Cristina Papanikas: L’isola accoglie soltanto artisti con un “nome” che arriva dall’altrove.

Cristina Papanikas: L’isola accoglie soltanto artisti con un “nome” che arriva dall’altrove.

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“Non pongo limiti ai miei mezzi espressivi e non voglio autodefinirmi pittrice, scultrice né tantomeno artista. Poter agire e creare in piena libertà è per me la conquista più grande… parlo volutamente ed impropriamente di “conquista” perché tale libertà (che credo fermamente dovrebbe essere lo stato naturale dell’individuo) ha invece un enorme peso.”

Appena tornato da cagliari, 600 km per questa intervista in esclusiva che propongo allo zoccolo duro, ormai fidelizzato da tempo memorabile, praticamente 200 km a domanda, buona lettura:

Cristina Papanikas, dalla pittura sei passata alla scultura, come mai questa scelta?
Più che un passaggio dalla pittura alla scultura il mio è un percorso in continuo divenire.

Un percorso fatto di tappe e ad ogni tappa mi fermo, esploro, indago ed approfondisco.

Un lavoro di ricerca costante di cui ho necessità.

Non pongo limiti ai miei mezzi espressivi e non voglio autodefinirmi pittrice, scultrice né tantomeno artista.
Poter agire e creare in piena libertà è per me la conquista più grande… parlo volutamente ed impropriamente di “conquista” perché tale libertà (che credo fermamente dovrebbe essere lo stato naturale dell’individuo) ha invece un enorme peso.

Vivere di arte è un lusso.

Una lotta quotidiana in cui, oltre alla passione, occorrono dedizione, costanza e tanto coraggio.

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“Una terra che amo e che è spesso fonte di ispirazione per i miei lavori, una terra che è pronta ad accoglierti con entusiasmo nei propri spazi espositivi solo se “ti sei fatto un nome” da qualche altra parte, poco importa dove, purché altrove. Penso che il proprio territorio di appartenenza dovrebbe, al contrario, essere il luogo della formazione primaria, quello in cui far crescere giovani artisti investendo sul potenziale.”

A cosa ti riferisci esattamente quando parli di coraggio?

Il coraggio di imbattersi col “sistema dell’arte”, ad esempio, specialmente nel territorio in cui vivo, la Sardegna.

Una terra che amo e che è spesso fonte di ispirazione per i miei lavori, una terra che è pronta ad accoglierti con entusiasmo nei propri spazi espositivi solo se “ti sei fatto un nome” da qualche altra parte, poco importa dove, purché altrove. 
Penso che il proprio territorio di appartenenza dovrebbe, al contrario, essere il luogo della formazione primaria, quello in cui far crescere giovani artisti investendo sul potenziale.

Accade invece troppo spesso che si abbia paura di correre il rischio….meglio demandare a qualcun altro…tanto c’è chi si prenderà prima o poi tale responsabilità…
Il sistema non ti vuole in “potenza” ma in “atto”, meglio ancora se in “atto puro”.

Di coraggio si parla anche nei miei ultimi lavori, quelli che stanno segnando il mio attuale interesse verso la scultura, sono ometti costruiti con fil di ferro, carta e colla, materiali semplici, e che rappresentano il mio piccolo esercito coraggioso, guerrieri senza armatura che lottano con la sola forza dell’intelletto, la più prorompente.

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“Mi piace sfruttare più che posso il tempo e la mattina è uno dei miei momenti preferiti, mi piace alzarmi quando fuori c’è ancora buio, mi fa sentire attiva e lucida nell’osservazione dei lavori terminati la sera precedente.”

A che ora ti alzi la mattina?
Puntualmente alle 6:10.

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“Meglio lasciar sedimentare lavori e mente per una notte e l’indomani si ricomincia. È fondamentale una pratica costante.”

E perché così presto?
Mi piace sfruttare più che posso il tempo e la mattina è uno dei miei momenti preferiti, mi piace alzarmi quando fuori c’è ancora buio, mi fa sentire attiva e lucida nell’osservazione dei lavori terminati la sera precedente.

È il momento in cui posso essere più obbiettiva con me stessa.

A fine giornata, infatti, le idee ed i progetti portati avanti son stati tanti, sarebbe inutile il tentativo di un’analisi critica costruttiva.

Meglio lasciar sedimentare lavori e mente per una notte e l’indomani si ricomincia.

È fondamentale una pratica costante.

Mario Pischedda

 

 

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