DATEMI IL NULLA

Come i pittori interpretano lo spazio astratto,
io interpreto il tempo astratto”

Nam June Paik

Praticamente sedici anni di silenzio. Un tempo infinito rispetto alle logiche mainstream. Questo è quello che ci separa dall’album omonimo del “maiale”: un tempo infinito dove poi, pure noi, cosa abbiamo fatto? Ci siamo riempiti la vita di niente. Cani di Pavlov. Cerbiatti davanti ai fanali. Il niente che riempie il quotidiano, realtà e opinioni condizionate dietro uno ad schermo retroilluminato. “Non si sa dove mettersi” è l’ultimo album dei Fluxus, un album senza compromessi, come si direbbe in altri tempi. Anche perché siamo già compromessi.

Registrato in presa diretta, una produzione basata solo su un crowdfunding online lanciato in maniera quasi discreta nella tarda primavera scorsa e un numero limitato di vinili in cambio. Un album che descrive i nostri tempi, il nulla in cui navighiamo a vista, dove scambiamo i nostri dati personali a chissà chi in cambio del gratis immediato. Un quotidiano ludico e sovraesposto, vittime degli influencers, “servi dei selfie dei selfie dei servi”. Una sindrome di Stoccolma che, ad averne coscienza, il post su Facebook sarebbe già pronto.

Comunque. Mettetemi un like almeno eh.

Il “Vogliamo tutto” di Balestrini si è impersonificato in questo, “l’avere il potere” di credere di avere il potere. Non esiste più la lotta di classe nella società dell’immagine, ti spacco il culo a colpi di followers. Tutto qua.

Tutto da rifare?

Può essere, le facce del paese hanno cambiato canale. Ma è questa la realtà in cui viviamo. Il nemico è invisibile se guardi solo uno schermo di un dio che distrugge la ragione. Dammi qualcosa, dimmi qualcosa, prescrivimi qualcosa.

Sono un povero coglione solo perché non mi piace?

Siamo animali, legati alla loro sedia, che vomitano la propria bile. Perché la tecnologia non garantisce la ragione. La simultaneità del creare contenuti su internet ci rende il centro di noi stessi, parte di un mondo che non viviamo.
Il gruppo torinese non ci dà risposte, descrive quello che siamo.

Eravamo già indietro, già lo sapevamo. Però c’è piaciuto.

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