Chi ha preso questa decisione ignobile?

Ieri, abbiamo raccontato la gioia del blogger Maurizio Ciotola che aveva risollevato la questione a distanza di anni, e i ringraziamenti al Sindaco Massimo Zedda, per avere sollevato l’albero dal peso della Scultura del Maestro Mauro Staccioli, oggi evidenziamo lo scempio della Scultura del Maestro Staccioli al suolo, da ricollocare in tempi celeri, attraverso il commento della vicenda della storica dell’arte Silvia Ledda:

http://www.cagliariartmagazine.it/salvato-lalbero-si-salvi-la-scultura/

 

10 agosto tutti in ferie?

Chi ha preso questa decisione ignobile?

Dov’è la soprintendenza in tutto questo?
Consolidare il terreno, restituire basi solide al Bene, questa L’UNICA strada per salvare albero e scultura.
Questo, invece, è il modo che Cagliari ha trovato per trattare uno dei più importanti artisti contemporanei.

Tutti quelli che, giustamente, si sono indignati per la Abramović dove sono?

L’opera di Mauro Staccioli, non poggiava più da quando avevano provveduto a sorreggerla con le impalcature provvisorie.

Prima si fanno i progetti e si trovano i soldi e poi si rimuove l’opera per ricollocarla dov’era in tempi rapidissimi.

Non si fanno simili scempi, non c’è nulla da festeggiare.

Quanto rimarrà così?

Visto che agosto non esiste nel calendario degli enti pubblici avete idea di quanto ci vorrà?

Confido che come per ogni altro Bene culturale tutelato il tutto si svolga sotto la supervisione delle storiche dell’arte della soprintendenza, e che l’idea di decontestualizzare non abbia mai sfiorato la mente di nessuno.

Vedere l’opera così fa venire i brividi, inutilmente messa in pericolo.

Naturalmente non c’è alcun dubbio il Maestro l’aveva realizzata per quel luogo e per il rapporto con quell’albero, è un’opera d’arte ambientale. Anzi, vi dirò di più, è una delle prime e quindi di enorme valore. Ovviamente non gravava sull’albero, ha ceduto il terreno.

Però era sorretta dall’impalcatura non gravava più.

Quindi lo spostamento provvisorio doveva avvenire contestualmente all’inizio dei lavori, non si doveva prendere una decisione così stupida.

Quello che contesto è l’iter.

Si fa un progetto, lo si sottopone alla soprintendenza, si trovano i fondi, si decide la procedura.

A questo punto si rimuove l’opera, si lavora per restituire basi solide, magari due perni e non uno, queste sono soluzioni che deve trovare l’ingegnere, da storica dell’arte posso solo dire che nulla deve essere visibile all’esterno e che il fruitore deve vedere un solido geometrico poggiante sul terreno, il come lo lascio ai tecnici.

Invece abbiamo lo spettacolo ignobile di una scultura rovesciata, umiliata, per chi sa quanto tempo.

Non si procede così, la responsabilità più grave è della soprintendenza.

Silvia Ledda, Storica dell’Arte

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail