Dejà vu!

Dejà vu!

Tant’è, a dispetto del moderno post ideologico, quando si giunge al dunque la cura è sempre la stessa.
La protesta non si piega?

Al golpe! Al golpe!

E, tanto per farsi capire costringe i nemici liceali in ginocchio, mani sulla nuca, sotto l’attenta sorveglianza di armati che si sono impratichiti massacrando popoli interi per… difendere la patria.

Dopo aver esaurito i collaboratori arabi disponibili alla strage (ci vuol tempo per formare degli assassini, anche per servizi super pratici come quelli francesi), e constatato che proprio non la vogliono capire, i gilet gialli, che in fondo qualche vittima “sparata” farebbe gioco, ecco partire la grancassa delle non meglio precisate armi sequestrate in casa di qualche manifestante.
Per soprammercato “probatorio” giunge il messaggio giornalistico che qualcuno ha visto, nei pressi dell’arco di trionfo, due manifestanti, dico due, di nazionalità straniera.


In queste situazioni, quando l’asticella della sopportazione è esaurita e il nemico manifesta l’intenzione d’andare fino in fondo costi quel che costi, l’esperienza e il buon senso dovrebbero condurre ad un’unica conclusione: attrezzarsi politicamente ed organizzativamente per contrastare il nemico al suo livello, se non altro si parte in parità psicologica.

G Angelo Billia

 

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