Cat Calling: tutto diventa reato nulla sarà reato.

CAT CALLING
Cat***, la femminista passionaria della classe IV, alza la sua mano digitale.
– Professò! Oggi possiamo discutere di catcalling?
– Ancora con ‘sto cazzo de catcalling… A dire il vero dovremmo parlare di quel maschilista di Napoleone, altro che catcalling!
– La prego professò! È importante per noi…
– Ma sì dai. È sempre il momento buono per parlare di catcalling!
L’argomento è veramente trend-topic anche tra i giovani.
Gli studenti sanno perfettamente di cosa si tratta e le posizioni interne alla classe rispecchiano quelle della società civile e quindi le prospettive sono molto diversificate.
Sento comunque la necessità di specificare che il dibattito verte prevalentemente sull’opportunità di rendere questa pratica biasimevole una fattispecie penale, come lo stupro, il furto e l’omicidio.
Cat*** e altre due ragazze raccontano le loro esperienze.
Sono incazzate, nel corso del tempo (e hanno 16 anni!) hanno ricevuto tanti complimenti non richiesti, sguardi lascivi, battutine sconce e tutto il becero repertorio sessista che ben conosciamo.
La classe – compresi gli studenti più scettici verso l’attenzione mediatica che si sta dando al fenomeno – ascolta le sofferte testimonianze delle compagne in religioso silenzio.
Segue il dibattito. È chiaro cha la questione si muove intorno al confine, a volte sfumato, tra morale e legge.
Come ne veniamo fuori da questa impasse?
Educazione – scuola – cultura o una bella legge ad hoc che renda il catcalling un reato con tutto ciò che la sfera penale può comportare (fedina sporcata, lunghi processi ed ingenti spese, eventuale carcere)?
La mia opinione già la conoscete ma dalla discussione sono emersi tre esempi che mi sembrano interessanti perché mostrano come tendiamo spesso a confondere l’ambito della legge con quello della morale.
1 – Il mio vicino di casa è vecchio, malato e solo. Nessuno lo va a trovare. So che sta male, so che vorrebbe che qualcuno gli tenesse compagnia negli ultimi giorni della sua vita ma me ne fotto.
La mia è un’azione morale enormemente spregevole?
Assolutamente sì.
Ho commesso forse un reato? Neanche per sogno.
2 – Parcheggio il mio SUV in un posteggio riservato ai disabili. Arriva un’utilitaria, si abbassa il finestrino e si affaccia una donna tetraplegica che mi fa segno di lasciarle il posto.
Me ne fotto allegramente.
Chiamasse pure i vigili, tanto col cazzo che verranno e al limite mi daranno una multa.
La mia è un’azione morale assai spregevole?
Con ogni evidenza sì.
Ho commesso un reato?
Assolutamente no.
3 – Una zingara senza mascherina con figlio al seguito mi si avvicina chiedendomi degli spiccioli.
La guardo infastidito e schifato e mi allontano rapidamente.
La mia è un’azione morale spregevole?
Sì.
Ho commesso un reato?
No.
Le tre fattispecie raccontate sono almeno altrettanto gravi del catcalling (per me lo sono molto di più ma è una mia opinione) e NON sono reati.
Ecco, io ritengo che un sistema politico che delega ogni problema sociale e culturale alla magistratura e alla giustizia, magari introducendo a ogni piè sospinto nuove fattispecie penali – in una situazione peraltro in cui le carceri sono drammaticamente sovraffollate e le aule di tribunale oberate di arretrati – sia un sistema malato, che di fatto non garantisce i diritti di nessuno.
Se tutto diventa reato nulla sarà più reato.
Piero Tomaselli
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