CASO CUCCHI

CASO CUCCHI

Viva le donne separate!

Alè!

Stamane ogni commentatore televisivo, qualcuno li chiama giornalisti, è scatenato per dimostrare il grande successo della Legge sul caso Cucchi.

I casi sono due, o sono rincoglionito del tutto, o il caso “Cucchi” si risolve per merito di una moglie separata incazzosa che riferisce al Magistrato i discorsi con l’ex marito carabiniere.

Che dire?

Un tempo, sognando avremmo affermato che la giustizia trionfa sempre. Eravamo giovani e i morti ammazzati di Modena, di Reggio Emilia, di Avola, Battipaglia, ecc, eravamo indotti a credere fossero l’opera odiosa del personale fascista sfuggito (graziato) all’epurazione.

Ma poi venne una sequenza infinita di morti, politici e no, a cui si aggiunse la macelleria messicana del G8 e dell’anno precedente, con i disoccupati organizzati napoletani.


I nostri baldi giovani in divisa partivano volontari, opportunamente stimolati economicamente, per le guerre decise in “alta sede” estera e quando tornavano in una bara giù lacrime per gli “eroi”, mentre il silenzio, istituzionale e no, copriva il massacro di civili che avevano supportato.
Lì, in queste occasioni l’esercito, con l’arma dei carabinieri, ha tratto nei “democratici” cervelli dei politici di potere e di quelli inconsistenti di molti italiani, la legittimazione per esercitare l’ordine pubblico come in un qualsiasi paese dittatoriale.
Ma anche questa, ormai, è storia vecchia, sedimentata a nascondere l’uso disinvolto delle misure anticostituzionali.


Ci voleva una moglie incazzata, che probabilmente per anni ha convissuto tranquillamente col CC e che poi, dopo la separazione ha denunciato.

E ci voleva la tenacia di una sorella, che senza questo particolare avrebbe speso la vita nella ricerca di una verità destinata a non emergere mai.


Va detto!

A mio modo di vedere, per un caso che giunge a conclusione positiva, ma non è ancora detto, c’è una coda di moltissimi altri casi destinati all’oblio perenne, lo stesso che alberga, ormai, in tanti cervelli all’ammasso, che sono emuli di quelli che permisero l’avvento del fascismo.

G Angelo Billia

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