Centodiciassette e…

Centodiciassette e…

Se c’è una cosa che sappiamo fare bene è l’elaborazione del lutto.

Qualcuno attribuisce questa capacità al lavoro degli psicologi, qualcun altro alla fede e altri ancora all’immane crescita letteraria ad esso dedicata.

Chiarendo che quanto dirò non si riferisce per nulla alla perdita dei congiunti sulla quale non intendo assolutamente entrare, specifico che mi riferisco ai lutti collettivi, di quella parte d’umanità che s’identifica coi propri simili.

In effetti, non c’è avvenimento ripugnante che comporti la probabile perdita di una parte di genere umano, messo in campo dal capitalismo, che non abbia avuto il suo riscontro in vibrate proteste delle persone per bene.

Manifestazioni, resistenza passiva, bandiere della pace sventolanti, solidarietà ostentata a più non posso e alla fine pianti.

Pianti addolorati, rabbiosi, disperati, celebranti l’ennesima sconfitta in una guerra combattuta da una parte sola.


E’ il momento in cui anche gli atei si fanno credenti dispensando maledizioni ai responsabili e artisti “impegnati” d’ogni specie, col loro pianto di denuncia relegano in un canto “nobile”, la sconfitta degli uomini di “pregio”.


Centodiciassette assassinati in mare, qualche decina sul posto di lavoro, un numero inquantificabile sui “teatri di pace” dell’imperialismo.

E’ quanto si offre al momento alle attenzioni giaculatorie dei “sensibili” che sanno piangere a più non posso e sanno odiare, fino al punto d’attendere a piè fermo che i responsabili si suicidino.
Intanto le montagne di cadaveri di nostri simili sacrificati sull’altare del profitto continuano a crescere, non basta più il mare, né bastano i venti sempre più impetuosi di una terra votata al sacrifico estremo, per arginare il tanfo di morte prodotto dal sudario delle buone intenzioni.
Sarebbe sufficiente capire che prima o poi questa guerra dovrà essere combattuta e ciò avverrà solo quando la smetteremo di considerare appagante l’estetica degli epitaffi.
Nel frattempo, tanto per tenerci un po’ su, viva la “democrazia” della borghesia!

G Angelo Billia

Please follow and like us:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather