CONVERSAZIONI CON MANUEL ETZI, AUTORE E AVIATORE.

Ci siamo conosciuti mesi fa nella sede dell’associazione Qui e Ora ed in quella occasione mi parlasti di un progetto che intendevi realizzare sul Piccolo Principe. Ho colto la grande motivazione e la passione che ti spinge verso questo singolare romanzo. Cosa rappresenta per te Il Piccolo Principe?

Come tanti ho letto “Il Piccolo Principe” da adolescente, all’epoca, onestamente, pur avendomi colpito, non mi ha comunicato tutto ciò che ho colto in seguito. Avevo diciassette anni e muovevo i primi passi nel mondo dell’aviazione, è stata questa la chiave di volta. Iniziare la lettura degli altri testi e di alcune biografia di Antoine de Saint-Exupéry in cerca di emozioni legate alla sua attività di pilota, mi ha portato ad addentrarmi con più attenzione all’interno del suo romanzo più celebre, che è molto legato alla sua grande passione per il volo. “Il Piccolo Principe” oggi rappresenta per me una guida per un dialogo più profondo e onesto con me stesso e con i grandi temi della vita, ma anche una sfida alla comprensione di un testo che in realtà nessuno è riuscito ancora a decifrare in modo definitivo.

Si tratta di un romanzo altamente formativo, introspettivo e profondamente esistenziale che ci conduce dentro i grandi temi dell’esistenza, in che modo ha inciso sulla tua formazione?

Come tutta la letteratura che ho divorato tra l’adolescenza e l’età più adulta, ci sono testi che mi hanno indicato una strada, in realtà tanti lo fanno tuttora, ma credo che ciò che si legge da giovanissimi, influenza in modo significativo il percorso personale di ognuno di noi. Così è stato per me con “Il Piccolo Principe”, ma più in generale con la letteratura di Saint-Exupéry, proprio perché fortemente introspettiva, e, come dici tu, profondamente esistenziale. Infatti, ciò che ha contraddistinto la mia crescita e la mia formazione è stato un percorso di continua ricerca interiore, di consapevolezza e di scoperta. Ho potuto fare questo sicuramente grazie all’appoggio di una famiglia che mi ha spinto e sostenuto attraverso molteplici esperienze e indirizzi e mirati e molto legata alla continua ricerca del sè e della meraviglia del mondo. Io considero il Piccolo Principe come un vademecum in tal senso, un testo di riferimento da cui prendere spunto ogni qual volta perdo la strada.

Specifichiamo che rivolgi questo percorso creativo a un pubblico adulto, perché gli adulti?

Il laboratorio è rivolto a un pubblico adulto perché ritengo che i messaggi del romanzo siano destinati principalmente a chi ha un vissuto e un bagaglio di esperienze tipiche di un adulto, rispettando esattamente la linea di Saint-Exupéry, il quale, attraverso questo testo, crea un percorso prima di tutto per se stesso, in un periodo della sua vita molto particolare. Ho pensato quindi che si potesse trasporre questo lavoro intimo e introspettivo che ha fatto un uomo considerato un mito ma come tutti gli uomini, profondamente fragile e per certi versi tormentato.

Un aspetto a cui tieni particolarmente è quello di strappare il romanzo dal circuito commerciale in cui è stato inserito …

“Il Piccolo Principe” è un caso strano, perché è un semplice libretto, ma che racchiude in se un universo, questo è il segreto del suo successo e del suo sfruttamento commerciale.

Il testo è ovviamente un prodotto editoriale, ma la sua struttura, dal contenuto, ai disegni, ai personaggi di grande impatto, senza trascurare l’immagine dell’autore, si prestano a uno sfruttamento quasi illimitato. Così è stato negli anni, e oggi lo è ancora di più.

L’industria che si è trovata a disposizione un pacchetto preconfezionato che non ha bisogno di modifiche, che vende come i brand più popolari, non ha fatto altro che sfruttarne ogni singolo elemento. Il male è stato snaturarlo, estrarlo dalla volontà dello stesso autore e farlo diventare un prodotto in scatola privandolo del suo senso e del suo fascino. Questo è avvenuto, a mio parere, anche nell’ultima rielaborazione cinematografica, adattata per i bambini, con qualche messaggio legato all’originale, ma fondamentalmente un mero prodotto commerciale.

Sei un pilota e ti occupi di aviazione sotto tanti aspetti, ma preferisci definirti un aviatore, che differenza c’è?

Mi piace giocare con questi status di pilota e aviatore, che in realtà significano la stessa cosa. Quest’ultimo è sicuramente un termine più arcaico ma, a mio parere più efficace per definire un pilota che, come me, vola per il piacere di farlo.

Il termine aviatore, inoltre, mi riporta allo stile pionieristico e romantico dei piloti di una volta, non troppo distante dal mio modo di volare e di intendere gli aerei, che tra l’altro non si scostano tanto da quelli pilotati dai pionieri e dallo stesso Saint-Exupéry.

Il termine aviatore è quindi per me un valore aggiunto con il quale mi piace indicare chi vola per passione, per il gusto di stare per aria.

Inoltre, l’icona universalmente riconosciuta dell’aviatore poetico e leggendario, è proprio Antoine De Saint’-Exupéry, e lui lo è nell’immagine, ma soprattutto lo è stato nel suo modo di vivere l’aviazione.

Essendo un aviatore immagino che tu sia entrato in risonanza, anche emotiva, con l’autore, lui stesso aviatore, comprendendo cose che a tanti di noi sfuggono …

La risonanza emotiva con questo personaggio così complesso e affascinante è altissima.

Infatti, l’incontro con Saint-Exupéry per me è stato fondamentale, per la mia formazione e crescita umana e professionale. Nonostante l’autore non abbia avuto un’esistenza lineare, tranquilla, né troppo ortodossa, è uno di quei personaggi, la cui conoscenza mi ha permesso di addentrarmi nei meandri più profondi della bellezza dell’animo umano, della letteratura e della poesia del volo. Pilotare un aereo tante volte mi riporta alla mente le parole dei romanzi di Saint-Exupéry, nel mio piccolo, lo vivo allo stesso modo, e nutro spesso il suo stesso bisogno di scrivere ciò che ho provato durante una missione. Trovo che la spiritualità, il grande incanto per il mondo e per la vita che lui raggiunge attraverso il volo, sia ciò che mi accompagna da quando ho iniziato questa avventura. Capisco esattamente il senso più intimo delle sue parole, dei suoi gesti e del suo modo di vivere e sognare.

Com’è iniziata la tua passione per il volo?

Fino all’accesso alle scuole superiori non avevo mai pensato agli aerei, fu in quell’occasione, quando alla ricerca di un corso di studi adatto alla mia voglia di esplorare e fare qualcosa di stimolante e avvincente, peraltro abilmente intuita dalla mia famiglia, decisi di iscrivermi all’Istituto Aereonautico piuttosto che ad una scuola più tradizionale. In seguito, un intenso anno nell’Aeronautica Militare, a contatto con le tecnologie aeronautiche più avanzate e piloti preparatissimi, mi diede una motivazione ancora più forte. Da quel momento il mio percorso fu segnato, entrai in punta di piedi nel mondo dell’aviazione e mi immersi in modo totale e totalizzante. Quando iniziai a effettuare i primi voli, obbligatori per quel corso di studi, venni folgorato dalla bellezza di quell’attività, volare mi dava un senso di gioia indescrivibile, ho volato con qualsiasi mezzo a motore e non che si staccasse da terra e da allora non ho più smesso.

Tanti di noi hanno paura di volare. So che è un tema che affronti nei tuoi incontri sul volo e sulla cultura aeroautica.

Questa è una delle domande che mi sento fare più spesso. Il volo è una materia che incuriosisce, esalta ma spesso spaventa.

Durante gli incontri a cui ho avuto la fortuna di partecipare negli anni, ho sempre messo i partecipanti davanti al fatto compiuto, spesso all’incidente nudo e crudo, questo per analizzare razionalmente la catena degli eventi che portano a un episodio così catastrofico. I miei interlocutori arrivano spesso da soli a comprendere quanto sia difficile che avvenga un incidente aereo così come è estremamente facile che avvenga un incidente automobilistico.

Oggi si può intraprendere un percorso contro la pura di volare, che di per se non esiste come la si intende normalmente. Esistono, invece, una serie di fattori e di altre paure e ansie che ci inducono ad avere il timore di prendere un aereo. Si tratta di un percorso di consapevolezza, di confidenza con il sistema volo e di forza di volontà attraverso i quali si può davvero superare il problema o quantomeno attenuarlo perché si possa affrontare serenamente un viaggio in aereo.

Tu hai mai avuto paura di volare?

La paura è un sentimento intrinseco in ogni essere umano, e in quanto tale anch’io non ne sono esente, anche se quella per il volo, per me, ma in genere per un pilota, non può essere considerata paura, anzi, mi fanno molto più timore altre situazioni. Volare per un uomo dell’aria è come per una persona comune guidare l’auto, si ha il pieno controllo della situazione, l’esperienza e un addestramento tale e continuo che, consci delle proprie capacità, si confida in questo nella gestione del volo ed eventualmente anche dell’emergenza. Una sana tensione invece è sempre un elemento favorevole, perché aumenta il livello di attenzione. Inoltre, per chi come me ha iniziato a prendere confidenza con un aeromobile a diciassette anni, stare a bordo è un po’ come sentirsi a casa, per me è spesso un ambiente rassicurante e rilassante.

Il volo che poi non è solo “prendere un aereo” ma è anche metafora dell’esistenza …

Mi fa piacere che mi faccia questa domanda perché per me “prendere un aereo” è stato una scuola di vita, una palestra e un modo per confrontarmi con me stesso in situazioni che, specie all’inizio, richiedono un notevole controllo di se. Come sanno tutti i piloti, il percorso lungo e faticoso per arrivare a pilotare un aeroplano, ci insegna che con la volontà e con la disciplina tutto è possibile e che non bisogna essere dei supereroi neanche per volare, bisogna però essere delle persone motivate, appassionate, oneste con se stesse e coraggiose, esattamente come nella vita e nelle attività quotidiane. Il volo ti insegna a gestire la quotidianità che di per se è già impegnativa, ma soprattutto l’emergenza, un momento nel quale puoi contare solo tu te stesso e sulle tue capacità. Nei miei incontri consiglio spesso ai giovani di avvicinarsi al mondo dell’aviazione, che si può praticare attraverso una moltitudine di discipline, per carpire i segreti di un’attività che va oltre la pratica del volo, che ti assorbe in modo tale da indicarti una strada di consapevolezza e conoscenza dell’io, delle proprie capacità e dei propri limiti.

Oltre ad essere un aviatore sei anche autore, hai curato una breve biografia di Antoine De Saint-Exupéry e realizzato un compendio sul suo racconto…

La mia modesta esperienza da autore è alquanto circoscritta al mondo dell’aviazione, ho scritto quasi sempre per diffondere proprio l’aspetto filosofico di un’attività così poetica come il volo, e alcune case editrici mi hanno offerto la possibilità di vedere pubblicati i miei lavori. Inoltre ho partecipato a innumerevoli concorsi letterari provando la grande gratificazione di vincere alcuni premi nazionali. Queste due esperienze mi hanno permesso di entrare in un mondo che non mi apparteneva e creare legami importanti con persone incredibili, un’esperienza coinvolgente e per me importante per dare sfogo alla mia vena creativa e per parlare di volo.

Di recente mi sono cimentato nella realizzazione di un sunto sul “Il Piccolo Principe” cercando di parlarne con lo stesso linguaggio con il quale ne parlerò durante il laboratorio, e di riassumere la vita di Saint-Exupéry, peraltro molto ricca, seppur breve, per aiutare chi vorrà comprendere meglio il romanzo che non può prescindere dalla conoscenza dell’autore. Si tratta di due libretti non ancora pubblicati che metto a disposizione degli utenti durante le mie chiacchierate sul tema, sperando di poter contribuire a diffondere i messaggi del romanzo.

Siamo su Cagliari Art Magazine, un giornale che si occupa d’arte e di linguaggi artistici. E scrivere è un’arte che richiede la consapevolezza di ciò che si vuole trasmettere. Cosa vorresti veicolare con la tua scrittura? Coincide col percorso esperienziale e letterario che proponi nel tuo laboratorio sul Piccolo Principe? Cosa ti piacerebbe che restasse agli altri di questa esperienza?

Credo che la scrittura sia il linguaggio artistico più potente che conosciamo, perché ha il potere di veicolare messaggi e regalare emozioni fortissime. Per questo mi piacerebbe che i miei testi arrivassero al cuore delle persone e dare uno spunto in più per confrontarsi con i temi che tratto. Non ho la pretesa di veicolare messaggi illuminanti, ma semplicemente di essere un amico con il quale chiacchierare e dal quale assorbire qualcosa per iniziare un nuovo percorso o semplicemente per arricchirne uno già esistente.

La mia scrittura coincide fortemente con il linguaggio che userò nel laboratorio perché, di fatto, Saint-Exupéry, è uno degli autori che hanno maggiormente sfruttato la propria passione per il volo come strumento per parlare dei grandi temi esistenziali. Questo accade spesso agli aviatori, forse perché il loro percorso gli ha portati ad avere una visione particolare del mondo e della vita.

I piloti in genere hanno una grande profondità d’animo e uno stimolo fortissimo che li porta a vivere in maniera molto intensa. Abbiamo tanti esempi di grandi piloti dediti alla letteratura, tra i più importanti oltre Saint-Exupéry, ricordo Richard Bach, Gabriele D’Annunzio e Charles Lindbergh.

Attraverso “Il Piccolo Principe”, romanzo profondamente esistenziale e filosofico, e il suo strettissimo connubio con il mondo del volo, vorrei portare quindi il messaggio che l’autore e tanti altri scrittori hanno cercato di trasmettere con il loro testi.

L’esperienza che proponi è soprattutto interattiva e creativa, per questo motivo hai aggiunto elementi artistici come il disegno, d’altronde il romanzo inizia con la descrizione di un disegno significativo …

Come ho detto all’inizio di questa chiacchierata, “Il Piccolo Principe” è un universo di elementi che si intersecano fra loro per farlo divenire quel capolavoro che conosciamo tutti, ma soprattutto un libretto ricco di contenuti e di enigmi celati dietro ogni pagina.

Saint-Exupéry ci ha regalato quello che oggi potremmo considerare un libro interattivo, nel quale, dallo stile fino ai disegni, per passare attraverso le metafore e la stessa inclinazione autobiografica del testo. Così ho pensato di rispettare il percorso dell’autore e creare un momento d’incontro e di scambio attraverso delle attività interattive che avranno lo scopo di portare i partecipanti dentro il romanzo, attraverso gli strumenti che lo stesso autore ci ha dato per capirlo meglio. Per questo il laboratorio prevede una giornata dedicata al disegno, si tratta di un confronto fra il se adulto e quello bambino, una ricerca interiore attraverso un’arte arcaica e coinvolgente. Non sarà l’unica attività di questo tipo, ma non vorrei svelare troppo…

Un’ultima curiosità, “l’essenziale è invisibile agli occhi”, cos’è per te l’essenziale? Domandona difficilissima … lo so, se venisse chiesto a me in questo momento, forse, non riuscirei a rispondere.

Indubbiamente non è una domanda facile, ma è la domanda che, uno come me, che vuole parlare dei messaggi del “Il Piccolo Principe”, vuole sentirsi fare, perché la risposta è intrinseca nel testo ed è uno dei segreti della grandiosità di questo racconto.

Credo che in ognuno di noi ci sia qualcosa che non si vede dall’esterno, che spesso ignoriamo perché ci concentriamo sull’esteriorità ma che è la parte più importante, più vera e fondamentale di un individuo, l’essenziale appunto. Se riuscissimo a cogliere l’essenziale dalle persone che incontriamo nel nostro cammino, trascurando le cose più superficiali, probabilmente vivremmo una vita più piena e appagante, perché riusciremmo a cogliere la vera essenza di chi ci circonda, tralasciando il superfluo.

Anch’io come Saint-Exupéry, dopo un lungo percorso, dopo tante gioie e, come tutti, tanti dolori, ho fatto mia la citazione più celebre del romanzo, ma non per una mera volontà di uniformarmi alla moda delle citazioni esistenziali, ma perché sono riuscito a scrollarmi di dosso una corazza ingombrante che spesso non mi ha fatto apprezzare l’essenziale, soffermandomi all’apparenza, che in qualche modo è la malattia dei nostri tempi.

Saint-Exupéry essendo stato un personaggio all’epoca molto noto, pur avendo una grande profondità d’animo, ha vissuto inevitabilmente anche di apparenza, di fama, di cose superficiali, trascurando spesso l’essenziale che si nascondeva ad esempio nell’animo della moglie Consuelo. A un certo punto della sua vita, esattamente quando scriverà il suo romanzo più celebre, con un atto di profonda consapevolezza e redenzione, ci dice, attraverso la voce del Principino e in maniera metaforica, che ciò che ha scoperto, e che avrebbe voluto scoprire prima, è che l’essenziale è invisibile agli occhi ma c’è e dobbiamo sforzarci di vederlo, solo così potremmo amare veramente.

Grazie Manuel, mi hai fatto rituffare dentro questo romanzo che non aprivo da tanto tempo, e in cui ora scopro nuovi significati dal punto di vista pedagogico. Ti vorrei poi ringraziare per l’entusiasmo che infondi nel progetto e per aver voluto condividere il tuo volo con Qui e Ora.

Grazie a te Roberta, questo è un progetto che avevo nel cassetto e al quale tengo in modo particolare, per questo, l’incontro con “Qui e Ora” è stato la chiave di volta per farlo letteralmente decollare. E’ un laboratorio che andava compreso nella sua sostanza e andavano comprese le mie intenzioni e i messaggi che intendo diffondere, perché tutti possano terminare questo percorso con qualcosa in più, specie chi, come te, non apre il libro da molto tempo. In questo ho intravisto nella vostra associazione la linfa necessaria per imbastire un discorso coinvolgente e costruttivo.

Roberta Sirigu – Qui e Ora Associazione Culturale Pedagogica

 

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