COSTITUZIONE E FUTURO

COSTITUZIONE E FUTURO

Prendi una piccola rappresentanza del genere umano (definiscila con a. b. c. d. per comodità), verifica la presenza nei gruppi della volontà servile, anche se s’accompagna ad obiettivi d’arricchimento o di valorizzazione personale non ha importanza, scegli provvisoriamente chi fra di loro ti sembra più versato ad applicare tutto e subito, indìci le elezioni, sono tutti uguali, ma ne scegli uno a cui dare un aiutino, magari con l’uso della chiesa, ancora rancorosa per la perdita del potere temporale e il gioco è fatto.
Si chiama, o meglio, la chiamano democrazia.
Col tempo a. si “consuma”, o meglio consuma il paese per favorire noi, classe dominante e le proprie clientele.

Ecco pronto b. a sostituirla.

Ma anche b. si consuma e si passa a c.

Esaurito anche d. intervengono le variazioni sul tema: c. e d. insieme, poi separati, poi insieme, poi separati perché “basta coi matusalemme”, servono servi nuovi per essere credibili.
Intanto accade ciò che avevi previsto all’inizio, la gente a furia d’essere chiamata a giocare il ruolo della comparsa non gioca più: i tuoi rappresentanti sono eletti col 15% dei suffragi e gli altri passano il loro turno in panchina, sono la riserva e l’illusione pluralista insieme.
Qualcuno capisce ed osserva che il potere non è legittimo, ma sono ancora una minoranza, gli altri si arrabattano pensando che un’altra lettera tutta nuova avrebbe compiuto il miracolo: magari d + x., oppure x da solo avrebbe potuto…

“E’ così che, schematicamente, noi popolo senza arte né parte se non quella affidataci surrettiziamente, alla fine ci ritroviamo ad osservare il dittatore di turno, magari cercando di capire se è più destro o più “sinistro”, senza accorgerci che quella che hanno chiamato democrazia è un imbroglio neanche troppo raffinato. I migliori fra di noi, quelli che hanno capito e non intendono più prestarsi alla finzione perversa in atto, si richiamano alla Costituzione e si arrabattano per imporne il rispetto.”

Tutto bene e tutto previsto, puoi continuare a spogliare degli ultimi scampoli di vita degna la maggioranza dei produttori della ricchezza che ti garantiscono da sempre agi e potere.
E’ così che, schematicamente, noi popolo senza arte né parte se non quella affidataci surrettiziamente, alla fine ci ritroviamo ad osservare il dittatore di turno, magari cercando di capire se è più destro o più “sinistro”, senza accorgerci che quella che hanno chiamato democrazia è un imbroglio neanche troppo raffinato.
I migliori fra di noi, quelli che hanno capito e non intendono più prestarsi alla finzione perversa in atto, si richiamano alla Costituzione e si arrabattano per imporne il rispetto.
Come spesso succede aprendo un nuovo fronte, le scorie di scarto del gioco principale, per non far nomi ad es. D’Alema, Vendola, Civati, ecc. s’inseriscono contando sulla memoria collettiva breve, quasi non fossero stati parte diligente dell’indegna finzione.
Su tutto campeggia un interrogativo senza risposta: se le migliori condizioni per imporre il rispetto della Costituzione c’erano nel momento della sua approvazione, con un movimento partigiano ancora attivo e combattivo e se ciò non è valso ad imporne il rispetto allora, cosa può determinare oggi, il successo di questa battaglia?
Non uno solo degli istituti costituzionalmente concepiti ed attuati può dirsi estraneo alla corruzione dei principi costituzionali; non lo può la Presidenza della Repubblica passata dalla gestione CIA di Cossiga a quella simil monarchica di Napolitano.

“E’ per questa ragione che qualsiasi appello all’unità per imporre il rispetto della Costituzione, per essere percepito e fatto proprio da chi giustamente guarda con disprezzo alla finzione democratica rifiutandosi di accorrere alle urne ulteriormente per avallarla, occorre riempire di contenuti programmatici reali quelli che ancora appaiono a molti come richiami di principio senza gambe per essere attuati. Giustamente, nessuno più è disposto a delegare a nessuno la scelta dei modi concreti per applicare la Costituzione.”

E neppure lo può la Corte costituzionale ben lontana da una presa di posizione netta ed inequivocabile sullo scempio attuale.
Anche la massima espressione (nei racconti) della democrazia, il Parlamento, per la sua stessa configurazione, negli ultimi decenni ha il carattere inequivocabile di un’accozzaglia di dipendenti benestanti col compito di passacarte della borghesia.
E’ evidente che, di fronte a tutto questo pensare di ricorrere puramente e semplicemente a strumenti che, grazie all’uso distorto di sempre sono percepiti come una presa in giro rispetto a qualsiasi prospettiva di cambiamento in senso costituzionale, come minimo apre la strada ad una parcellizzazione del malcontento appena mitigata dalla presenza di una pattuglia che predica senza essere compresa.
E’ per questa ragione che qualsiasi appello all’unità per imporre il rispetto della Costituzione, per essere percepito e fatto proprio da chi giustamente guarda con disprezzo alla finzione democratica rifiutandosi di accorrere alle urne ulteriormente per avallarla, occorre riempire di contenuti programmatici reali quelli che ancora appaiono a molti come richiami di principio senza gambe per essere attuati.
Giustamente, nessuno più è disposto a delegare a nessuno la scelta dei modi concreti per applicare la Costituzione.

Costituzione Italiana Art. 3
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Non basta più richiamare un articolo, occorre dire come e con quali misure s’intende applicarlo.

Solo così la Costituzione può trasformarsi nell’elemento unificante di una battaglia che si deve fare.
Sul piano organizzativo, poi, occorre tener conto che si tratta di una lotta che si attua nell’ambito di un paese gestito da una forma di potere incostituzionale che non può essere esorcizzata semplicemente pensando che il nemico si penta e rientri nella legalità.

Non sarà così, è bene saperlo.

G Angelo Billia

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  • fabio painnet blade

    La termodinamica insegna che il mondo è un sistema in costante dissipazione e conseguente degrado,
    la democrazia un acceleratore efficace di questo processo.

    • Tristissima verità Fabio, la democrazia sembra tendere ad allontanarci dall’interesse comune nel nome degli interessi della maggioranza.