Cosa è stato il “Mario Pesce a Fore”?

Cosa è stato “Mario Pesce a Fore”?

“La performance affronta in modo esplicito il tema della contraddizione
tra arte e realtà.

L’atto di mimare la violenza delle immagini che
giornalmente compaiono sulle pagine dei giornali o occupano lo schermo
televisivo non è certo guidato dalla volontà di rappresentare la realtà ma
piuttosto rende paradossalmente ancora più eclatante “l’asocialità” del
gesto artistico.

La banda d’artisti, occupa lo spazio esterno della
Casina, poi irrompe tra il pubblico per compiere una rapina.

L’azione corale di forte impatto emotivo diventa metafora del conflitto tra l’atto
creativo e la realtà mai sanabile in modo assoluto, capace tuttavia di
interrogare ogni volta il senso nel suo divenire.”

MariaRosa Sossai, da
“Melting pot” di Maggio 1998.

“UN OCEANO PER DELIRARE”

Passati più di vent’anni, un vecchio amico, oggi un Maestro d’Accademia di Belle Arti Filippo Malice, ieri, in vena di ricordi, mi chiedeva di ricordare chi fossero gli artisti del Mario Pesce a Fore, scrivendomi che ricordava nitidamente quella energia, ma passati vent’anni ricordava me, Riccardo Albanese (tra noi due ci fu un forte scontro di senso su cosa dovesse essere quell’incredibile processo), Gennaro Cilento e Lucio Labriola (oggi DDT Art); ma oltre i suoi ricordi rammentavo Marco Rallo, Luigi Ambrosio, Donato Arcella, Massimiliano Mirabella, Mimmo Di Martino, Antonio Cardone, Pino Orefice (morto nel 2001 impiccato), Paolo Renza, Germano Massenzio, Antonio Milanese, Carmine Palmentieri, Umberto Aliberti, Raffaele Coppola, Giovanni Sanseverino, Arturo Turo, Gennaro Patrone, Mauro Rescigno, Lorenzo Petruzziello, Luigi De Simone, Salvatore Manzi e molti altri nomi che non ricordo, nutrita era anche la componente femminile che si avvicendava di video in video, di performance in performance, di mostra in mostra (Liliana Fonti, Gigi Pina, Lina Savino, Rossella Matrone, Adelaide Di Nunzio, Anna Cotugno, Cinzia Mirabella, Flavia Verdoliva, Maria Manna, Anna Zinno, Anna Vivo, Elisabetta Baldassarre…) era una struttura aperta, tutti coloro che avevano un conto aperto con il sistema dell’arte erano bene accetti.

“Mario Pesce a Fore era una struttura aperta, tutti coloro che avevano un conto aperto con il sistema dell’arte erano bene accetti.”

Era divenuta un’ altra Accademia di Belle Arti dentro l’Accademia di Belle Arti che aveva come sede la città tutta, un sistema espositivo parallelo che poi si era stanziato nel tempo con una sede fissa, il Laboratorio Okkupato s.k.a..

Era un’entità rabbiosa che faceva i conti con una città che alla fine del secolo scorso leggeva l’arte e la cultura in chiave esclusivamente privata e di mercato, oggi l’approccio all’arte residente nella città di Napoli è mutato anche in relazione a quella forte pressione di azione critica attivistica ed artivistica.
Da un lato Mario Pesce a Fore era un sistema ed un flusso espositivo parallelo, dall’altro era una entità performatica e videoartistica collettiva mobile che sovente occupava gli spazi ufficiali dell’arte in passamontagna e pistole giocattolo per denunciarne chiusura alla città ed i suoi artisti ed accumulo di capitale, da un lato nasceva e si formava in un’Accademia di Belle Arti, dall’altro ne denunciava la chiusura alla città e la servitù culturale al sistema galleristico e collezionistico  privato (lo si trovava al fianco dei 99 Posse nell’ambito del “Contromaggio Napoletano” durante eventi come “Adunata Sediziosa” al Maschio Angioino).

“Da un lato Mario Pesce a Fore era un sistema ed un flusso espositivo parallelo, dall’altro era una entità performatica e videoartistica collettiva mobile che sovente occupava gli spazi ufficiali dell’arte in passamontagna e pistole giocattolo per denunciarne chiusura alla città ed i suoi artisti ed accumulo di capitale, da un lato nasceva e si formava in un’Accademia di Belle Arti, dall’altro ne denunciava la chiusura alla città e la servitù culturale al sistema galleristi e privato (lo si trovava al fianco dei 99 Posse nell’ambito del “Contromaggio Napoletano” durante eventi come “Adunata Sediziosa” al Maschio Angioino).”

Da un lato partecipava a Biennali e fiere d’arte internazionali e dall’altro le dequalificava e squalificava nel territorio dove operava, insomma era questo ed era anche quello, virale ed indefinito prima dei social network.

Artisti a cielo aperto liberi di aggregarsi e disgregarsi, l’ultimo intervento del Mario Pesce a Fore, ad oggi, è stato a sostegno del CAM di Antonio Manfredi nel 2013, con artisti e personaggi nuovi rispetto alla sua storia, come mia moglie Barbara Ardau, Antonio Conte, Enzo Ozne Delirio, il suono di Vito Ranucci, e custodi della memoria e della storia che procede con il passaparola ed i ricordi tra amici fuori dal Big Data che alla fine del secolo scorso non esisteva come Luigi Ambrosio, Donato Arcella e Gennaro Cilento.

“Del Mario Pesce a Fore ne scrivevano e parlavano tutti da Maria Rosa Sossai ad Achille Bonito Oliva, da Maurizio Cattelan a Pablo Echaurren. Oggi penso sia divenuto un classico, Accademico, qualcosa d’irripetibile, se è possibile pensare all’arte contemporanea in maniera pop e popolare, Mario Pesce a Fore è stato popolare (e continuerà ad esserlo) nei confronti del suo tempo e della sua storia, è stata una “tarantella” tra le tante del Regno delle due Sicilie.”

Del Mario Pesce a Fore ne scrivevano e parlavano tutti da Maria Rosa Sossai ad Achille Bonito Oliva, da Maurizio Cattelan a Pablo Echaurren, da Corrado Morra a Maurizio Vitiello.
Oggi penso sia divenuto un classico, Accademico, qualcosa d’irripetibile, se è possibile pensare all’arte contemporanea in maniera pop e popolare, Mario Pesce a Fore è stato popolare (e continuerà ad esserlo) nei confronti del suo tempo e della sua storia, è stata una “tarantella” tra le tante del Regno delle due Sicilie.

Io cosa ho raccolto da quell’esperienza?

Una quantità incredibile di diffide legali, e l’essere ancora oggi visto come qualcosa nel sistema dell’arte di non codificabile e con la quale è meglio non impattare.

L’ultimo movimento artistico dialettico e didattico del secolo passato, basato sul confronto reale tra artisti tradotti in moltitudine linguistica che interagiva con le problematiche del territorio, stava arrivando la rivoluzione digitale, applicazioni e social network…


 

Vuoi saperne di più sul “Mario Pesce a Fore”?

A seguire il materiale che è restato sul tubo e se vuoi puoi leggere, ordinandolo su Amazon, “Artist bullshit job”.

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