Committenze nuragiche pubbliche e private

Committenze nuragiche pubbliche e private

 
Le Sculture del Sinis, i giganti di Monti Prama, riproducono in macroscala temi presenti anche nelle piccole Sculture in bronzo, sono statue di guerrieri idealizzate nel loro essere antenati-eroi.
Le statue presumibilmente rappresentavano un ordine militare distintosi per fatti memorabili, a partire da loro si determinò un culto, culto da legare a chi seppe amministrare i processi economici e politici di portata ampia, come fu tutta la cultura nuragica.
La cultura nuragica, i giganti lo dimostrano, seppe essere indigena nello scambio con i popoli evoluti.
Quello che preme sottolineare è l’interesse artistico che ancora oggi queste sculture determinano, si tratta delle prime immagini a tutto tondo occidentali, dalle chiare peculiarità formali e stilistiche che ritroviamo anche nelle figurine in bronzo.
Si tratta di prodotti comuni a un’epoca, frutto di naturale messa a sistema produttivo d’eccellenze artistiche residenti che seppero essere organiche a una cultura che seppe rappresentarsi aristocratica e religiosa.
Le statue del Sinis racchiudono una serie d’elementi comparativi rispetto alla statuaria greca ed etrusca (geometrica e orientalizzante), ma hanno un percorso lineare nel tempo rispetto alle loro origini indigene primitive, tutto questo le distingue rispetto l’altrove, dona loro una profonda anima folk e popolare.
Si tratta di strutture ferme, lineari, dalle crude geometrie, dall’intaglio profondo (nell’arcata sopracciliare, nel naso e negli occhi) che determina anche una certa plastica rotondità della massa, pur essendo tutto impostato sul frontalismo, uno spazio metafisico superiore, con degli elementi colorati di rosso che avevano valore descrittivo e policromo.
Le statue di Monti Prama, non guardavano a rappresentazioni di “massimi sistemi” ma erano risultante di un autentico “sistema” sardo autonomo, questo vorrebbe dire oggi Accademia del nuragico in chiave contemporanea, tenere bene a fuoco le grandi distinzioni rispetto alla contemporanea scultura greca.
Non a caso per il neoclassico Winckelmann, la Scultura nuragica era barbara e anticlassica, la Scultura Nuragica era una dimensione etnico-etica-estetica che oggi si definirebbe nazionale pur essendo protosarda, quello nuragico è un percorso indipendente di un popolo nella storia figurativa dei linguaggi dell’arte nel mediterraneo, con una sua dimensione di committenza di regime, dimensione che s’imponeva a tutti gli artigiani di corte, si trattava di canoni consueti di rappresentazione, di un linguaggio sorvegliato dalla committenza, ortodosso e organico al potere di quel sistema politico e sociale.
“Non a caso per il neoclassico Winckelmann, la Scultura nuragica era barbara e anticlassica, la Scultura Nuragica era una dimensione etnico-etica-estetica che oggi si definirebbe nazionale pur essendo protosarda, quello nuragico è un percorso indipendente di un popolo nella storia figurativa dei linguaggi dell’arte nel mediterraneo, con una sua dimensione di committenza di regime, dimensione che s’imponeva a tutti gli artigiani di corte, si trattava di canoni consueti di rappresentazione, di un linguaggio sorvegliato dalla committenza, ortodosso e organico al potere di quel sistema politico e sociale.”
Questo non toglie che ci fosse anche un filone libero e anche all’interno di quei canoni “barbaro” e anarchico nuragico, quello degli artigiani autonomi che modellavano ingenuamente sculture nel nome di un magico irrazionalismo, che si nutriva in buona sostanza d’impulsi erotici e sessuali.
A questo serve un’Accademia che sappia essere nuragica e contemporanea ad alimentare la cultura del sapere fare anche nel privato, perché pubblico e privato da sempre si riflettono, ma devono sapersi riconoscere e distinguere.
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