CATALOGNA E MOVIMENTO COMUNISTA

CATALOGNA E MOVIMENTO COMUNISTA

Vorrei fosse chiaro che non intendo far parte del circolo eterogeneo dei custodi del “verbo” sbattendolo in faccia a chi non la pensa come me, semplicemente, la questione catalana presenta risvolti che vanno oltre la stessa Spagna e per questo credo sia impossibile esimersi dal dare un giudizio utile, se non altro, ad alimentare un dibattito necessario sulle strade percorribili oggi dai comunisti.
Sono un sostenitore dell’idea che quando si possono creare spaccature nelle file del nemico, questa strada vada battuta, senza per questo abiurare ai grandi compiti strategici.

E’ fuor di dubbio che oggi, per la classe operaia europea il nemico da scompaginare sia l’imperialismo europeo stesso.

Questa battaglia, però, deve essere condotta senza ignorare i limiti attuali del movimento comunista e ponendosi il problema del loro superamento.
In Europa la parcellizzazione del movimento comunista ha molteplici cause che non è il caso qui di esaminare, serve, invece, richiamare il dato di fatto da essa prodotto a livello della classe operaia.
Non è mai stato facile, nemmeno nei momenti storici più propizi, indurre sia la comprensione del proprio essere classe oggettivamente rivoluzionaria, sia soprattutto della necessità di divenirlo soggettivamente e a livello internazionale.
Oggi poi, con la maturazione europea degli imperialismi nazionali, nel momento in cui il dispiegamento del suo potere sovranazionale impone le proprie regole sciagurate, creando la finzione di una parcellizzazione selettiva verso le singole nazionalità del suo intervento autoritario, è stato facile convincere le masse disorientate che il fulcro del problema stia tutto nella propria nazionalità tradita.
In fondo questo, unito alle contraddizioni intercapitalistiche, ha fatto sì che tanto maggiore è stata l’azione perniciosa europea nei confronti delle masse lavoratrici, tanto maggiore è stata la loro ritirata nazionalistica.
La Grecia è, per il momento, l’esempio più calzante dei risultati delle battaglie in solitudine, così come non manca l’esempio della magnifica battaglia francese contro il Giobs act, finita anch’essa come sappiamo.

Inutile dire che, perdendo ogni consapevolezza di classe, anche fra la classe operaia il messaggio nazionalistico non solo prende vigore, ma in nome di una supposta superiorità-originalità nazionale tradita, annulla ogni impeto rivoluzionario, ponendosi al servizio di chi, in nome di una gestione migliore cavalca qualsiasi bestialità, partendo dal razzismo e dalla xenofobia, annullando qualsiasi possibilità reale di una sia pur minima battaglia per l’emancipazione dei popoli.

Ciò detto telegraficamente, affermo che se l’arretramento dell’imperialismo europeo dovesse avvenire su basi nazionalistiche (non accadrà perché le borghesie nazionali hanno fatto un salto di qualità difficilmente reversibile), costituirebbe, dal punto di vista dell’emancipazione sociale un arretramento ancora peggiore dell’attuale.
Ciò che accade in Catalogna, pur risentendo in parte delle pulsioni nazionalistiche presenti in altri paesi europei, presenta delle originalità, non solo storiche, che meritano di essere considerate.
L’azione del governo spagnolo e la presa di posizione del Re, dice a tutt’Europa che il popolo catalano, oltre a subire l’oppressione dell’imperialismo europeo per il tramite del governo spagnolo, vive ancora con un sistema-stato regolato dal franchismo, nell’ambito del quale l’opera del Re ha una funzione di supporto.

“Ciò che accade in Catalogna, pur risentendo in parte delle pulsioni nazionalistiche presenti in altri paesi europei, presenta delle originalità, non solo storiche, che meritano di essere considerate. L’azione del governo spagnolo e la presa di posizione del Re, dice a tutt’Europa che il popolo catalano, oltre a subire l’oppressione dell’imperialismo europeo per il tramite del governo spagnolo, vive ancora con un sistema-stato regolato dal franchismo, nell’ambito del quale l’opera del Re ha una funzione di supporto.”

Non a caso la Catalogna rivendica il sistema repubblicano.
Questa considerazione da sola è sufficiente a classificare l’imbecillità, oltre che la malafede, di chi traccia arbitrariamente un parallelo fra il secessionismo leghista e quello catalano.
L’imperialismo europeo, a dispetto di chi diceva che non l’avrebbe fatto, ha preso posizione sostenendo il governo spagnolo, così come stanno facendo i loro uomini di fiducia nei vari paesi, non ultimo Gentiloni.
In effetti sarebbe stato contraddittorio se fosse avvenuto il contrario, visto che l’affanno principale sino ad oggi è stato quello di ridurre al rango di sudditi consenzienti i popoli europei, anche dal punto di vista istituzionale.
Di fronte a questa situazione assisto a prese di posizione provenienti dal mondo comunista, che oscillano dalla riproposizione schematica degli scritti dei maestri, spesso appiattendo l’analisi escludendo qualsiasi specificità degli avvenimenti, fino a giungere a chi, al contrario, vede in ciò che accade in Catalogna qualcosa da cavalcare a prescindere, individuando nel nazionalismo la leva capace di sovvertire l’Europa imperialista.
Purtroppo, dico purtroppo perché appoggio l’anelito democratico di larga parte degli indipendentisti catalani, credo proprio che sia una battaglia persa.

Le forze in campo pro e contro sono schierate; per far prevalere le ragioni dei lavoratori catalani e aprire con la loro vittoria una breccia, attraverso la quale far passare l’inizio delle vittorie, o anche semplicemente delle battaglie coordinate dei lavoratori europei, occorre la presa di coscienza della classe operaia catalana, spagnola ed europea.

Sono dell’opinione che solo facendo prevalere la componente di classe dello scontro e attraverso questa creare una saldatura con le istanze della classe operaia europea si potrà impedire la capitalizzazione degli avvenimenti da parte della borghesia sia catalana che spagnola.
Purtroppo realismo vuole che la cosa appaia di là da venire, al pari del processo politico ideologico capace di far superare le chiese e chiesuole comuniste del vecchio continente, impegnate senza eccezioni a gestire in perfetta solitudine i propri fallimenti.

“Sono dell’opinione che solo facendo prevalere la componente di classe dello scontro e attraverso questa creare una saldatura con le istanze della classe operaia europea si potrà impedire la capitalizzazione degli avvenimenti da parte della borghesia sia catalana che spagnola. Purtroppo realismo vuole che la cosa appaia di là da venire, al pari del processo politico ideologico capace di far superare le chiese e chiesuole comuniste del vecchio continente, impegnate senza eccezioni a gestire in perfetta solitudine i propri fallimenti.”

Il momento in cui l’imperialismo europeo esercita un attacco generalizzato alle masse lavoratrici, fino a giungere a coinvolgere i settori privilegiati della società definiti ceto medio, tradizionale cuscinetto e specchietto per le allodole della classe operaia, l’immaturità del movimento comunista rappresenta il freno soggettivo principale alla presa di coscienza delle masse lavoratrici.
E’ vero, la borghesia dispone di strumenti di convinzione illimitati, ma la capacità del nemico non può essere lo schermo dietro al quale nascondere le proprie incapacità.

G Angelo Billia

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