Concorso d’idee? Mi viene da ridere!

CONCORSO D’IDEE?

 
Quando sento parlare di concorso d’idee in merito a questioni linguistiche, processuali e progettuali dell’arte, ho sussulti.
Connettere l’idea che le problematiche dell’arte in ogni luogo, si possano risolvere passando per un concorso d’idee è ingenuo e profondamente sgrammaticato e sgrammaticante.
L’arte non è mai stata un concorso d’idee, al limite è un flusso d’idee sintetizzate in una risultante.
Quando un’amministrazione bandisce un concorso d’idee, questo vuole dire solo una cosa: non ci sono idee, non si ha idea di cosa sia un processo linguistico dell’arte condiviso tra artisti!
 
LA MIGLIORE IDEA? CLIENTELARE!
 
Ragionare su progetti artistici che abbiano una dimensione comunitaria e residente, partendo dal presupposto del concorso equivale a sconfessare la dimensione comunitaria nel nome della selezione a dimensione e origine controllata da pochi: qualcosa tra talent come X-Factor e il voto di scambio.
In altre parole: dimmi chi sono i giudici e ti dirò chi sono gli artisti con le idee migliori.
 
ACCOZZAGLIE DI RICERCHE SENZA PROGETTO COMUNE
 
Non amo neanche le adunate e le accozzaglie del dentro tutti, dove l’arte si riduce a bazar, dove si trova sempre quello che ti piace e anche quello che ti dispiace, gli amici e i nemici, il prodotto colto e quello ignorante, ma tutto piatto si presenta piatto, confuso e privo di distinguo.
 
PROGETTO COMUNE PARTECIPAZIONE ATTIVA
 
Se si ragiona d’arte pubblica e partecipata al servizio del bene comune, c’è solo una soluzione possibile, che miri a coinvolgere, gratificare e mappare, quante più professionalità artistiche residenti, ponendole a sistema produttivo locale, offrendo una vetrina collettiva da capitalizzare in termini individuale.
Un progetto comune che coinvolga tutti, dove convergano linguaggi e stili con una visione d’insieme che li leghi e armonizzi fino a fonderli e confonderli.
Questo vorrebbe dire didattica e dialettica dell’arte, linguaggio artistico comune come base da superare e infrangere in maniera individuale autodeterminando singoli mercati privati possibili.
 
#PERDIRE
 
Così tanto per puntualizzare che con certe visioni “politiche” dell’arte, a dimensione clientelare privata, non avrò nulla a che vedere.
Nulla vieta a nessuno di partecipare a un concorso d’idee che alimenti ire e livori nei decenni, e neanche di partecipare a bazar e fiere dove nel nome dell’accozzaglia niente sarà compreso.
 
Io mi volto verso altre direzioni, non accetto le imposizioni e l’idea che gli artisti si debbano muovere nell’ambito di recinzioni determinate da chi ne nega studio, competenze e professionalità.
Mimmo Di Caterino