Conversazioni con Massimo Spiga

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I tuoi racconti evocano spesso immagini crude e profondamente inquietanti, quali autori ti hanno influenzato maggiormente?

È sempre pericoloso chiedere a un autore quali siano le sue fonti, perché spesso la risposta è: «Ti consiglio di leggere questi! [segue lista di 400 nomi]». Per misericordia verso le tue pupille, citerò soltanto Warren Ellis, Robert Anton Wilson, James Ellroy e William Burroughs. Li considero un tesoro stilistico da saccheggiare senza pietà, pudore o dignità. Per quanto riguarda l’inquadramento filosofico dei miei libri, credo che le influenze più importanti siano state l’opera omnia di Lovecraft, di Nietzsche, The conspiracy against the human race di Thomas Ligotti e The gnostic bible di Willis Barnstone e Marvin Meyer.

Mi stupisce che molti lettori trovino “inquietanti” i miei scritti: io li considero narrativa leggera, di genere, essenzialmente mirata all’intrattenimento. Se vuoi qualcosa di sinistro, guarda il telegiornale dell’ora di pranzo.

La tua produzione letteraria è davvero vasta. Libri, novelle, fumetti come nasce questa tua passione e come sei riuscito a renderlo un lavoro?

La vastità della mia produzione è dovuta al fatto che ho iniziato presto: il mio primo libro è uscito quando avevo diciassette anni. Ora, oltre all’impegno quotidiano nella scrittura, mi dedico anche alla traduzione, l’interpretariato, il web design, l’editing per case editrici e vari altri mestieri. Sono, come molti altri della mia generazione, un uomo rinascimentale del precariato. Questo perché la scrittura non può essere un lavoro, per come comunemente s’intende il termine. Prima di tutto, perché è più simile alla vocazione di un sacerdote: chi si dedica sul serio alla letteratura, continuerà a farlo a prescindere dalle circostanze.

In secondo luogo, perché è quasi impossibile guadagnare il tanto sufficiente per sostentarsi (in Sardegna siamo un milione e mezzo di abitanti, e gli scrittori “autosufficienti” sono tre o quattro); credo sia necessario vendere più di diecimila copie annue per raggiungere uno “stipendio” lievemente inferiore a quello di un professore di liceo. Questo stato di cose è dovuto alla struttura stessa dell’industria editoriale, modellata sulla realtà novecentesca dell’abbondanza, e impreparata ad affrontare la presente situazione di scarsità di lettori e di liquidità. Proprio per questo motivo sto lavorando, insieme a un gruppo di editori, tra cui Alessio Pia, per elaborare un nuovo modello di casa editrice.

Sul tuo sito viene data la possibilità di leggere storie brevi gratuitamente, qual’è il tuo rapporto con l’editoria?

Spesso mi capita di incontrare operatori dell’editoria mono-traccia (“Solo libri per le major!, “Solo indie!”, “Solo self-pub!”, “Solo gratis!”, “Solo letteratura alta”, “Solo hard sci-fi!” e via dicendo). Io, al contrario, voglio TUTTO. Ho fondato case editrici, ho scritto per editori di ogni categoria, autopubblico i miei lavori meno commerciabili, regalo ai lettori quelli sperimentali, scrivo romanzi alti, bassi, medi, su commissione o su mia iniziativa. Tutte le articolazioni dell’editoria hanno delle loro peculiarità, e tutte devono essere esplorate. La concorrenza, in letteratura, non esiste. Siamo tutti parte di una causa comune, come gli ammanuensi nel medioevo, e tutti noi abbiamo un ruolo distinto.

Sul sito si nota una certa passione per la musica e per l’arte visiva, le vedi come cose ben distinte o sono elementi profondamente intrecciati nel tuo lavoro?

La grande benedizione di quest’epoca è che tutti hanno accesso agli stessi strumenti di lusso per creare arte straordinaria. Non importa che tu sia Trent Reznor dei Nine Inch Nails o un pastore montanaro in Ghana. I programmi professionali sono le stesse, e tutti possono metterci le mani sopra, seguirsi i tutorial e usarle. Lo stesso discorso si applica a qualsiasi arte (Scrivener per la scrittura, Unity per i videogame, et cetera). Spesso, sono addirittura gratuite. Un artista, ormai, può manifestare le proprie idee in qualsiasi medium, e l’unico prezzo da pagare sono le ore spese ad imparare. Fare qualsiasi cosa è divenuto un dovere. Di norma, l’artista sarà specializzato soltanto in una disciplina (la mia musica è un passatempo, i miei romanzi sono professionali), ma la rete concettuale che si crea tra le proprie opere in diversi medium è essenziale per migliorarsi. Faccio due esempi: io leggo una montagna di articoli giornalistici a sfondo geopolitico. Ho sviluppato le mie idee sulle dinamiche del potere. Ho creato un gioco da tavolo (ancora inedito), Sesta Estinzione, insieme a Francesco Acquaviva e Alessio Baldini. Il gioco rappresenta quel che volevo comunicare, meglio di come avrebbe potuto farlo un romanzo. Secondo esempio: un paio d’anni fa, mi sono interessato all’occultismo, come elemento di studio per un mio romanzo a sfondo storico. Ho composto un album dark ambient, It is the void, che riassumesse le suggestioni scatenate da questo lavoro di ricerca. Ho poi scritto una novella, Maschere degli architetti solari, e un libro illustrato di frattali, Rovine, basati sulle idee suscitate dall’album. Ora sto scrivendo un romanzo, Blackmill, che sviluppa le idee presenti nella novella e, nel contempo, ho imparato ad usare Visionnaire Studio, per creare un videogame point ’n’ click che elabori un secondo filone concettuale di Maschere. In questo esempio, vediamo come un complesso memico trova una completa rappresentazione solo in cinque opere su quattro medium differenti, e nell’interrelazione tra esse.

A chi volesse avvicinarsi alle tue opere per la prima volta cosa gli consiglieresti di leggere?

Domani – Cronaca del contagio, il mio romanzo a tema zombie, è un punto di partenza sfrigolante. Il lettore sospettoso, incerto se riversare i suoi amati denari nella mia produzione letteraria, potrebbe leggersi il primo atto, prima di decidere l’acquisto. In seguito, se l’amato lettore volesse leggere qualcosa di pazzo, potrebbe rivolgersi a Figlio dell’Occidente, o una qualsiasi delle mie Armi Narrative Sperimentali, gratuitamente disponibili in molti formati sul mio store.

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Cosa diresti ad un giovane autore che muove i suoi primi passi nell’ambiente e vorrebbe renderlo un lavoro a tempo pieno?

Studia la tecnica. Accresci la tua cultura in ogni direzione. Leggi, come minimo, cinquanta libri all’anno (se hai bisogno di un consiglio, la mia pagina Goodreads può offrirti qualche spunto). Scrivi ogni giorno. Il mio output quotidiano è di duemila parole, ma la quota varia a seconda del modus operandi individuale. Cancella la parola “ispirazione” dal tuo lessico. Mettiti a lavoro. Non lamentarti. Per i primi dieci, quindici anni, a nessuno importerà. Dopo, ti renderai conto che ne è valsa la pena.

Sito ufficiale: http://www.massimospiga.com/

Link: https://www.goodreads.com/author/show/7493611.Massimo_Spiga

Francesco Cogoni

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