Casa Pound al Salone del libro

Il problema del Salone del libro non è se andarci o no perché è presente la casa editrice di Casa Pound, Altaforte.

Ormai il guaio è fatto.

Il vero problema è che questa risibile editore, con pochi libri in catalogo, tra apologie degli squadristi e riproposizioni furbastre di libri di Lovecraft o Sombart, non doveva essere invitato o doveva essere rifiutato – e questo perché con pochi clic si poteva scoprire facilmente che il suo “amministratore delegato”, Polacchi, è un picchiatore di casa Pound, pluripregiudicato, accoltellatore e bastonatore.

Qui non c’entra la censura, perché nessuno si sogna di proibire i libri di Altaforte, ma semplicemente il buon senso da parte di una iniziativa privata che, fino a prova contraria, non è obbligata ad accettare chiunque (perché allora, se Altaforte va bene, non accettare l’iscrizione di negazionisti della Shoah, autori di opuscoli nazisti ecc.?).

Il vero problema, inoltre, è che nessuno traccia più una linea tra spazio culturale democratico e spazio culturale fascista.

E così abbiamo un Ministro dell’interno, Salvini, che si fa pubblicare da casa Pound, nota per le sue iniziative violente e illegali, la Rai emiliana che fa un servizio apologetico su Predappio e tutti gli episodi di inclusione del nazifascismo nella cultura ufficiale.

Senza che la magistratura si degni di applicare la legge Scelba e quella Mancino, che vietano non solo la ricostituzione del partito fascista, ma anche l’apologia del fascismo.

Quello che avverrà ora è che scuramente ci saranno torbidi al Salone del libro, ciò che farà piacere a Casa Pound, che incasserà una bella pubblicità gratuita.

La stupidità dei democratici è la migliore alleata del fascismo.

Alessandro Dal Lago

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail