Contribuiti pubblici ai soliti noti!

Il problema della cultura in Italia, perlomeno da quando sono nato, è sempre stato questo:

il merito e la competizione vengono costantemente falsati e frustrati da contributi pubblici che arrivano nelle mani di un ristretto numero di realtà e persone, che finiscono per essere egemoni rispetto a chi non li riceve e per perpetrare quell’asfittica abitudine al vassallaggio, all’accaparramento dei finanziamenti pubblici, al posizionamento nei ruoli di potere (cda, comitati scientifici, cariche di vertice) che ha sempre reso la cultura un ambiente d’élite, dove pochi vivono bene e gli altri o demordono oppure sopravvivono con difficoltà.

 

E il merito, in tutto questo, in gran parte, soccombe, perché la competizione e la collaborazione vengono spente sul nascere.

 

Sarà la generazione dopo la nostra a realizzare la “rivoluzione”, non in termini civili e culturali, ma in termini di semplice e nuda emigrazione lavorativa ed occupazionale: per i creativi nati intorno al 2000 l’Italia non è più sentita come un contesto in cui affermarsi (che era l’ambizione delle generazioni precedenti).

Per loro il solo ambiente dove affermarsi è il contesto internazionale, non considerando più il nostro paese un luogo appetibile dove poter emergere e consacrarsi.

 

Luca Nannipieri

 

 

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