Chi è l’artista fallito?

L’artista fallito chi è?

I luoghi comuni dei deficienti (arroganti):

Si dice che “chi non espone (anche per scelta, per meditare, o perché non viene accettato da una certa mentalità vigente, in certe gallerie) è un artista fallito”.

Ma secondo voi, chi fa cento mostre all’anno, dovunque, in lungo e in largo nella Penisola (mostre seriali, per intenderci, puntando alla “mercificazione”, con la “quantità”, dopo aver stampato a proprie spese voluminosi cataloghi monografici, e pagandosi la pubblicità su riviste d’arte moderna, indebitandosi con banche e finanziarie), e non vende, come va definito?
Al tempo stesso mi domando, se le “mostre” servono a qualcosa, oggi come oggi”?

A vendere?

Generalmente, credo proprio di si, perché pare che siano finiti i “tempi eroici” di una volta, quando si esponeva la “qualità” (dando così, nella maggioranza dei casi, un contributo alla storia dell’arte, come tutto il grande 900 ci insegna, con le sue Avanguardie), e non si pensava minimante alla sua “mercificazione”.

Sono tanti i casi, in cui tutti si arricchivano, tranne certi artisti che sono “morti in povertà”, ad eccezione di alcuni, come per esempio, Picasso.

Però, almeno, hanno lavorato per l’Arte, e non hanno mai pagato per partecipare ad una mostra.

Tutto il contrario di ciò che avviene oggi, e giustamente, perché sono tanti, troppi, coloro che si definiscono “artisti”.

Ma serve a qualcosa pagare? 

Se si vuol tentare di vendere, abbinando il “successo” alla “vendita”, si.

Se si punta alla qualità, non serve a nulla.

Con una crisi che ha messo in ginocchio tutti i mercati del mondo, con l’azzeramento di tanti valori, e dove a vendere sono i grandi maestri storici (i più sicuri), chi è fuori dal tempo di chi vuole emergere?

I primi o i secondi?

Chi rischia di più il fallimento (non solo morale, ma anche maledettamente materiale)?

Angelo Riviello

 

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