Castello, quartiere interrotto

Quartiere interrotto

Cagliari, 13 gennaio 2018

Cagliari è una città nata con due quartieri e due appendici.
E’ anche una città che ha il caso forse unico di avere un quartiere il cui nome, nella versione dialettale, è una piena sineddoche.
Casteddu.

Il quartiere nobiliare che è la parte per il tutto.

Come tutti i nobili che si rispettino, da un bel po’ è da considerare decaduto.

La svolta decisiva al suo destino avvenne quanto bacaredda, quello che forse è da considerare il sindaco più decisivo e incisivo della storia cittadina, spostò d’autorità il baricentro dirigenziale dalla città dall’acropoli dove nacque alla via roma.

Quindi un passaggio dalle rarefatte atmosfere del quartiere nobile alla strategica collocazione fra porto, stazione centrale, portici dello struscio borghese e cuore pulsante commerciale.
Davanti il mare, di fianco i treni, a ridosso vie larghe con negozi, locali e poi banche.
Per decenni castello cola a picco, diventa terra di nessuno, viene espugnato da pretendenti poco graditi, malgrado il reverente amore che qualsiasi cagliaritano consapevole ha seguitato a tributargli.

“Davanti il mare, di fianco i treni, a ridosso vie larghe con negozi, locali e poi banche. Per decenni castello cola a picco, diventa terra di nessuno, viene espugnato da pretendenti poco graditi, malgrado il reverente amore che qualsiasi cagliaritano consapevole ha seguitato a tributargli.”

Qualche tempo fa, contro ogni previsione è rinata l’area di santa croce, che ha visto il recupero del cosiddetto ghetto con un pregevole centro culturale comunale, la nascita della facoltà di architettura e la riqualificazione del bastioncino tramite (devono ammetterlo anche i più critici) l’operazione lungimirante legata al libarium.
Il bastione di sant remy, spettacolare piazza sospesa, si libera da degradanti usi impropri, vede rinascere il caffè degli spiriti e il collegato bar de candia, diventa un rifugio per scrutatori d’orizzonti e fantasticherie.
Dal 2010 ho passato cinque anni indimenticabili, compiendo il tragitto quotidiano dalla mia appendice est di villanova per assolvere al privilegio di accompagnare le mie figlie alla scuola elementare pubblica di santa caterina. Per chi sa di cosa parlo, la scuola più bella del mondo. E per anni mi sono perso fra giri nei vicoli, foto di scorci e panchine, caffè e riflessioni su quanto valesse vivere qua e non altrove.
Nel 2011 ho sostenuto la svolta politica della mia città.

Non ho dubbi di aver fatto bene e l’altr’anno ho confermato la mia scelta. Pur fra tante perplessità e persino errori e inciampi, sono convinto che cagliari sia rinata, che in prospettiva possa persino volare come mai è successo.

Ho un lungo elenco di realizzazioni che ho apprezzato, dal nuovo poetto al giardino sotto le mura, da piazza garibaldi alla riqualificazione di villanova. Mi spingo ad affermare che persino la maggior parte delle vituperate rotonde siano state ben concepite.

Ma poi, da elettore recidivo mi prendo la libertà di criticare quel che mi sembra mal pensato, a cominciare dall’organizzazione della zona pedonale di villanova ovest, sino al paradosso di via roma pedonale, alla mediocrità dei materiali scelti per le ripavimentazioni di vie e piazze.

Lo faccio senza accettare l’etichetta di “murrungione”, definizione meschina e vagamente vigliacca usata come riflesso pavloviano per non rispondere agli accenti critici, spesso invece sacrosanti.
Ma a fronte di tante opere e iniziative che in città hanno fatto discutere e diviso le opinioni come è giusto che sia, facendoci diventare una città viva dove ci si confronta di continuo, c’è castello.

Casteddu, la sineddoche.

La parte per il tutto.

Il nobile decaduto a cui non si è portato rispetto.

Per motivi imperscrutabili, qualcosa si è accanito contro questo quartiere chiave.

Non so se sia il destino, ma mi viene da sperarlo.

Il bastioncino di santa caterina da oltre cinque anni è bloccato da un eterno cantiere archeologico, che sarà pure stato sacrosanto, ma è diventato esasperante e ha privato l’uso di quello spazio soprattutto per i ragazzini della scuola.

La scalinata principale di saint remy è chiusa per restauri da un tempo inaccettabile, con il quale si sarebbe potuto rifarla da capo. Il frequentissimo blocco degli ascensori del lato est della rocca sono protagonisti di una patetica gag legata al loro incorreggibile malfunzionamento e che in combinato disposto che il blocco della scalinata limita alla sola sfiancante salita di via mazzini l’accesso al quartiere da sud-est.

Il bellissimo giardino sotto le mura continua peraltro a esser privo del previsto punto di ristoro e arginato da impresentabili transenne da cantiere che lo sfregiano da sempre.

La ztl di castello ha orari cervellotici, diversi senza che ci sia un senso rispetto agli altri quartieri storici.

Le viuzze sono tormentate dalla presenza di troppe automobili, senza che ci sia un argine nemmeno per i non residenti. E si potrebbe andare avanti a lungo con l’elencazione dei guai.
La perla è però la ormai cronica chiusura di via mazzini, che esclude la tradizionale e uscita delle auto dal quartiere verso sud, costringendo a snervanti e tortuosi giri i residenti e per la quale è stata proposta un’unica e tardiva spiegazione da parte del comune.

Motivi di sicurezza anti-terrorismo.

Pare che qualcuno, senza arrossire o ridere, abbia sostenuto che un fantomatico autoarticolato (forse della ditta nonna isis) possa magicamente varcare la stretta porta dei leoni e piombare sull’inerme folla di piazza martiri, che a quel punto legherebbe al suo nome un ulteriore infausto destino.
Oggi pomeriggio, per una condivisibile iniziativa di quartiere capeggiata da monica zuncheddu, una pacifica folla ha manifestato con un ironico flash mob contro le vessazioni che castello continua a subire. E che sono francamente inquietanti.

Tutti indossavano una parodistica fascia da sindaco, realizzata coi nastri bianchi e rossi usati nei cantieri stradali. E’ stato letto il proclama che il sindaco formulò a suo tempo e che illudeva il quartiere di essere incamminato verso destini magnifici e progressivi.

Per dirlo alla casteddaia, “eja, dev’essere”.
A me, da elettore convinto e recidivo, è venuta una infinita tristezza.
Faccio i migliori auguri al quartiere nobile che non merita questa ignobile decadenza. Anche perché è una parte, ma da sempre rappresenta il tutto di questa benedetta città, da brava sineddoche.

Roberto Murgia

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