COSA INTENDE LA DESTRA NEOLIBERALE PER COMUNITA’?

COSA INTENDE LA DESTRA NEOLIBERALE PER COMUNITA’?

Tiro le fila di alcuni post scritti ultimamente, tentando di dare una teoria antropologico-politica di base a tutti.

La destra neo liberale, che in Italia trova la sua sponda politica nella Lega e in una parte del M5S oltre all’arcipelago che ruota intorno a Berlusconi, intende per comunità un conflitto ristretto ai soli membri di una data etnia, gusto sessuale, ecc.

La comunità teorizzata da questi partiti è una comunità pensata in maniera puramente negativa (libera da stranieri, omosessuali, “comunisti”, ecc), in questo perfettamente coerente con il pensiero neoliberale, per cui i diritti sono liberazione dalle interferenze della famiglia, dello stato, ecc non c’è alcuna definizione positiva di cosa sia comunità, perché questa è data da una somma progressiva di esclusioni da interferenze “esterne”.

Questa forma di pensiero necessita di generare continuamente nemici da escludere perché è il nemico è l’unico coagulante simbolico capace di tenerla unita, essendo la sua frammentazione interna non solo ignorata, ma perfino aumentata dalle politiche di tagli al welfare ed eliminazione della redistribuzione.

Il pensiero è estremamente lineare e semplice, e in questo consiste la sua enorme presa politica e mediatica, ma è proprio la sua semplicità a renderlo sul medio periodo insostenibile.

La libertà negativa trasformata in comunità per pura esclusione, non ha progetti per il futuro, non contiene alcuna indicazione fondante su cosa unisca fra loro gli individui, non produce quindi reali legami economici, affettivi, collaborativi al suo interno.

Sarebbe semplice demolirne i presupposti ideologici e pratici, se non fosse che chi si oppone a questa visione, ne adotta una di speculare: l’opposizione infatti si limita a contesta la chiusura a migranti, omosessuali, ecc sostenendo che la comunità debba includere tutti, ma in che modo, a quali condizioni, e con quali diritti e dover reciproci non può teorizzarlo, perché significherebbe porre nuovi limiti ed esclusioni, cioè uscire da una definizione a sua volta negativa (nessuna esclusione!!) per progettarne una positiva, che è contraria all’antropologia neoliberale che condivide con l’avversario politico.

Stretti fra queste due incudini, noi comunitaristi abbiamo il compito impellente di far pulizia teorica e pratica di ogni forma di pensiero neoliberale (tanto di destra quanto di sinistra) corrompa l’idea di comunità, e di cominciare a lavorare partendo da questa domanda:

come realizzare una comunità che sia nel contempo economicamente sostenibile, includente e basata su solidi diritti-doveri reciproci?

Federico Leo Renzi

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