Caro “ex” Sindaco Baire…

Stamattina mi son svegliato…

Caro ex sindaco Efisio Baire, svegliarsi la Domenica mattina e ritrovarsi nel bel mezzo di un attacco politico a un’amministrazione politica che ha chiesto di sviluppare un progetto plastico scultoreo nell’interesse della comunità dove risiedi è da mettere in conto se per scelta di vita, si risiede nell’unica isola con una città metropolitana ancora nel 2019 priva d’Accademia di Belle Arti e dove si confondo uccellagione, arte contemporanea e patrimonio storico della memoria, dove si confonde un canone simbolico estetico proiettato in una dimensione contemporanea rivolgendolo al futuro e l’archeologia.
Replico non per prendere le difese del Sindaco Francesco Dessì e dell’amministrazione comunale, dal momento che non vi è necessità, le buone e le cattive amministrazioni si offendono o difendono da sole e i risultati elettorali degli ultimi due mandati a Capoterra parlano da soli, replico perché non è bello per conquistarsi piccoli spazi mediatici locali, fare degli artisti (perché a mezzo stampa il giornalista Ivan Murgana ci chiama così, io preferirei la definizione di scalpellini) residenti un bersaglio mobile politico, replico per dimostrarle che anche gli artisti (scalpellini) sanno scrivere, e con il loro lavoro, linguaggio e ricerca sono un media funzionale a tramandare il vissuto e la memoria linguistico e culturale di un territorio.

Tra l’altro mi perdoni ex Sindaco Efisio Baire, cosa avrebbe lei mai fatto per l’arte e la cultura contemporanea residente a Capoterra?

Non mi risulta che lei Efisio Baire, ex sindaco di un Comune oggi d’area metropolitana Cagliaritana, abbia mai preso posizione riguardo all’anomalia tutta isolana di una intera area metropolitana (a Capoterra come a Monserrato) ancora priva d’Alta Formazione Artistica nel 2019?

Sa quanti studenti da Capoterra anno dopo anno conseguono la maturità artistica e altri con altri percorsi di studio vorrebbero proseguire con un percorso d’Alta Formazione Artistica e non possono farlo?

Conosce il lavoro degli artisti che risiedono a Capoterra nonostante tutto?

Lei, al di la delle polemiche mediatiche cavalcate con lettere strategiche, ha mai lavorato per lo sviluppo e la messa a sistema dell’arte e degli artisti nel territorio che amministrava politicamente per consegnarlo alla memoria?

Che progetto ha o avrebbe Efisio Baire per riqualificare l’ex cantina sociale di Monserrato?
Pensa a un resort, a un museo della produzione industriale etilica del luogo comune o nel nome di un luogo veramente comune dell’arte e della cultura residente in prospettiva futura configura questa benedetta Accademia di Belle Arti assente da secoli nel sud di quest’isola benedetta dal clima ma non certo dalla stragrande maggioranza delle sue amministrazioni politiche?

Trovo francamente anche imbarazzante che un ex sindaco di Capoterra non abbia presente la storia nuragica di Capoterra, Capoterra nasce nuragica, tracce d’insediamenti nuragici sono a Carruba Durci, Monte Arrubiu e Cuccuru Ibba; intorno al nuraghe di Cuccuru Ibba si sviluppo una fiorente officina litica locale, lo ripeto: intorno al nuraghe Cuccuru Ibba si sviluppo una fiorente officina della pietra locale, ci è mai stato?

Anche questo patrimonio è fatiscente, perché non lo menziona nel suo affondo politico?

Ovviamente le sorti della chiesa di Santa Barbara e San Girolamo stanno a cuore a tutti, ma lei pone tutto sullo stesso piano con binari ferroviari e uccellagione, ma siamo seri?

L’uccellagione sarebbe la tradizione artistica e culturale da preservare a Capoterra?

Nel 2019, l’uccellagione e dei binari ferroviari dovrebbero tradursi in specificità turistiche e culturali per il territorio?
Un turista da Barcellona o da New York, da Napoli o da Roma, dovrebbe interessarsi dell’uccellagione Capoterrese?

Ma poi le risulta che i nuragici non fossero cacciatori?

A questo punto facciamo anche la Saras patrimonio dell’umanità e consideriamo nullo il valore del Nuraghe a Sarroch, come la vede ex sindaco?

Il patrimonio esistente a Capoterra come altrove lo si sostiene e tiene in vita facendolo dialogare con il presente, altrimenti si sommerge tutto, come da sempre avviene nella storia dell’isola.

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