolezza di voler superare il confine sempre più spesso per scoprire cosa ci fosse dietro le “Colonne d’Ercole”.

Adesso vivo all’estero già da diversi anni e alla domanda se io racconti la mia terra nei miei lavori devo però rispondere con grande certezza che no, non ho mai raccontato finora qualcosa che riguardi direttamente la Sardegna. Per quanto riguarda i miei lavori, mi pongo come obiettivo primario quello di raccontare la società nella quale vivo, mi limito a pertanto a trattare argomenti che riguardino il più possibile una grande fetta della società contemporanea.

Inoltre, fino ad ora, ho sempre escluso ogni possiblità di poter raccontare me stesso nelle mie opere, lo troverei noioso, inutile e banale.

Esiste una categoria di artisti che invece raccontano liberamente sé stessi nei propri lavori non rendendosi conto che è come se creassero degli account di Facebook utilizzando però un altro codice di scrittura, in cui raccontano comunque la propria vita ad un pubblico che, nella maggior parte dei casi, è completamente disinteressato, in quanto a sua volta concentrato su sé stesso.

La risposta è pertanto che non ho mai volontariamente raccontato la Sardegna nei miei lavori, non ho mai sentito la necessità di farlo, forse perchè fa parte di quel me stesso che non intendo raccontare attraverso l’arte.

 

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“Inoltre, fino ad ora, ho sempre escluso ogni possiblità di poter raccontare me stesso nelle mie opere, lo troverei noioso, inutile e banale. Esiste una categoria di artisti che invece raccontano liberamente sé stessi nei propri lavori non rendendosi conto che è come se creassero degli account di Facebook utilizzando però un altro codice di scrittura, in cui raccontano comunque la propria vita ad un pubblico che, nella maggior parte dei casi, è completamente disinteressato, in quanto a sua volta concentrato su sé stesso.”

 

In “Vegan Solution” rappresenti un maiale che , come mi hai spiegato, fa l’harakiri , è una cosa ironica ?

Vegan solution è una chiara provocazione diretta a quei vegani che adottano questo stile alimentare per espiare il proprio senso di colpa.

In questo quadro il maiale si suicida,  permettendo dunque anche al vegano di poterlo mangiare in quanto essendosi tolto volontariamente la vita, e non esssendo stato ucciso per mano umana, non impedirebbe nemmeno ad un vegano di poterlo mangiare, in quanto nessun senso di colpa si porrebbe tra il desiderio di cibarsene e l’etica del rispetto incondizionato della vita.

Da qui viene pertanto il titolo “Vegan Solution”.

Ci sarebbe da fare un lungo discorso su quanto una filosofia come quella vegana sia oggigiorno applicabile (per quanto io trovi che questo stile alimentare non sia interamente sbagliato) e quanto stia diventando invece una moda che permette all’ uomo medio di sentirsi “buono” non mangiando carne e derivati ma comprando, ad esempio, tantissimi alimenti di soia, le cui coltivazioni su scala mondiale sono quasi interamente gestite dalla stessa azienda multinazionale che possiede i più grandi allevamenti intensivi del pianeta.

In questo modo, pur smettendo di mangiare carne e derivati, si continua a finanziare gli allevamenti intensivi, cosa che a mio parere andrebbe sempre e comunque evitata.

 

vegan solution
“In questo quadro il maiale si suicida, permettendo dunque anche al vegano di poterlo mangiare in quanto essendosi tolto volontariamente la vita, e non esssendo stato ucciso per mano umana, non impedirebbe nemmeno ad un vegano di poterlo mangiare, in quanto nessun senso di colpa si porrebbe tra il desiderio di cibarsene e l’etica del rispetto incondizionato della vita.“

 

 

Silvia Manca

 

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